Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

lunedì 4 settembre 2017

La luna di settembre

Un trekking in notturna
a Crespino del Lamone



In questi giorni c’è l’ultima luna piena dell’estate 2017 e faremo l’ormai consueto trekking notturno. Siamo 45 qui a Crespino del Lamone, pronti  per salire fino a Biana, una fattoria in cima al monte. E una serata fresca, con il cielo nuvoloso a tratti. Non cade una goccia da tre mesi, vuoi vedere che proprio stasera …








Il percorso prevede subito una salita dura e poi un tragitto più agevole in mezzo ai prati pascolo della fattoria.


La strada per Firenze e la ferrovia
dalla fine della dura salita iniziale.





Dopo il primo tratto la visuale si apre verso i cosiddetti  Prati della Logre, sull’altro versante. Il nome vero sarebbe  “I Prè degl’ Ovre”, i Prati delle Opere, perché i frati del monastero concedevano  l’uso di queste particelle di terreno ai crespinesi  in cambio di un certo numero di ore di mano d’opera.

Ora c’è una breve discesa, sul fianco di un poggio spelacchiato detto del Pentolino, per un motivo che nessuno ricorda più. Siamo entrati nella formazione delle Argille Scagliose, un terreno formato da una antica frana sottomarina, quando questi monti erano ancora un fondale, diversi milioni di anni fa.

Nelle argille scagliose non c’è arenaria ma solo terre di vario tipo. In mezzo alle terre argillose si possono trovare dei piccoli minerali, come la pirite, le miche, il carbonato di calcio bianco e arancione e il solfato di bario,  un minerale bruttino che forma delle masserelle a uovo, grigie come il galestro, pesantissime (baros vuol dire pesante) non reattive con l’acido, al contrario delle altre rocce.




Facciamo una sosta al guado del fosso della Bedetta per ricompattare il gruppo. Fra i sassi qualche scaglia di mica brilla alla luce delle torce. La Bedetta è un podere ormai distrutto molto più alto del punto in cui siamo. Il nome come al solito viene dal romagnolo Bendètta, cioè Benedetta e fa un tris con Pré degl’Ovre e Biana, ossia Bibbiana. Perché meravigliarsi?

In fondo i monaci di Crespino furono padroni di questi siti per tanti secoli.
 
Il tempo si è stabilizzato, le nuvole diradano ed esce la luna piena.






Al chiarore della luna i prati pascolo di Biana sono una meraviglia. Il fosso della Bedetta versa ancora acqua, nonostante l'eccezionale siccità di quest' anno e questo posto deve essere un paradiso per questa mucca, un po' assonnata e sorpresa da tutto questo insolito bagliore ...




Dopo Biana si esce dalla conca delle Argille Scagliose e si torna nella formazione Marnoso Arenacea e quindi nei monti ricompaiono i soliti strati di arenaria e di galestro. La strada ora è larga, agevole e in discesa.

La luna è scomparsa e sprofondiamo nel buio pesto, però le pile a led risolvono il problema.





Crespino visto dalla vecchia
strada per Biana.



Clicca sulle immagini
se le vuoi ingrandire



Ad un certo punto deviamo per la vecchia mulattiera ed entriamo a Crespino dalla vecchia via, che dalla strada statale non si vede.









E' ricomparsa
la luna dietro il campanile
della chiesa del monastero











La via interna di Crespino è la vecchia strada
per Firenze, abbandonata nel Settecento
quando il Granduca fece costruire la
 Faentina attuale, quella lungo il Lamone




Gli amici del Circolo hanno aperto per noi la sala del monastero dove c’è la mostra "Dalla terra della Linea Gotica" una interessante raccolta di reperti molti dei quali sono stati trovati nei monti qui attorno.

Si è fatta ora di cena la serata si conclude come al solito a tavola, nella sala dell'attivissimo
Circolo di Crespino.

 

 

giovedì 31 agosto 2017

1177 L'arrivo dei Fabroni a Marradi

1177 Piero di Matteo fugge
da Pistoia
 con i suoi tre figli
Ricerca di Claudio Mercatali




Secondo la storiografia più accreditata il paese Marradi sarebbe stato fondato dai  Fabroni, esuli da Pistoia a seguito delle lotte cittadine del XII secolo. Però questa è  una leggenda e in quanto tale vera solo in parte.



Lo stemma dei Fabroni
(con tre martelli da fabbro)



Sembra di questa opinione anche lo storico Michelangelo Salvi, che scrisse le Historie di  Pistoia  nel 1656  e ci dice che i Fabroni, giunti qui da noi, ben presto entrarono in conflitto con i Mariscotti e i Ceroni, che erano famiglie del posto.  




Questo significa che probabilmente  il paese c’era già e i Fabroni lo ampliarono ma non lo fondarono.




