Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

lunedì 17 febbraio 2020

Il giovedì grasso

La zuba louva, un antico nome dialettale
ricerca di Claudio Mercatali



Pieter Bruegel il Vecchio
(1525c.a. - 1569)
Lotta fra il Carnevale 
e la Quaresima, dettaglio.


Il Mercoledì delle ceneri per la Chiesa cattolica è l'inizio della Quaresima. In questo giorno il celebrante spargeva un po’ di cenere sulla fronte del fedele, ricavata bruciando i rami d'ulivo benedetti nella Domenica delle palme dell'anno prima,  e ricordava che: Memento homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris  (Genesi, 3,19) ossia «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai».

A tutto questo è collegato il significato di “Martedì grasso” che è il giorno prima delle Ceneri e dunque l’ultimo in cui si poteva mangiare quel che si voleva. Anche la parola Carnevale c’entra perché è la forma sincopata del latino carnem vale, ossia carne addio. 





Invece l’ultimo giovedì prima della Quaresima è il “Giovedì grasso”, giorno in cui a Venezia un acrobata scendeva dal campanile di San Marco lungo una fune, vestito da angelo. Il Giovedì Grasso e il Martedì Grasso si chiamano appunto “grassi” perché in questi giorni si mangiava in abbondanza. In Toscana il Giovedì Grasso si chiama  Berlingaccio, una parola di origine remota, forse addirittura longobarda.

Qui da noi a Marradi si chiama Zuba Louva, un termine che richiede qualche spiegazione: Zuba significa giovedì, ed è femminile e louv nel nostro dialetto è il lupo. Dunque sarebbe come dire il giovedì in cui ci si può allupare, rimpinzare, vivere da leoni.

 


Secondo il Codice di Diritto canonico (can.1249-1253) i cattolici sono tenuti al digiuno ecclesiastico e all'astinenza dalle carni due volte l'anno: il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo. L'obbligo del digiuno va dai 18 anni compiuti ai 60 anni incominciati. 

 La Regola permette un solo pasto e un po' di cibo al mattino e alla sera, attenendosi, per la quantità e la qualità, alle consuetudini locali approvate. I parroci possono, per giusta causa, dispensare i singoli fedeli o le famiglie o commutarlo in altre opere pie.

Tuttavia "per legge divina, tutti i fedeli sono tenuti a fare penitenza, ciascuno a proprio modo" (can. 1249 del Codice di Diritto Canonico), specialmente nella Quaresima.


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