Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

sabato 14 dicembre 2019

Vecchia cara Porrettana

La linea "sorella" 
della Faentina
nel ricordo di Claudio Mercatali


Nel 1981 e negli anni seguenti abitavo a Casalecchio di Reno, un comune vicino a Bologna, dalla parte di Modena.
Per me professore supplente era quindi comodo accettare le nomine delle Scuole Medie di quella zona, specialmente nella valle del Reno fino a Porretta Terme. Così conobbi la Porrettana, la linea ferroviaria che passa appunto da Casalecchio e dopo molte peripezìe arriva a Pistoia e a Firenze.
In ottobre da insegnante precario quale ero allora aspettavo con impazienza che qualche scuola mi chiamasse o che il Provveditorato di Bologna mi desse un incarico annuale da quelle parti. Questo appunto successe nel 1983 e così cominciò per un anno la mia vita da pendolare sulla Porrettana.


La scuola era a Camugnano, a 40 Km circa da casa e dunque dovevo prendere il treno a Casalecchio, risalire la valle fino a Riòla di Vergato, dove avevo lasciato un’ auto per salire a Camugnano, che è a sei o sette chilometri, nel fianco di una montagna.






Il pittore Giorgio Morandi pensa,
guardando i modelli per le sue nature morte.

Posti scomodi, remoti, ma anche molto belli, specialmente al mattino presto. Chi ha avuto la ventura di frequentarli può forse capire meglio i colori tenui e fugaci dei quadri di Giorgio Morandi, nativo di Grizzana, un paese lì vicino. A Campòlo, una borgata che se non ci fosse bisognerebbe inventarla, si svolgeva un tradizionale carnevale, allegro e malinconico nello stesso tempo, che si può vedere in un filmato you tube del 1976 (vedi in fondo) …


La partenza era alle 5.40 dalla stazione di Casalecchio di Reno.
Prima arrivava il treno da Porretta, pieno di pendolari diretti a Bologna e dopo il nostro, che partiva dalla Stazione Centrale, girava dalla parte della pianura fino a Borgo Panigale e poi arrivava sferragliando.



 
 
Al contrario della Faentina, che conoscevo bene, la Porrettana è una linea elettrica e le Littorine avevano il pantografo sul tetto, cioè l’attrezzo che striscia sui cavi della linea. D’inverno al buio del primo mattino dal finestrino si vedeva lo scintillìo delle scariche elettriche, quando i fili della linea erano ghiacciati.


Sasso Marconi, Vergato, Carbona, Riola di Vergato … eccomi arrivato.

Poi per 34 anni ho fatto il professore alle scuole superiori di Borgo S.Lorenzo, accanito pendolare della Faentina.

Però d’inverno da Panicaglia, quando vedevo innevata la vetta del Corno alle Scale, vicino a Porretta, riconoscevo le Balze dell’Ora (del vento del nord) che parevano vicine, viste dalla finestra della scuola di Camugnano.




La ferrovia Porrettana collega Bologna e Firenze passando da Pistoia ed è lunga 99 Km. E’ la più vecchia ferrovia di valico dell’ appennino, inaugurata il 2 novembre 1864 da Vittorio Emanuele II, trent’ anni prima della Faentina.




E' opera dell’ ing. Jean Louis Protche, con 47 gallerie e 35 ponti e viadotti. Il tratto più difficile fu da Pracchia a Pistoia, dove in 26km ci sono 550m di dislivello.

Pracchia ha una stazione grande, per le manovre, proprio come Marradi.

 
Riola di Vergato,
la mia stazione d'arrivo

Ecco, basta così. La storia della Porrettana ora non interessa, perché è anche su internet, in tanti siti. Ora interessa un capitolo del libro di Panconesi Colliva Franchini con il titolo Cara Porrettana, che descrive un viaggio da Pistoia a Bologna su questa linea.



Leggendo il libro di Panconesi Colliva, Franchini, dal quale sono state prese queste illustrazioni si capisce che dal punto di vista tecnico non è esatto dire che la Porrettana è la linea "sorella" della Faentina.

Questa ferrovia fu inaugurata nel 1864, trent'anni prima della Faentina e in questo lasso di tempo i progressi nelle costruzioni ferroviarie furono tanti.

 


Per esempio nella Faentina non ci sono i binari di salvamento. Che cosa sono? Si tratta di tronchi morti, in salita nel fianco della montagna, dove un ferroviere in attesa del treno faceva deviare il convoglio nel caso che i freni avessero ceduto, nel tratto da Pracchia a Pistoia.




