Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

giovedì 26 aprile 2012

La Faentina dei Granduchi


La costruzione della strada Faentina
secondo alcuni documenti del 1825
di Vincenzo Benedetti 
e Claudio Mercatali


 

Leopoldo I (sopra.) Ferdinando III 
(in mezzo) e Leopoldo II.



Nel Settecento attraversare l’Appennino partendo dal Mugello era un problema. Il granduca di Toscana Leopoldo I era un sovrano al passo con i tempi e capì che i collegamenti transappenninici erano necessari per il commercio. Nel decennio 1780 – 1790 cominciarono i lavori per le strade Regie della Futa e del Muraglione e subito dopo si diede inizio anche alla nuova strada granducale Borgo S.Lorenzo – Faenza, per il Passo della Colla. La nuova Faentina suscitò animate dispute nel Mugello, un po’ come le discussioni di oggi sulla Direttissima e la Variante di valico.

Questa che segue è una ricostruzione della storia della Faentina ricavata da lettere e documenti dell’epoca.
Cominciamo dal 1825, quando il signor Alessandro Fabroni, ricco proprietario di Marradi, chiede notizie su certi ritardi nei lavori e il marchese Gerini, proprietario del palazzo signorile al poggio di Ronta, gli fa rispondere dal suo Maestro di Casa, ossia dal suo segretario, o maggiordomo, un tal Pasquale Marini.


Sentiamo che cosa gli dice:

“… Pasquale Marini fa i suoi rispettosi ossequi al sig. Alessandro Fabroni e nel tempo istesso si fa compiacere di lasciare in mano della sua donna di servizio alcune notizie dettagliate riguardanti la strada da Firenze a Faenza, stategli trasmesse dal sig. Priore di Ronta questa mattina, onde proporle alla sua considerazione. Le lascia pure la lettera scritta dal predetto sig. Priore, nella quale si trova la nota di quelle persone sul sentimento delle quali desiderava d’essere inteso. E pregandolo frattanto gradire gli attestati della sua rispettosa stima si dichiara suo obbligatissimo servitore”.
P.M Maestro di casa Gerini alle cinque pomeridiane del 24/09/1825


  • I Priori erano amministratori sorteggiati fra i possidenti. Formavano il Magistrato Comunitario, presieduto da un Gonfaloniere. La loro funzione assomigliava un po' a quella degli odierni assessori.


Che cosa scrive il Priore di Ronta? Leggiamo:

“… Nel 1797, sotto il governo di Ferdinando, Nostro Amatissimo Sovrano, si risvegliò di nuovo il progetto della strada di Romagna. Il trasporto dei grani provvisto per conto del Governo in quell’anno di Pubblica indigenza, aveva fatto conoscere per esperienza che, dall’Adriatico a Firenze, non vi era tragitto più breve, meno aspro e meno costoso, di quello che da Faenza, per Marradi e Borgo S.Lorenzo, conduce alla Capitale dell’ Etruria. Fu dunque spedito l’ingegner Neri Zocchi ad esaminarla. La perizia che egli presentò al Governo porta che nella peggiore ipotesi centodiecimila scudi bastano per eseguire questa impresa. Dietro la fatta perizia S.A.I e R Ferdinando III incominciò i lavori e al finire dell’anno 1794 il tratto di 4 miglia che dal Borgo S.Lorenzo conduce al Poggio di Ronta divenne accessibile alle ruote e lo è ancora … Secondo ogni verosimiglianza i lavori sarebbero di poi stati proseguiti se le passate politiche vicende non avessero arrestato il corso della Sovrana Beneficenza. Ma non si deve tacere che anche il cessato Governo prese ad esame questo progetto di Pubblica prosperità … I destini riservavano però questo fausto avvenimento a S.A.I e R nostro amatissimo Sovrano”. (“S.A.I e R” significa: Sua Altezza Imperiale e Reale).





La Colla
di Casaglia
a fine Ottocento




Quali furono le “passate politiche vicende” che interruppero i lavori? E il “cessato Governo”? Queste frasi si riferiscono al fatto che nel 1800 iniziò l’epoca napoleonica e il Granduca andò in esilio (… si arrestò la sua Sovrana Beneficenza). Il “cessato Governo” è quello francese finito nel 1815 dopo la sconfitta di Napoleone. Il Granduca tornò nel 1816 e i documenti ci dicono che:

“… nel 1817 appena il Gonfaloniere del Borgo S.Lorenzo con alcuni dei primi Possidenti di quella Comunità porsero le loro suppliche al Nostro Sovrano implorando il proseguimento di detti lavori, S.A.I e R si degnò di emanare un Regio scritto, fatto il 28 marzo, anno suddetto, in cui ordinava che per ora si rendesse carreggiabile il tratto di strada Faentina che dal Poggio di Ronta conduce a Razzuolo, che le somme da impiegarsi in detti lavori fossero pagate per metà dal Regio Erario e l’altra metà dai fondi della Comunità stessa. L’ingegnere Franco Guasti, aveva presagita una spesa di lire 130.613. Ora siccome la Comunità doveva concorrere per metà a detta spesa, affinché non restasse soverchiamente aggravata, il Governo nella sua saviezza ordinò che corrispondesse per tale riduzione in nove anni dal 1817 al 1826…”


Razzuolo
agli inizi
del Novecento








UN PO' DI CONTI

Nel 1830 i fiorini d’argento valevano 1,7 lire. La strada da Ronta a Razzuolo costò circa:
130.613 lire : 1,7 = 76831 fiorini d'argento. Un fiorino d’oro (3,48g) valeva 8 fiorini d’argento;
76831 : 8 x 3,48 = 33,421 Kg
Dunque la spesa fu equivalente a circa 30 chili d’oro
(il totale è approssimativo).