Del resto nel 1177 al tempo dell’arrivo di Piero di Matteo Fabroni c'erano già  i monaci della Badia del Borgo, che almeno dall’anno Mille governavano il territorio e amministravano il paese. Come abbiamo già visto in un’altra ricerca del blog  i  primi scritti che attestano l’esistenza del borgo di Marradi sono appunto dei contratti di compravendita stilati dai monaci vallombrosani.

Però lasciamo a Michelangelo Salvi il compito di dire come andarono le cose nel 1177 e negli anni seguenti. 


venerdì 25 agosto 2017

Una strana battaglia a Marradi fra Fiorentini e Veneziani

da una Cronaca 
di Nicolò Machiavelli
ricerca di Claudio Mercatali


 
Nicolò Machiavelli

La storia che stiamo per leggere è un episodio di un fatto storico più grande, che semplificando si può riassumere così: nel 1498 Pisa si era ribellata a Firenze e cercava di riacquistare l’indipendenza, persa quasi cento anni prima. I Pisani, per sostenere l’assedio dei Fiorentini chiesero aiuto alla Repubblica di Venezia che quell'anno aveva conquistato la Romagna sottraendola al pontefice. 
I Veneziani accettarono e per alleggerire l’assedio di Pisa inviarono un esercito verso la Toscana, lungo la valle del Lamone.
L’esercito veneziano, partito da Faenza, risalì lentamente la valle fino a Marradi e pose l’assedio al Castellone. Però le cose andarono per le lunghe e arrivò un esercito fiorentino. Così i due contendenti si trovarono uno di fronte all'altro. 
 
Ecco come Nicolò Machiavelli
descrive la situazione nei:

Discorsi sopra prima deca di Tito Livio, Libro III al paragrafo 18, intitolato “Nessuna cosa è più degna d’uno capitano, che presentire i partiti del nimico”.

“… può spesso occorrere che due eserciti, che siano a fronte l'uno dell'altro, siano nel medesimo disordine, e patischino le medesime necessità; e che quello resti poi vincitore è il primo ad intendere le necessità dello altro.

Io voglio dare di questo uno esemplo domestico e moderno. Nel 1498, quando i Fiorentini avevano uno esercito grosso in quel di Pisa, e stringevano forte quella città, della quale avendo i Viniziani presa la protezione, non veggendo altro modo a salvarla, diliberarono di divertire quella guerra, assaltando da un'altra banda il dominio di Firenze e, fatto uno esercito potente, entrarono per la Val di Lamona, ed occuparono il borgo di Marradi, ed assediarono la rocca di Castiglione, che è in sul colle di sopra.


Sopra: il Castellone di Marradi.



Il che sentendo i Fiorentini, diliberarono soccorrere Marradi, e non diminuire le forze avevano in quel di Pisa; e fatte nuove fanterie, ed ordinate nuove genti a cavallo, le mandarono a quella volta: delle quali ne furono capi Iacopo IV d'Appiano, signore di Piombino, ed il conte Rinuccio da Marciano. Sendosi adunque, condotte queste genti in su il colle sopra Marradi, si levarono i nimici d'intorno a Castiglione, e ridussersi tutti nel borgo. Ed essendo stato l'uno e l'altro di questi due eserciti a fronte qualche giorno, pativa l'uno e l'altro assai e di vettovaglie e d'ogni altra cosa necessaria: e non avendo ardire l'uno d'affrontare l'altro, né sappiendo i disordini l'uno dell'altro, deliberarono in una sera medesima l'uno e l'altro di levare gli alloggiamenti la mattina vegnente, e ritirarsi in dietro; il Viniziano verso Bersighella e Faenza, il Fiorentino verso Casaglia e il Mugello.

Venuta adunque la mattina, ed avendo ciascuno de' campi incominciato ad avviare i suoi impedimenti; a caso una donna si partì dal borgo di Marradi, e venne verso il campo fiorentino, sicura per la vecchiezza e per la povertà, desiderosa di vedere certi suoi che erano in quel campo: dalla quale intendendo i capitani delle genti fiorentine, come il campo viniziano partiva, si fecero, in su questa nuova, gagliardi; e mutato consiglio, come se gli avessono disalloggiati i nimici, ne andarono sopra di loro, e scrissero a Firenze avergli ributtati e vinta la guerra. La quale vittoria non nacque da altro che dallo avere inteso prima dei nimici come e' se n'andavano: la quale notizia, se fusse prima venuta dall'altra parte, arebbe fatto contro a' nostri il medesimo effetto”.

Dunque i Fiorentini vinsero quasi per caso. Stavano per ritirarsi ma cambiarono idea perché una vecchietta li informò che i Veneziani stavano smobilitando. Da questo Machiavelli ricava la conclusione che “Nessuna cosa è più degna d’uno capitano, che presentire i partiti del nimico”.