Lo stesso binario percorso al
contrario serviva da rincorsa, nel caso che il convoglio non ce l'avesse fatta ad arrivare in cima al Passo di Porretta e fosse stato costretto a retrocedere. Due situazioni un po' inquietanti per noi oggi, ma allora le cose andavano così …


 
Per approfondire: 

Filmato you tube del carnevale di Campolo 1976 recuperato da una vecchia pellicola.
Panconesi, Colliva, Franchini, Cara Porrettana, pgg 192, Editrice Ponte Nuovo, Bologna, dal quale le schede dell’ articolo sono state estratte.


 
 
 

sabato 7 dicembre 2019

La Ferrovia Faentina descritta da un appassionato

Da I Treni oggi, rivista  di storia,
attualità e modellismo
Un articolo di Adriano Betti Carboncini

  

Il 24 aprile 1893 fu inaugurata le linea ferroviaria da Firenze a Faenza. Nei giorni precedenti erano finiti i collaudi nell’ultimo tratto, quello più difficile da costruire, da Borgo San Lorenzo a Marradi, e tutto era risultato regolare. Entrò così in esercizio un moderno collegamento fra l’Italia Settentrionale e Centrale, che si affiancava alla linea Porrettana, ormai insufficiente. La Faentina rimase l’unico collegamento moderno fino agli anni Trenta, quando entrò in funzione la Direttissima Bologna – Firenze.

Queste sono tutte cose note e quindi andiamo avanti. Quante se ne sono dette sulla Faentina? E’ nata vecchia, ha un solo binario, ha un tracciato torto, pende troppo, ci sono dei raggi di curvatura stretti vicino a Crespino, è un ramo secco, ma anche: ha un fascino particolare, e per quanto antica è un collegamento agile dalla Romagna alla Toscana, è piacevole da percorrere con i treni moderni, non è un ramo secco.




Nel blog ci sono diversi articoli che illustrano le due “scuole di pensiero” e chi vuole ampliare può cliccare nel tematico e cercarli. 

Ora interessa una accurata ricerca di Adriano Betti Carboncini, edita nella rivista I Treni Oggi del giugno 1985, che riporta la storia in dettaglio, illustrata da belle fotografie che poi furono usate anche da Giuseppe Tarabusi nel suo libro Marradi com’era, insostituibile punto di partenza per chi vuole scrivere qualcosa sul nostro territorio. Dunque leggiamo:






lunedì 2 dicembre 2019

I sonetti in dialetto marradese

Sul periodico “Il Marciapiede”
Ricerca di Claudio Mercatali
  

Il Marciapiede era un foglio mensile che trattava argomenti di varia attualità relativi a Marradi. Era stampato nella Tipografia di Cultura Liberale, in via Nazionale a Firenze, e il responsabile era Torquato Paoletti, titolare della tipografia. Oggi, e anche allora, un foglio a stampa non può essere anonimo, perché serve un referente per le lodi, le critiche ed eventualmente le denunce.
In effetti Il Marciapiede era frizzante nel commentare la vita di paese e i suoi personaggi ed è facile immaginare che avesse degli estimatori ma anche dei detrattori. Per questo nella testata ci sono solo gli pseudonimi dei fondatori e dei curatori.






Direzione: via dell’Oriolo 45, Firenze, Redazione: Bertoldino, Amministrazione: Cacasenno, Caffè Appennino, Marradi.

Siccome Marradi non è New York, si sa anche che il vero animatore de Il marciapiede era il giornalista Anacleto Francini (via dell’ Oriolo 45 è un suo recapito) e la vera Direzione era nel Caffè Appennino, in via Talenti, a Marradi, dove si riuniva la combriccola di Francini e dei suoi amici.

Anticlericale, un po’ boccaccesco, irriverente nei confronti di chiunque, di ambito socialista, questo giornaletto durò poco e attirò subito le critiche dei cattolici, come si può leggere qui accanto.

L'articolo è anonimo, ma da altri articoli dello stesso stile e tenore si può presumere che sia stato scritto dall' arciprete Luigi Montuschi. Il motivo della poca simpatia mostrata dai cattolici risulterà più chiara leggendo i sonetti in dialetto che sono qui sotto, di certo irriverenti nei confronti della Bibbia.




I sonetti che seguono sono dell’ autunno 1906 e sono in schietto dialetto marradese. Leggiamo:










Clicca sulle immagini
per avere
una comoda lettura







Fonte: Documenti dell'Archivio personale di Francesco Cappelli