Marradi, inizio del '900

Marradi, inizio del '900

mercoledì 6 giugno 2012

Da Casaglia al Cigno



Un classico dei trekking di crinale
di Claudio Mercatali



Questo anello, di 13 Km, è un classico dell' escursionismo nella nostra zona. Si parte da Casaglia, dietro l'ufficio postale e si sale per la mulattiera che va "ai Prati Piani". Il nome si presta all' equivoco, che si chiarisce quasi subito: la strada è una pietraia che sale di continuo fino al Monte La Faggeta, a circa 1100m di quota. Applicando il detto "si misura il passo con la gamba" per questa prima tappa servono venti minuti o mezz'ora. In cima un pilastrino segnaletico indica la direzione per Ronchi di Berna e dice che si arriverà là dopo un'ora di cammino.






A sinistra: La strada maestra 
della Colla di Casaglia 
vista dal monte La Faggeta
fa un bell'effetto.



Il sentiero, sul crinale, è un saliscendi non difficile, che ad un certo punto arriva ai Prati di Frassinello, un alpeggio a più di mille metri di quota.
 Secondo i piani altimetrici del nostro appennino oltre gli 800m il faggio prevale assolutamente rispetto a tutte le altre piante e i boschi sono delle enormi faggete.
  

Qui a frassinello c'è l'eccezione che conferma la regola. Il faggio ha lasciato il posto a qualche frassino e qualche ciliegio, che con la neve del 2012 hanno patito non poco. Però oggi si sono rifatti e sono in fiore. Da Frassinello si vedono dei bei panorami, in ogni direzione.

A sinistra: verso ovest la vista spazia fino al Passo della Futa (16 km). Il paesino sullo sfondo è Traversa, una frazione di Firenzuola.
 
 


A destra:
Anche se oggi è nuvoloso la visuale arriva fino al Monte Falterona, cioè al limite del Casentino, in provincia di Arezzo,



 
 




A sinistra: verso est il panorama è così ampio che servono due fotografie abbinate per coglierlo completamente.

Si giunge così a Ronchi di Berna, un valico sotto il monte Carzolano, che si riconosce perché in cima c'è un'antenna per i telefonini. Si deve imboccare il sentiero verso Lozzole, indicato in modo chiaro da un altro pilastrino, che ci dice che volendo potremo arrivare alla chiesa in un'ora e un quarto.
 Il nostro percorso prevede invece un'altra via e, dopo un quarto d'ora di discesa ripida, lungo una pietraia, imbocchiamo il sentiero n° 581, che ci porterà al Cigno e poi ai Prati Piani.





La mappa qui accanto 
dà un'idea del percorso.











La valletta del Cigno

 Comincia qui la parte topica del trekking. Chi immagina che la via del Cigno sia elegante e signorile come l'omonimo uccello sbaglia parecchio.
Il Cigno, "zìgn" nel dialetto locale, significa "macigno" ed è il nome di un podere a strapiombo su un dirupo. Se ci fosse una classifica per i posti selvaggi il sentiero n° 581 occuperebbe senz'altro i primi posti. Da questo viene il suo fascino. In pratica si tratta di percorrere, a mezza costa, senza salire o scendere molto di quota, una corona di monti, una decina di "fonde", cioè di vallette, una dietro l'altra, sempre dentro un' enorme faggeta, dove spesso gli alberi sono piegati o schiantati.

Questi sono i segni delle valanghe, che travolgono ogni cosa quando d'inverno il vento caldo di scirocco, che spira dalla Toscana, allenta il manto nevoso.









Dopo mezz'ora si arriva ai ruderi del podere. Nell'inverno del 1867 i tre abitanti della casa morirono travolti da una valanga e i tre figli piccoli morirono anch'essi di fame. Sopravvisse solo il cane, che si nutrì di carne di pecora. La tragedia ebbe una grande eco anche sulla stampa, ed è raccontata in dettaglio in questo articolo del quotidiano La Nazione del 22 gennaio 1868.




A sinistra: Della casa rimangono pochi muri sbrecciati e ad una finestra qualcuno ha appeso una madonnina a ricordo del dramma di queste persone.

 Clicca sulle immagini per ingrandirle


 



  

A destra: Il rifugio dei Prati Piani,
fra le vallette del Cigno e della Bedetta. Il sito è piacevolmente pianeggiante, e dà sollievo.



Dal Cigno il sentiero continua, sempre da una "fonda" all'altra, in un saliscendi molto apprezzato dagli appassionati di trekking. Siamo diretti ai Prati Piani, ma qui dove siamo ora non c'è assolutamente nulla di pianeggiante. Dopo i Prati Piani si passa nella valletta della Bedetta (la Béndètta, la Benedetta) dove la musica non cambia. Gli unici rumori sono quelli dei rami che si spezzano sotto gli scarponi e il gorgogliare dell'acqua, che sprizza fuori dalle tante scaturigini fra le rocce.
L'unico essere vivente che si sente è il cuculo, che sembra prendere in giro con il suo canto beffardo.




A destra: Alla fine si esce dalle "fonde" e si torna nella mulattiera sopra a Casaglia. Non rimane che scendere in paese.

E' duro il trekking per il sentiero del Cigno? La fatica non è moltissima, ma per venire qui senza rimanere inchiodati il giorno dopo serve un certo allenamento. Per essere più chiari l'anello di 13km, con 700m di dislivello si percorre in 5 ore, bevendo due litri d'acqua. Se queste sono le misure giuste per voi e per le vostre gambe avete trovato un posto per passare una bella giornata.

2 commenti:

  1. Quello della foto indicato come M. Senario è in realtà il M. Falterona.

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  2. Eh si, hai ragione, ho cambiato la didascalia. Saluti

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