Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

giovedì 2 gennaio 2025

Charles Godfrey Leland

L’americano innamorato
della Romagna Toscana


Dal sito tuttatoscana.net
e dal periodico on line Forlì notizie

Le frasi in grassetto sono di C.Mercatali

 

Charles Leland era uno studioso americano che visse per tanto tempo a Firenze e si appassionò al territorio della Romagna Toscana e al Casentino. Scrisse un libro sugli usi e le tradizioni della nostra zona che comincia con questa lapidaria affermazione:

 


C'è nel Nord Italia una zona montagnosa conosciuta come la Romagna Toscana, i cui abitanti parlano una forma grezza di dialetto bolognese.  Questi Romagnoli sono evidentemente una razza molto antica e pare abbiano preservato tradizioni ed usi quasi immutati da un periodo di tempo incredibilmente antico.

Secondo lui nel territorio della Romagna Toscana ci sarebbe memoria di antichi culti pagani, poi diventati stregoneria. Leland scrive:


Tra questa gente la stregheria o stregoneria o, come ho udito chiamarla, "la vecchia religione" esiste ad un grado tale che molti Italiani ne rimarrebbero stupiti. Questa stregheria, o vecchia religione, è qualcosa di più della magia e qualcosa di meno di una fede. Consiste nelle rimanenze di una mitologia di spiriti, i principali dei quali conservano i nomi e gli attributi degli antichi Dei Etruschi come Tinia o Jupiter, Faflon  o Bacco e Teramo (in Etrusco Turms) – o Mercurio. Accanto ad essi continuano ad esistere, nei ricordi di pochi, le Divinità rurali Romane più antiche come Silvanus, Palus, Pan ed i Fauni. A tutti loro vengono tuttora indirizzate - o almeno conservate - le invocazioni o preghiere in grezze forme metriche ...



Fantasie? Di certo qui a Marradi non ci sono tracce di tutto questo. Per saperne di più leggiamo questo articolo di Giovanni Caselli:

 

Charles Godfrey Leland
l’americano che scoprì l’essenza della Romagna toscana.
Articolo di Giovanni Caselli

Charles Godfrey Leland (1824-1903), esperto in religioni comparate e presidente della Gypsy Lore Society recuperò sul finire dell’800, nella Romagna toscana, uno straordinario retaggio di elementi del paganesimo etrusco - romano, inspiegabilmente sopravvissuti nella tradizione popolare vivente. Il fatto straordinario è che ciò non avvenne in regioni remote e marginali della nostra penisola, bensì nel cuore della campagna italiana più evoluta e ricca. É evidente, come appare attraverso il rigoroso ed ineccepibile lavoro del Leland, che nella Romagna toscana e in aree limitrofe della provincie di Firenze ed Arezzo, la “vecchia religione” era sopravvissuta intatta sino ai giorni nostri, a fianco di quella cristiana, relegata de facto in secondo piano e anche a fianco delle superstizioni notoriamente presenti nella cultura popolare. Il bellissimo ed esteso volume del Leland, Etruscan and Roman Remains in Popular Tradition, pubblicato a New York da C. Scribner’s Sons e a Londra da T. F. Unwin nel 1898, riporta in dettaglio credenze e pratiche segrete, raccolte quando queste erano ancora in piena voga, testimoniando la sopravvivenza, nel centro più civile dell’Italia cristiana, non solo di una forte fede in antiche divinità, spiriti, elfi, streghe, incantesimi, sortilegi, profezie, pratiche mediche ‘alternative’, amuleti, ma anche del paganesimo classico.


Quello miracolosamente tramandatoci dal Leland, è un mondo parallelo, celato o negato da benpensanti, che ben lo conoscevano e dal quale traevano forse motivo d’imbarazzo. Una cosa è, infatti, ammettere l’esistenza di stregonerie e superstizioni, peraltro condannate anche in epoca romana, ben altra cosa è ammettere la sopravvivenza del paganesimo ...

