Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

domenica 3 novembre 2024

I Marradesi nella Grande Guerra

La strage dei giovani
mandati a morire

Ricerca di Claudio Mercatali

Bacheca nell'atrio 
del Municipio di Marradi


Quella di oggi è una ricerca triste perché tratta dei costi umani della Prima Guerra Mondiale a Marradi. Il bilancio dei caduti è noto: 296 giovani, con il nome scolpito nel Monumento di via Dino Campana. Sessanta di loro, quelli della parrocchia di San Lorenzo sono anche nel Campanone, scolpiti nel bronzo di un cannone austriaco usato per fondere la campana che batte il mezzogiorno qui in paese.


Un’altra trentina morirono nei mesi seguenti la fine della guerra per le ferite riportate, e per questo il numero dei caduti è di circa 324 ma non è definitivo, perché è difficile (e anche inutile) stabilire esattamente le cause delle morti.





Nomi scolpiti nella roccia, impressi nel bronzo, di persone celebrate come veri patrioti, ma in realtà morti massacrati in una guerra senza senso. Negli anni seguenti questa carneficina venne idealizzata soprattutto per giustificarla e piano piano questa strategia ebbe successo.


Adunata in via Umberto I (oggi via Castelnaudary) di fronte alle scuole elementari.



Molte delle 324 famiglie che avevano avuto il lutto in casa ed erano rimaste segnate da questa tragedia se ne fecero una ragione e furono orgogliose dei loro cari. Oggi la storia ha rimesso le cose a posto: la Prima Guerra Mondiale non risolse nessuno dei problemi per i quali era stata combattuta e anzi ne generò degli altri che portarono al secondo conflitto mondiale, che fu peggio ancora.

Ma furono “solo” 324 le famiglie marradesi rovinate dalla guerra? Ai nostri tempi le persone vittime dei conflitti si contano diversamente:


Schieramento di fianco all' ex Ospedale San Francesco, nel Foro Boario (oggi qui ci sono i Giardini del Monumento).


Le statistiche hanno dimostrato che in tutte le guerre ad un certo numero di caduti corrisponde un numero doppio di invalidi, mutilati o inabili per postumi perenni di ferite e dunque qui in paese ci furono almeno 600 giovani che portarono nel corpo le conseguenze di quello che avevano vissuto.






In ogni guerra molti reduci sono fisicamente integri ma segnati dal punto di vista neurologico per quello che hanno subìto. All’ epoca queste patologie non vennero rilevate ma oggi sappiamo che marcano in modo indelebile le persone. Ce ne siamo accorti dopo la guerra del Vietnam perché tanti reduci sono rimasti segnati da quella esperienza.




Dunque i marradesi che pagarono un prezzo altissimo sulla loro pelle furono circa un migliaio, ai quali si devono aggiungere i morti. Siccome il paese nel 1920 contava circa 10.000 abitanti, questo significa che su tremila arruolati quasi la metà morì o ebbe conseguenze gravi sulla salute.



martedì 1 ottobre 2024

Sette poesie di Olindo Guerrini

La rubrica poetica
del settimanale Il Lamone

ricerca di Claudio mercatali



Olindo Guerrini, (Forlì, 1845 - Bologna, 1916) noto anche con gli pseudonimi di Lorenzo Stecchetti, Argìa Sbolenfi (una zitella insoddisfatta della sua vita sessuale) e altri nomi come Marco Balossardi , Giovanni Dareni , Pulinéra, Bepì e Mercùtio, è stato poeta e scrittore, nonché studioso di letteratura. Diede il meglio di sé nella poesia dialettale e satirica, spesso di tono anticlericale. Le poesie che seguono furono pubblicate nel periodico faentino Il Lamone, che era in aperto contrasto con il settimanale Il Piccolo, organo del Curia di Faenza. Ambedue i fogli erano venduti anche a Marradi, di più Il Piccolo, essendo il nostro un paese in prevalenza cattolico, ma andare a spasso con Il Lamone sotto il braccio faceva fino e dava un non so che di alternativo. Leggiamo:


La neve è un divertimento per i ricchi ma una disgrazia per i poveri. Ridete, ridete voi che siete ricchi, dice Olindo, ma ricordatevi che ...


Il vescovo di Faenza Giovacchino Cantagalli  (giuvachì, come lo chiama Guerrini) stanco degli insulti e delle provocazioni, scomunicò Il Lamone (era peccato leggerlo) e denunciò Olindo. In questo dialogo immaginario Il Lamone parla con il periodico Avvenire (cattolico) e i due si dicono che ...




La zirudèla è una composizione dialettale tipica romagnola ...








Il 20 agosto Il Lamone pubblicò una delle invettive più belle di Olindo, firmata Lorenzo Stecchetti. Lo scenario è il giorno del Giudizio, nel momento in cui tutta l'umanità nuda viene chiamata da Dio nella valle di Giosafatte. Fa gli ignudi c'è anche il vescovo di Faenza:

Come? Colui che già faceva paura ...  Scagliando l'anatema e la minaccia ... Era fatto con questa architettura?



Ancora contro il vescovo di Faenza che l'aveva denunciato per vilipendio ...

La cometa Tempel - Tuttle nel 1899 fu un evento che fece temere la fine del mondo. A detta di Guerrini i preti profittarono della paura della gente e, passato il pericolo, consigliò alle donne di ...

La moglie di Olindo, in gita alla chiesa di San Mamante (nella collina faentina) tornò a casa con una ampolla di olio benedetto, che a detta del parroco leniva i dolori. Olindo invece lo usò per ungere la bicicletta e successe che ...

Senza dubbio i nostri bisnonni si divertirono molto a leggere queste dispute.