Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

lunedì 1 luglio 2013

L'osteria di Angiolo Cappelli

Nei ricordi delle figliEde e Giovanna.
di Luisa Calderoni





L’osteria di Angiolo Cappelli, prima della guerra che la distrusse in gran parte, si trovava in Via Celestino Bianchi, proprio sotto la dimora familiare. Angiolo lavorava in Ferrovia, in Romagna, come " Guardia merci", ma nel 1933, utilizzando l'esborso di fine lavoro e parte della dote della moglie, decise aprire un'osteria.


Angiolo Cappelli e la futura moglie Maria Antonia Bassetti (1911)
La licenza era infatti intestata alla moglie Maria Antonia come risulta dai seguenti documenti custoditi nell'Archivio Storico del Comune di Marradi.











 











































 Angiolo Cappelli (il secondo da sinistra) davanti alla sua osteria in via C.Bianchi.

La licenza concessa a Maria Antonia Bassetti in Cappelli permetteva, secondo i ricordi di Ede e Giovanna, la mescita di Vin Santo, Vermouth, China Martini e vino rosso. Angiolo continuò ad esercitare questa attività in via Celestino Bianchi anche dopo la precoce morte della moglie.
L’osteria, composta da due stanze, una sul davanti e l’altra dietro, era decorosa ed elegante. Scarsi sono i ricordi delle due sorelle circa l’aspetto della prima stanza, ma ricordano con accuratezza la seconda sala.


Un quartino e un quintino salvati tra le macerie




Una sedia e un panchetto salvati dalle distruzioni

Le pareti della stanza sul retro erano ornate da 4 grandi quadri, elegantemente incorniciati, rappresentanti scene d’opera: Carmen, Cavalleria Rusticana, Tosca…
Le 4 cornici e il dipinto con la scena della "Carmen" sono stati recuperati tra le macerie della casa che fu minata quando i tedeschi si ritirarono dal paese di fronte all'avanzata degli Alleati.





La sala conteneva alcuni tavolini da gioco, piccoli e di forma quadrata, a disposizione degli avventori ed era scaldata da una stufa di cotto a 2 piani su cui i clienti, in inverno, mettevano a scaldare i bicchieri di vino.

Stufa in cotto della Ditta Becchi di Forlì


La domenica pomeriggio sei notabili del paese, accompagnati da un poveretto del paese, tal Fiorentino, che era da loro aiutato, si recavano regolarmente all’osteria che era sempre piena e venivano ospitati in una stanza privata dell’abitazione di Angiolo.
Qui, lontano, da occhi indiscreti, trascorrevano il pomeriggio bevendo un fiasco di vino e giocando a carte, forse a soldi…
Poiché erano in sei e mentre quattro giocavano, gli altri due facevano gli "angolisti" stringendosi scomodamente intorno al piccolo tavolo da gioco, uno dei notabili decise di far trasportare nella stanza di Angiolo un bel tavolo di noce della fine del '700-inizio '800, di forma ellittica e munito di tiri, decisamente più comodo. Dopo il primo bombardamento di Marradi, il tavolo fu portato via e si salvò dalla distruzione. Quando Angiolo riaprì l'osteria in Piazza Scalelle volle restituire il tavolo al legittimo proprietario che però non lo volle indietro. Così il tavolo rimase nell'osteria fin quando Angiolo continuò questa attività e oggi fa bella mostra di sè nel salotto di Giovanna e Ede Cappelli.


Il tavolo in noce usato dai notabili marradesi nell'osteria di Angiolo


Dopo la guerra infatti Angiolo riprese la sua attività di oste in un locale sito in via Fabbrini. Niente a che vedere con la precedente osteria di via Celestino Bianchi: questa era una semplice mescita in cui il vino veniva direttamente spillato dalla damigiana ai bicchieri degli avventori.
Dopo pochi mesi Angiolo si trasferì in Piazza Scalelle, dove fino a pochi anni fa si apriva la bottega di telerie di Dante Miniati.
Qui Angiolo Cappelli rimase fino all’apertura della bottega di stoffa e poi si trasferì nei locali dell’ex latteria.
Nel 1953 Angiolo, all’età di 72 anni, cessò definitivamente l’attività e nel locale fu aperta una latteria che poi passò alla famiglia Lombardi.



Via Celestino Bianchi vista dalla strada per Palazzuolo



mercoledì 26 giugno 2013

La prima luna d'estate



Un trekking in una notte 
di plenilunio
di Claudio Mercatali



Oggi è il 22 giugno e l'estate è appena cominciata. Quest'anno il  solstizio coincide con il plenilunio e approfittiamo per un trekking notturno. Percorreremo la strada campestre dalla Colla di Mondera fino a Marradi, già descritta altre volte. Il posto si presta perché è panoramico e soprattutto il crinale ha andamento E - W e la luna si vede sempre.