Tutte le notizie che avete letto finora sconfinano in fantasie e memorie remote non verificabili e quindi tenetene nel conto che vi pare. Invece quello che segue qui sotto è un complesso di considerazioni di tutto rilievo sul confine linguistico fra il dialetto Tosco e il Romagnolo. Leggiamo:

É interessante notare come il confine naturale fra Romagna e Toscana, ossia il crinale appenninico, che è stato confine politico soltanto fra il VI e l’VIII secolo d. C., costituisca uno dei più forti confini linguistici d’Europa. La catena appenninica che divide le due regioni non costituisce un baluardo naturale tale da giustificare la barriera linguistica che invece vi si osserva. Né le Alpi, né i Pirenei e nemmeno il Caucaso, o il Pamir, hanno segnato confini linguistici coi loro spartiacque; solo in epoca moderna i confini politici sono venuti sempre più ad identificarsi con gli spartiacque, che solo in quanto confini politici sono divenuti col tempo confini linguistici. Come spiegare il fenomeno tosco-romagnolo? Il dialetto romagnolo appartiene all’area linguistica franco - provenzale ed ha il suo confine meridionale sull’Adriatico con il fiume Cesano, in provincia di Pesaro. Questa area linguistica, come tutte le altre dell’Italia attuale, riflette indubbiamente una distribuzione precedente l’unificazione romana della penisola. Il dialetto romagnolo e i vernacoli dell’area limitrofa della Toscana, sono reciprocamente incomprensibili. I vernacoli del versante toscano hanno un preciso e netto confine solo lungo il crinale appenninico fra Pistoia e Cagli, essi sfumano, infatti, gradualmente nel ligure-parmense, nell’umbro o nel laziale altrove.


Questo marcato confine linguistico fu un confine politico militare fra l’Italia Longobarda e quella Bizantina, vale a dire fra la Tuscia, l’Esarcato e la Pentapoli, solo fra il VI e l’VIII secolo; né prima, né dopo fu questa linea geografica un confine politico rilevante. Sia in epoca etrusco - romana che in epoca medievale, la gente poteva traversare, senza remore di sorta, questo crinale in tutta l’area sopra indicata. Resta da spiegare perché un simile divario linguistico non si riscontri neanche su altri confini politici presidiati per secoli da eserciti contrapposti. Un altro rompicapo è causato dal fatto che tradizioni pagane, etrusche e romane e non semplici superstizioni e stregonerie, siano sopravvissute in maniera così evidente, non tanto in Etruria propria, ossia sul versante toscano, ma su quello romagnolo, che oltre ad essere area di cultura “gallica”, ha subito traumatici sovvertimenti genetici e culturali anche a seguito delle invasioni barbariche.

Sul versante toscano e in particolar modo attorno al Monte Falterona e in Casentino, la toponomastica dimostra una continuità culturale ininterrotta sin dal 1000-1200 a.C. Si badi bene, continuità culturale, non genetica. La sostituzione genetica avvenuta in questa area a seguito delle invasioni barbariche non ebbe luogo, evidentemente, in modo traumatico, ma graduale e fu distribuita nel tempo, in modo da consentire la trasmissione dei toponimi e di altri tratti culturali dagli autoctoni agli immigrati. Una così densa concentrazione di toponimi preistorici come si riscontra nell’area del Falterona e del Casentino non ha eguale in altre parti d’Europa.

E allora?

Rimane quindi un mistero come tracce di paganesimo etrusco - romano si siano potute conservare proprio in Romagna, dove già nel VI secolo la popolazione latina era ridotta al 50%, col 40% di Levantini (Siriaci, Armeni, Ebrei, ecc.) e il 10% di Goti, piuttosto che nel Casentino e in Mugello, dove la trasformazione genetica si realizzò in modo lento e culturalmente non traumatico. Potremmo postulare che dal Casentino e dal Mugello, questa tradizione possa essersi diffusa in Romagna, in secoli successivi alle invasioni barbariche, dove sarebbe sopravvissuta, mentre scompariva gradualmente dal versante toscano, più soggetto ad influenze ‘urbane’, almeno in secoli più vicini a noi. Questa è solo una delle possibili spiegazioni di questo fenomeno antropologico di straordinaria singolarità che caratterizza l’area della ricerca del Leland …


Le leggi della superstizione


Superstizione, in latino ‘superstitio’ deriva da ‘superstare’ o “star sopra”; potrebbe interpretarsi come una cosa che è “al di sopra della realtà terrena”, piuttosto che un’ aberrazione della religione. La superstizione è al di sopra ed è quindi inaccessibile; l’etimologia stessa del termine ne spiega quindi il concetto. La pratica della magia, invece, si perde nella notte del Paleolitico ed è basata su due principi senza i quali essa non può sussistere. Il primo principio consiste nel credere che una cosa ne produce un’eguale, ossia, che l’effetto assomiglia alla sua causa; il secondo nel credere che cose che sono state legate continuano ad avere effetto l’una sull’altra anche dopo essere state separate.
Il primo principio è definito “Legge della Similarità”, mentre il secondo “Legge del Contatto o Contagio”. Secondo la Legge della Similarità, il ‘mago’ assume di poter produrre qualsiasi effetto desiderato, imitandolo, mentre secondo la Legge del Contatto egli ritiene che una cosa fatta ad un oggetto avrà ripercussioni sulla persona alla quale l’oggetto apparteneva o che con tale oggetto ha avuto contatto.