Ci furono dei contrasti:

“… ma insorsero degli uomini nemici del pubblico bene a contrastare l’impresa e tanto bastò perché il Sovrano Regio scritto restasse senza effetto e le comuni speranze fossero deluse. Questi esseri abbastanza potenti per mantenere otto anni continui un posto fra i residenti in Magistrato e per farvi valere i loro insensati progetti hanno potuto impedire che questo importante affare fosse una sola volta trattato seriamente in tante adunanze tenute. Frattanto gli Abitanti della Comunità non cessavano di insistere con replicate suppliche il proseguimento di menzionati lavori. La buona fede e l’impegno col la quale la comunità di Marradi faceva avanzare ogni giorno le tre sezioni che gli appartengono, animava le loro querele e la dilapidazione dei fondi pubblici che il Magistrato del Borgo S.Lorenzo andava facendo le rendeva più giuste e nello stesso tempo più amare”.






Ronta 1822. E’ segnata la vecchia strada,
che passava (e passa) fra le case.
La Faentina attuale è appena abbozzata.








 Dopo questi sperperi, furono necessari altri finanziamenti:

“… Per ridurre carreggiabile la quarta sezione della strada Faentina, quel tratto cioè che da Ronta conduce al confine della Comunità del Borgo S.Lorenzo, la relazione dell’ing. Vittorio Gabbrielli che l’aveva più di una volta percorsa ed esaminata palmo palmo asserisce che con quattromila scudi per ogni miglio si può completamente eseguire. Ora essendo cosa certa che fra i menzionati due punti non vi corrono che nove miglia e mezzo, ne viene che soli scudi trentottomila basterebbero per renderla carreggiabile”. 


 A questo punto il Comune di Palazzuolo, chiese di far passare la strada dal suo territorio, lungo un tracciato simile a quello dell’odierna Sambuca.

“… Mentre queste cose seguivano, altre Comunità che meglio del Magistrato del Borgo S.L. conoscono i loro veri interessi hanno presentato suppliche a S.A.I e R chiedendo che la strada che si medita di aprire attraversi il loro Territorio. Si è quindi mossa di nuovo questione sulla linea da preferirsi. Eterno rimprovero per chi non ha curato un bene cui tante Comunità aspirano”.


Si accese una discussione e il Granduca:

“…Attese le diverse ragioni che militano in favore delle Linee che si potrebbero abbracciare per la costruzione di una strada carrozzabile S.A.I e R. è nella determinazione di mandare un ingegnere imparziale che dopo averle percorse ed esaminate tutte giudichi quale meriti di essere preferita.”

 L’ingegnere “super partes” concluse che:

“… Primieramente la Linea di Marradi è preferita da tutte l’altre dalla stessa natura. L’affluenza notabilmente maggiore de’ passeggeri per questa. Il maggior incasso delle Dogane erette in quella direzione per i diritti d’importazione o esportazione degl’ oggetti di commercio ne fanno una prova convincente. E tutto ciò è dovuto ai naturali vantaggi che essa ha sulle altre. Infatti è meno soggetta alle bufere per essere esposta intieramente a mezzogiorno e difesa dai venti del nord da una lunga catena di monti, motivo per cui è praticabile anche nel più crudo inverno”.


 I MURI A SECCO

Ai tempi della Faentina il cemento non era ancora stato inventato e i muri erano “a secco” oppure murati a calce. Qui accanto si vede un ponte in un tratto abbandonato a Pontaruscello, vicino a Razzuolo e, sotto, un tratto ora abbandonato del tracciato originario..







Clicca sulle immagini
se le vuoi ingrandire






E così la Faentina andò a compimento. Ma perché c’era chi non la voleva? Il Priore di Ronta del 1825, un certo Andreani, ce l’ha con qualcuno:

“… Deliberata nell’anno 1817 dal Magistrato del Borgo S.Lorenzo l’esecuzione dei lavori di questa Strada fra i Possidenti che offrirono alla Comunità degli imprestiti per la prontissima intrapresa vi furono i signori fratelli Martini oriundi del Borgo e domiciliati a Firenze Ma non andò molto che senza sapere per quale animosità divennero essi i più accaniti nemici della Strada …”



Quindi le resistenze venivano da “oriundi del Borgo e domiciliati a Firenze” cioè da possidenti fiorentini che avevano interesse a migliorare le strade delle loro fattorie, più che quelle dirette in Romagna.

Ci è giunta la nota dei primi promotori della Faentina, che nel 1817 fecero delle offerte per i lavori. Ci sono anche i fratelli Vincenzo e Zanobi Martini che poi, come dice il Priore di Ronta, divennero accanitamente contrari. Gli altri sono: Leopoldo Nicolini, Buonaventura Lapi, Luigi Monti, Vincenzo Savi e Giobatta Cavini. Questi sconosciuti cittadini benestanti del Mugello offrirono 7520 lire (4300 fiorini), che non era poco.

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