Sono le nove esatte e puntuale sorge la Luna, laggiù a est, quasi sullo sfondo del monte delle Scarabattole. Marradi è lì sotto, nel fondovalle, e non si vede. C'è ancora luce perché nella settimana a cavallo del solstizio il dì è di circa diciassette ore contro le sette della notte. 



Dopo mezz'ora  di cammino arriviamo al podere di Mondéra. La luna è salita, la serata è tersa e silenziosissima. I fiori della rosa canina sembra quasi che vogliano rimanere aperti un altro po'.


 



In questo crinale i poderi si susseguono ogni mezz' ora e dopo Mondéra tocca a Casa del falco, che si raggiunge attraverso questo sentiero. 
La luna occhieggia fra i rami e le lampade frontali ancora non servono.

 Alla fine del crepuscolo la notte arriva rapidamente e il profilo del poggio di Casa del falco appare come si vede qui sopra.
   


Ancora mezz'ora e siamo a Casa del vento, da dove si vede Marradi.



E' quasi mezzanotte quando arriviamo alla Sassogna, l'ultimo podere, che è quasi un terrazzo sopra al paese.


La prossima luna


Da un po' di tempo qui in paese sono venuti di moda i trekking notturni e se ne organizzano continuamente. Le date sono quelle dei sabati di plenilunio. La "stralunata del 20 luglio" è la prossima. Il ritrovo è a Campigno alle ore 19,30 con partenza alle 20,00. L'itinerario prevede la salita da Farfareta alle Crognole, poi a Poggio Giuliano, alla Fonte del Biagino, al Capannone Poggioli e la discesa lungo Prato Cavallo fino a Magliabecco e al Circolo vicino alla Chiesa dove ci sarà la spaghettata. La quota d'iscrizione, di 8 euro, comprende la guida e la cena.

E' un trekking di 3 ore, con un dislivello in salita di 400 metri, dai 620m di Farfareta fino ai 1070 del Capannone e dunque il percorso è mediamente impegnativo e adatto a chi ha almeno un po' di allenamento. 

Altre informazioni presso la Pro Loco di Marradi
     Email info@pro-marradi.it

sabato 22 giugno 2013

La Malva sylvestris

Il fiore dell’estate
di Claudio Mercatali



La malva qui da noi si trova in mezzo ad altre erbe, un po’ dappertutto, ai bordi dei campi e nei prati. Fiorisce da giugno a settembre. E' una pianta della famiglia delle malvacee, che comprende diverse specie: quella che ci interessa è la malva sylvestris, ma le sue sorelle sono tante: alcea, aegiptia, cretica, neglecta, parviflora, pusilla, verticillata ...
Si riconosce bene dal fiore, pentamero (5 petali), che ha una tonalità pallida fra il lilla e il lavanda, detto appunto color malva,  una delle tante gradazioni del viola.


E' forse la piantina più venduta in erboristeria, per la preparazione di infusi.
Per preparare una teiera di tisana si mettono 15 grammi di foglie e fiori essiccati in mezzo litro di acqua bollente per almeno cinque minuti, la dose giornaliera è di 2 o 3 bicchieri.
Per preparare il decotto: si fanno bollire 25 grammi di fiori e foglie in mezzo litro di acqua per 10 minuti, si filtra, si strizzano con accortezza fiori e foglie per non sprecarne il contenuto, 2 tazze al giorno. In tutti e due i casi si dolcifica a piacere, meglio se con il miele.

A che servono questi preparati? Secondo il detto popolare "La malva da tutti i mali salva". Gli erboristi sono più sofisticati e dicono che è una pianta omnimorbia, ma il significato è lo stesso. Qui da noi era il rimedio tradizionale per il mal di gola (si facevano i gargarismi) e si usava anche per disinfettare la bocca, facendo dei risciacqui.

E' eliotropica, cioè nel corso della giornata i fiori girano seguendo il sole. Secondo i puristi dell' erboristeria i fiori vanno colti appena schiusi, la mattina presto, e conservati in vasi di vetro, sigillati. Prima di coglierli bisogna lavarsi le mani e stropicciarle in alcune foglie di malva.


A fianco: è mattina e questa malva ha i fiori appena schiusi rivolti a est (a destra nella foto). Nel primo pomeriggio i fiori sono voltati a ovest (a sinistra) perché hanno seguito il sole.