Chi era Maddalena Taleni (o Talenti)?

Nel 1888 Leland giunse a Firenze dove avrebbe trascorso il resto della vita. Fu a Firenze che egli incontrò Maddalena Taleni o Zaleni, una cartomante che lavorava nelle retrovie delle città. Questa Maddalena sposò più tardi un certo Lorenzo Bucciatelli, col quale si trasferì negli Stati Uniti. Leland scoprì assai presto che Maddalena era una “strega” e la impiegò quindi come collaboratrice per intraprendere la sua ricerca sulla stregoneria in Italia. Dalle stesse parole del Leland veniamo a sapere che Maddalena era “…una giovane che in Inghilterra sarebbe passata per una zingara, ma nelle cui sembianze, essendo in Italia, si ravvisavano fattezze etrusche…” Maddalena proveniva dalla Romagna toscana, e che apparteneva a una famiglia in cui da generazioni e generazioni nascevano streghe. In una tale famiglia, si sarebbero tramandati, da tempo immemorabile antichi riti, leggende, incantamenti, ricette per filtri magici ecc.

Sin da piccola Maddalena era stata convinta dalla madre, dalla zia e dalla matrigna, di essere una strega. Le erano stati insegnati, nella foresta e lontano da orecchie indiscrete, intonazioni di canti prescritti dalla tradizione. Questi consistevano di incantamenti ed evocazioni degli antichi dei pagani, con nomi di poco mutati, noti allora come folletti, spiriti, fate o lari. Erano questi ultimi i Lares o spiriti domestici degli Etruschi. Maddalena presentò a Leland una certa Marietta, che la assisté poi nella raccolta del materiale etnografico discusso nel suo volume. Nel gennaio 1891, il Leland scrive: “Risulta che Maddalena è stata istruita come strega. Mi disse l’altro giorno che questa “stregheria” è incommensurabile. La sua memoria è inesauribile, ma quando ha bisogno di un particolare, ella consulta qualche altra strega e sempre lo ottiene. Come parte dell’istruzione di una strega vi è l’apprendere infiniti incantamenti, questi, ne sono certo, sono di origine etrusca. Non sono in grado di provarlo, ma credo di possedere più poesia etrusca di quanta ve ne sia nei testi sopravvissuti. Maddalena mi ha scritto circa 200 pagine di questo folclore, incantamenti e altre storie”.

Ancora, in un’altra lettera dell’8 aprile 1891, scritta a un certo Mac Ritchie, Leland fa riferimento alle streghe che lo assistono nella ricerca in questi termini: “…ma ancor più straordinario è il mio manoscritto sulla “Tradizione Toscana e Folclore Fiorentino”. Non solo ho trovato che tutti i nomi degli antichi Dèi etruschi sono ancora noti ai contadini della Romagna toscana, ma c’è di più, sono riuscito a provar ciò in maniera inconfutabile. Un giovane e intelligente contadino e suo padre (di famiglia di streghe) si sono recati, in giorni di mercato, presso tutti i vecchi di parti diverse del paese, non solo raccogliendo le loro testimonianze, ma facendo loro firmare certificati attestanti che il Giove etrusco, il Bacco, ecc. erano a loro noti, assieme a un certo numero di nomi di divinità minori romane ecc.”

 

NOTA    Aradia, o il Vangelo delle Streghe è un libro scritto nel 1899 da Charles Leland. E’ un tentativo di descrivere le credenze e i rituali di una oscura e remota tradizione religiosa stregonesca toscana che secondo Leland era sopravvissuta per secoli. Leland dice di aver ricevuto questo “Vangelo” da una donna di nome Maddalena. La figura centrale di questa religione è la Dea Adalia venuta sulla Terra per insegnare la stregoneria ai contadini perché si opponessero ai signori feudali e alla Chiesa Cattolica Romana.





 

Senza dubbio Leland  rimase affascinato dai paesi della Romagna Toscana, dal territorio e dalla sua gente. Però di certo le suggestioni e le sue fantasie presero il sopravvento sulla realtà. Ecco che cosa ne pensa Eraldo Baldini, scrittore e articolista del periodico on line Forlì Notizie:






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sabato 28 dicembre 2024

Il cielo di dicembre 2024

Lilith, la Luna nera e le sette
stelle invernali più brillanti

Ricerca di Claudio Mercatali


Il bel simbolo della
Luna nera

La Luna può avere diversi colori, reali o di fantasia. C’è una Luna cinerea durante le eclissi, una Luna rossa per diffusione della luce solare e una Luna blu (o Blue moon) che è la seconda luna piena del mese, se ce ne sono due anziché una sola come di norma. C’è anche una immaginaria Luna nera, la seconda Luna nuova in un mese.





