Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

martedì 20 settembre 2011

Un trekking a Trebbana




Visita ad una chiesa sperduta nell'appennino
di Claudio Mercatali


Carta del Catasto Leopoldino (1833)


Dov’è Trebbana? Se ci fosse una classifica dei posti sperduti questa località si piazzerebbe di certo nelle prime posizioni. Siamo nel Comune di Marradi, al confine con Tredozio, in un crinale dell’alta valle del torrente Acereta, quasi di fronte all’eremo di Gamogna. Per arrivare qui bisogna percorrere la valle di Lutirano fino a Ponte della Valle, e poi salire a piedi per un bel po’. Oppure si può partire dal Passo della Collina e percorrere un lungo crinale. A chi può interessare un posto del genere? Vediamo. Il giornalista Quinto Cappelli, di Portico di Romagna, che ha studiato bene il territorio, ci dice che in virtù del suo isolamento la parrocchia di Trebbana, al tempo del Granduca, godeva di una specie di autonomia. Era un “comunello”, cioè una minuscola comunità amministrata più con la tradizione e le consuetudini che con le leggi. Questo stato di cose finì nel 1774, quando il Granduca Leopoldo I, nella sua riforma amministrativa abolì i “comunelli” di Portico, di Bocconi e di S.Benedetto facendo un unico comune e ridusse Trebbana a semplice parrocchia.
Terbana o Trebbana? Si sente dire in tutte e due i modi, ma nelle antiche carte prevale la prima dizione. L’etimologia è facile e deriva dal latino “trivium" cioè “tre vie” deformato dal dialetto medioevale. Nella cartina qui sopra si vede bene che le tre vie erano le mulattiere che convergevano alla chiesa dai vari poderi del comunello. Tutta questa zona venne abbandonata negli anni Cinquanta perché da questi poderi si ricavava poca risorsa e molta miseria. Così anche la parrocchia fu abolita e la chiesa piano piano cadde in abbandono. Però nei primi anni Settanta è stata riportata a nuova vita.
Don Antonio Samorì è un prete “sui generis” amante di chiese sperdute fra i monti e di eremi diroccati, che ricostruisce di sana pianta. E’ una vita che lo fa, prima a Terbana, poi a Gamogna e infine a Lozzole. Lavori enormi, anni e anni di fatiche, da solo o con gruppi di volontari che riesce quasi sempre ad aggregare.

Ecco che cosa ci dice Giuseppe Gurioli a questo proposito:
"... Nel 1975 Don Antonio ottenne dalla curia l’autorizzazione per iniziare i lavori di recupero della chiesa. Assieme a suo padre e a un gruppo di volontari cominciò i lavori per rendere idoneo l’edificio al culto e all’accoglienza di gruppi di ragazzi. Si trattava di portare lassù anche la corrente elettrica, l’acqua potabile e una linea telefonica. In tutto questo fervore Terbana rinacque e si riempì di vita. Vi si celebravano battesimi e matrimoni e si ripristinò la tradizionale festa parrocchiale. Però don Antonio è un irrequieto e quando passò dall’eremo di Gamogna, all’altro capo della vallata, lo vide distrutto e venne preso dal desiderio di ricostruirlo. Lo fece, ma questa è un’altra storia ...".

I PODERI DELLA PARROCCHIA (nel 1833)
Borgo di sopra, Borgo di sotto, Casetta del forno, L’insetola, Il cantone, La valle, Mestiolo,
Monte del cerro, Pian di Terbana