Quando sarà la prossima? 
Il 30 dicembre 2024 ci sarà la Luna nuova, la seconda del mese perché la prima è stata il giorno uno. Non è un fatto astronomico ma una semplice circostanza di calendario perché quando la Luna nuova cade all’inizio di un mese c’è tempo per una seconda lunazione alla fine, visto che un mese lunare è di 29,5 giorni. Dunque ogni mese dell’anno può avere due lune nuove, escluso febbraio.



Ogni quanto si ripete? 
Siccome un mese lunare dura 29,5 giorni e un mese solare è più lungo, la Luna ritarda la sua fase di poco più di un giorno ogni mese. Quindi si ripeterà fra 32 mesi, nel giugno 2026. Quella precedente fu 32 mesi fa, nell’aprile 2022 (c’è un articolo nel blog).



Che cosa ce ne importa se non si vede?
Nelle antiche tradizioni ebraiche la Luna Nera si chiamava Lilith, nome di una compagna di Adamo prima di Eva. Anche lei cercò di imporsi ma non ci riuscì, lo maledì e lo lasciò. Il pittore Filippino Lippi agli inizi del Cinquecento la rappresentò nella chiesa di Santa Maria Novella, a Firenze, come un serpente con la testa di donna, avvolto all'albero della Conoscenza del bene e del male mentre offre un frutto ad Adamo, che però stavolta non lo prese. Nei secoli successivi altri pittori raffigurarono Lilith come libidinosa e ammaliatrice in quadri molto belli ma ingiusti nei confronti delle donne e in fondo anche dei serpenti.

E nell'astrologia?
Lilith dilata abbastanza la fantasia degli astrologi, perché secondo loro esprime il modo in cui una persona vive la propria sessualità: “Per i maschi nella Luna Nera c’è la somma di tutte le esperienze angosciose, le insoddisfazioni e le paure ancestrali vissute nei rapporti con l'altro sesso. Per le donne simboleggia invece la forza dell’erotismo congiunto alla dimensione dell’occulto, l'affrancamento dai vincoli e la sfrenatezza degli istinti repressi, è in un certo senso la parte in ombra della psiche femminile, mentre la Luna piena è l'aspetto conscio. Negli oroscopi la Luna Nera esprime il modo in cui una persona vive la propria sessualità e le proprie pulsioni più profonde. “








Adesso lasciamo perdere la passionalità di Lilith, profittiamo del cielo lasciato al buio da lei e cerchiamo le sette stelle più luminose in inverno. Se questa sera il cielo sarà nuvoloso poco importa, l’osservazione si può ripetere nei due o tre giorni successivi, fino alla comparsa del primo spicchio di luna. Le sette stelle che cerchiamo sono tutte nella stessa porzione di cielo, ai vertici di due asterismi importanti: il Triangolo Invernale e l’Esagono Invernale.

SIRIO
Sirio del Cane Maggiore è la stella più brillante. Dista circa 8,6 anni luce dal Sistema Solare, il che la rende una delle stelle più vicine a noi.
PROCIONE
Procione del Cane Minore dista 11,5 anni luce. È l’ottava stella più luminosa.
POLLUCE
Polluce è una stella gigante color giallo arancio distante 34 anni luce, compagna di Castore nella costellazione dei Gemelli.
CAPELLA
Capella dell’Auriga la sesta stella più brillante. E’ a soli 43 anni luce dal Sistema Solare. È relativamente semplice da individuare: si trova al vertice superiore dell’Esagono Invernale.
ALDEBARAN
Aldebaran del Toro, a 65 anni luce, è arancione, facile da individuare vicino all’ ammasso delle Pleiadi. Ormai è certo che ha un pianeta gassoso, come Giove ma più grande.
RIGEL
Rigel di Orione è una supergigante blu a circa 860 anni luce. E’ classificata come Beta Orionis, cioè la seconda per luminosità di Orione ma è di solito più luminosa di Betelgeuse.
BETELGEUSE
Betelgeuse di Orione è una delle stelle più grandi visibili ad occhio nudo, la seconda di questa costellazione per luminosità. E’ una supergigante rossa, molto vecchia.



Per ampliare
6 aprile 2022 Il cielo di Aprile
24 agosto 2023 La luna blu



venerdì 6 dicembre 2024

Le costellazioni di Eridano e della Fenice

Una difficile ricerca 
nel cielo d’inverno

Ricerca di Claudio Mercatali



Nella volta celeste ci sono costellazioni visibili dall’emisfero nord (il nostro) e costellazioni visibili a sud dell’equatore. Adesso siamo al limite dei due emisferi, ma già nell’emisfero sud. Perciò stiamo cercando delle stelle molto basse sull’orizzonte, che si vedrebbero più alte e quindi meglio nei cieli del Sahara o ancora più a sud.

Eridano

Questa costellazione è una lunga sequenza di stelline che disegnano una figura sinuosa poco appariscente. L’Eridano per i Greci era un fiume mitico che poi fu identificato con il Po, ma anche con il Rodano e il Nilo. Qui cadde Fetonte, fulminato da Giove perché non sapeva guidare il carro del Sole.

Per arrivare a Eridano conviene partire da Rigel di Orione, una bella stella bianca e brillante facile da trovare. Lì accanto c’è Beta Eridani, una stellina che marca l' Inizio del fiume, poi serpeggiando lungo il “corso” si arriva alla stella Acamar (Teta di Eridano), una stella di media magnitudine a 161 anni luce da noi. Il suo nome deriva dall’arabo e significa La fine del fiume. E’ già nell’ emisfero australe ed è bassa sull’orizzonte. Acamar è una binaria formata da un astro bianco – giallo abbinato ad un altro simile, ma appare come una stella unica. Gli appassionati di fantascienza sanno che attorno alla stella Keid (omicron Eri) orbita il pianeta Vulcan, dove è nato il dr.Spock dei telefilm di Star Trek.

La Fenice

L’ araba Fenice era un uccello che poteva rinascere dalle sue ceneri. Il mito è egizio e dice che la Fenice, dopo 500 anni di vita, faceva il suo ultimo nido in cima a una palma, con tanti legnetti di sandalo e con la resina dell’arbusto della mirra. Poi si lasciava bruciare dal Sole e dal fuoco di questi due legni odorosi, ma risorgeva dopo qualche giorno. 

Il mito passò nella nostra cultura nel Settecento con la nota frase di Metastasio “L’Araba Fenice che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa” per indicare una cosa in cui molti credono ma che nessuno ha mai visto. Metastasio con queste parole esprimeva un giudizio sugli amanti, come si può leggere qui accanto. 
La stella più brillante della costellazione è Ankaa (Alfa della Fenice). E’ di media magnitudine e forse si vede se il cielo è terso, molto bassa sull’orizzonte. Il nome è arabo e da noi è nota come Testa della Fenice. Il periodo migliore per cercarla è il mese di dicembre. E’ una gigante arancione, rarefatta, con una massa 2,5 volte quella del Sole e un raggio 13 volte superiore. Si stima che sia ancora nella fase di combustione dell’elio ma va verso la vecchiaia. Alla fine di questa fase scaglierà nello spazio il suo strato esterno e poi si comprimerà per diventare una nana bianca in modo molto progressivo.

Come si fa a cercare nel cielo del nostro Appennino queste costellazioni così basse sull’ orizzonte?

Conviene partire da Beta Eridani, la stellina vicina a Rigel di Orione di cui abbiamo detto prima e scendere serpeggiando verso Acamar. A quella altezza sull’ orizzonte c’è Ankaa della Fenice.

Le notti più favorevoli sono a metà dicembre, a mezzanotte, perché Orione raggiunge il culmine. Però la ricerca è difficile, anche perché in questa parte del cielo non ci sono stelle di prima grandezza da usare come di riferimento. Acamar e Ankaa sono le uniche due evidenti a occhio nudo mentre il resto è un puntinato di stelle minime. Siamo proprio al limite di visibilità e in caso di difficoltà ricordatevi che cosa disse Metastasio a proposito della Fenice. Affinché il nostro girovagare notturno non sia vano teniamo conto che il 13 - 14 dicembre di ogni anno (ma anche nelle notti successive) arrivano le Geminidi, uno sciame di stelle cadenti simile a quello estivo della notte di San Lorenzo. 

C’è da meravigliarsi? 
Non tanto perché il nostro cielo con le sue costellazioni è uno dei tanti possibili. Chi vive in Argentina non sa che cos’è la Stella Polare, non vede l’Orsa Maggiore, Cassiopea ecc. Non cerca il nord ma la Croce del Sud. In compenso non avrebbe nessuna difficoltà a vedere La Fenice. Dunque anche l’astronomia visuale è una questione di punti di vista.