Stiamo parlando di un sito antico, oltre che sperduto. Lo storico Repetti lo descrive così (1833):
“Trebana di Romagna è un Casale che dà il vocabolo ad un popolo (S. Michele a Trebana) nella Comunità di Tredozio, già in quella di Portico, Diocesi di Faenza. Siede Trebana sulle spalle dell' Appennino di S.Benedetto fra le fiumane del Tramazzo e di Valle Acereta. La chiesa di Trebana era  dei vescovi di Faenza e uno di essi, chiamato Pietro, il 6 maggio 1063 la donò al santo monaco Pier Damiano per i suoi eremiti di Gamugno. Nel secolo XIII la chiesa di Trebana era stata ceduta ai monaci Camaldolensi di S.Ippolito di Faenza. Gli abitanti di Trebana si diedero al Comune di Firenze nel dì 1 agosto del 1383. La parrocchia di S. Michele a Trebana nel 1833 contava 99 abitanti”.
Dunque secondo Repetti, alla fine del Settecento il comunello di Terbana passò dal Comune di Portico a quello di Tredozio, e poi in epoca napoleonica la parrocchia fu assegnata a Marradi e a Rocca S.Cassiano (per il tribunale). Il tutto si vede qui accanto, nella carta ufficiale del Granducato di Toscana del 1834 di Gaspero Manetti, dove c'è scritto: “Sito n°31, Poggio di Terbana, territorio Comunitativo di Marradi, Vicariato di Rocca S.Cassiano”.

Ora non rimane che andare a vedere questa chiesina. Per non perdere il fascino della marcia di avvicinamento conviene partire dal Passo della Collina. Si imbocca la strada ghiaiata che si vede qui accanto e dopo 1,2 Km si arriva a una sbarra oltre la quale c'è il percorso campestre che ci porterà a destinazione.
Oggi è il 18 settembre, la giornata è fresca e l'arietta di fine stagione invita a camminare. Si devono percorrere diversi chilometri su un crinale, brullo e panoramico, dal quale si vede Tredozio sulla destra e la valle di Lutirano a sinistra.
 
Il tragitto è lungo e facile. Per un'ora e mezzo si cammina in una strada campestre, senza imboccare nessun sentiero laterale. Il tracciato è largo e non si può sbagliare e in più ogni tanto ci sono i segnali giallo - blu pitturati sul tronco degli alberi. In questo modo si percorre l'orlo superiore della Fonda di Valladoccia, una sperduta valletta, laterale della Valle Acereta, e poi il margine alto della valletta della Casetta del Forno, che si vede dal crinale. La chiesa di S.Michele a Trebbana è oltre questa vallecola.

Se si segue sempre la strada si arriva a S.Michele in Trebbana, però quando la strada comincia a scendere conviene seguire le indicazioni giallo - blu e imboccare un sentierino in salita che si snoda per qualche centinaio di metri lungo la recinzione di un pascolo. 
Ad un certo punto un cartello di legno su un albero dice di voltare a destra. Così facendo si arriva sopra a Trebbana, alla croce bianca e il panorama ripaga della fatica. La chiesa si vede là in basso e si raggiunge con un sentiero in discesa lungo il quale ci sono otto tabernacoli.




A fianco: La croce bianca, Trebbana è là, in basso.


Sotto: tre degli otto tabernacoli





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La chiesa è bella, soprattutto dentro. 
Si vede subito la passione di chi l'ha rimessa a nuovo.










Oggi qui c'è la festa di settembre, con messa, processione fino alla croce bianca, e pranzo. Sono già cominciati i preparativi per la grigliata e la tavolata all'aperto. Appena acceso il fuoco, dal pascolo arrivano i cavalli e vanno dritti alla tavola apparecchiata. Hanno capito che ci può essere qualcosa anche per loro, però non fanno danni.
 

Acceso il fuoco
... dal pascolo arrivano i cavalli



Non mi fermerò più a lungo. Il cielo rannuvola e fra un paio d'ore pioverà. Non ho la jeep e mi aspetta un'ora e mezzo di cammino per tornare al Passo della Collina. E poi non sono stato invitato, e non posso presentarmi alla tavola apparecchiata come un cavallo. Al ritorno seguo la strada, senza rifare il sentiero dei tabernacoli, perché non può mancare una visita alla quercia secolare che è lungo la via. Chi ha misurato questo albero monumentale assicura che ha 4,75 metri di circonferenza.





 La famosa quercia

2 commenti:

  1. Ottimo, complimenti!
    Qualche notizia in più sulla quercia (altezza m.17, età 400 anni circa) ti avrebbe assicurato 30 e lode.
    VAAp

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  2. I dati sulla quercia sono tratti da "Patriarchi vegetali" a cura di Elvio Bellini, Ed, Polistampa 2005.
    VAAp

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