Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

sabato 12 agosto 2023

Il baco da seta

Da un editoriale del 1841

ricerca di Claudio Mercatali




L'Imparziale era un periodico di Faenza che usciva i giorni 10, 20, 30 di ogni mese. Il prospetto era già un programma e diceva: Foglio di scienze arti, lettere e varieta, nel centro della Romagna. Il 10 aprile 1841 pubblicò un interessante articolo di Scienze Naturali sulla storia e la fisiologia dei bachi da seta. L'autore era il prof. Salvatore Muzzi, professore di Lettere a Bologna e autore di tanti libretti di argomenti vari. Nella sua attività di pubblicista mancano del tutto le Scienze e questo sorprende un po' vista la competenza con cui affronta l'argomento dei bachi da seta. Forse qui riporta con abilità le spiegazioni avute da professionisti del settore. Leggiamo le sue documentate e piacevoli considerazioni:






Nel comprensorio faentino la tratta della seta era una attività importante, tanto da dare il nome a due quartieri della città. La zona della Filanda vecchia e della Filanda nuova erano appena oltre il cavalcavia della ferrovia Bologna – Ancona, e non a caso ora lì c'è il centro commerciale La Filanda.



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Nel 1909 fu proprio una di queste, quella della famiglia Guadagni, che dopo una dura vertenza sindacale con le lavoratrici faentine, si trasferì a Marradi dove c'era manodopera femminile a più basso costo (però poi le lavoratrici marradesi si fecero sentire). 



Nel 1911 fu inaugurato il nuovo stabilimento che anche qui diede il nome alla parte del paese in cui sorgeva.








Anche Modigliana era un importante centro per l'industria della seta e la filanda più grande sorse nella zona che oggi si chiama Il Filandone. L'edificio è stato ristrutturato di recente ed è sede di diverse attività e dell' Ufficio Postale.

Tutte le filande cessarono negli anni Cinquanta, con l'avvento delle fibre tessili sintetiche e soprattutto nel Nylon. I chimici della multinazionale americana Pont de Nemour, che l'avevano scoperto, gli diedero questo nome che è l'acronimo di Now you loose old Nippon (ora hai perso vecchio Giappone) ma non è così: questa fibra non traspira e ognuno di noi sa che una maglietta tutta di Nylon fa sudare al massimo.


Per ampiare
12.08.2022 Il gelso, un albero cinese a Marradi
20.11.2011 L'allevamento domestico del baco da seta



lunedì 7 agosto 2023

Il grano Senatore Cappelli

Breve storia e uso 
di un grano antico

Ricerca di Claudio Mercatali



Il Senatore Cappelli è un grano ottenuto dal genetista Nazareno Strampelli ai primi del ‘900 al Centro di ricerca cerealicola di Foggia incrociando la cultivar tunisina Jenah Rhetifah con altre varietà. Nel 1915 Strampelli diede al nuovo grano il nome del senatore Raffaele Cappelli che lo aveva sostenuto e finanziato.


Il frumento Cappelli è molto alto (circa 150 - 160 cm) e subisce l'allettamento, cioè il suo fusto si piega fino al suolo con il vento, però l’altezza è una difesa dalle erbe infestanti basse e questo agli inizi del ‘900 era un bel vantaggio, perché non c’erano gli erbicidi che ci sono oggi. In più la sua semola è di ottima qualità. Con questa nuova cultivar le rese per ettaro passarono da 9q (1920) a 12q (fine degli anni '30). Fino agli anni '50 la maggior parte del grano italiano era Cappelli ma poi l’avvento degli erbicidi permise di coltivare piante di minore taglia, meno soggette all’allettamento e il Cappelli andò in declino e fu sostituito da cultivar come quelle dei gruppi “Val” (Valgerardo, Valnova, Valselva, Valriccardo) o “Castel” (Castelporziano, Castelfusano, Casteldelmonte e Castelnuovo) ma soprattutto dal Creso, un grano derivato dallo stesso Cappelli. 



Come vennero ottenute queste nuove varietà soprattutto il Creso che ebbe il maggiore successo commerciale? Leggiamo le schede qui accanto …






Oggi il grano Senatore Cappelli occupa una nicchia di mercato dedicata ai cultori di frumenti antichi non OGM. E' in produzione anche a Marradi, presso l'Azienda agricola Zerbini di Sant'Adriano e l'Azienda agricola di Val Lutirano, dove c'è un forno che cuoce un pane fatto con questo grano. E' mostrato qui accanto; fragrante, piacevole al palato, adatto sopratutto a chi ha i denti buoni, perché le farine ottenute con il Senatore Cappelli danno un pane più "duro" di quello che siamo abituati a mangiare, specialmente se ottenute con la molitura tradizionale a pietra.


domenica 6 agosto 2023

Deneb del Cigno

Una stella estiva 
enorme e lontanissima

Ricerca di Claudio Mercatali



Non avete una stella preferita? Perché non ne scegliete una? Qui di seguito vi propongo Deneb, un astro lontanissimo che forse vi piacerà.

Deneb è la stella più brillante della costellazione del Cigno e quindi il suo nome scientifico è alfa Cigni. E’ una supergigante bianca, meno luminosa di altre perché lontanissima, si stima da 1400 a 3200 anni luce. Per intenderci Vega, che con Altair dell’ Aquila forma con Deneb il Triangolo boreale, è a 25 anni luce.

I mesi migliori per vedere Deneb sono luglio e agosto, ma nel nostro emisfero si può osservare anche in primavera e in autunno. Invece nell’ emisfero sud non si vede. I soliti astronomi greci l’avevano già notata e inserita nell' asterismo del cigno in volo.

La luminosità


Siccome la distanza di Deneb è enorme e nonostante ciò questa stella è ben visibile, si stima che le sue dimensioni siano gigantesche.

Il destino finale

Secondo gli astronomi Deneb oggi è ancora nella fase di fusione nucleare dell’idrogeno, proprio come il Sole. Ma la sua massa enorme porterà in seguito alla fusione dell’ elio, secondo un ciclo di reazioni potentissime, a noi ignote. Dunque Deneb diventerà una luminosa Supernova e poi si esaurirà. Però questo avverrà fra qualche miliardo di anni.

L’astronomia storica

Basta con le ipotesi degli astronomi, che riguardo a questa stella sono tutte da provare e andiamo all’astronomia visuale degli antichi, che si limitavano a considerare solo quello che vedevano senza ipotizzare nessuno scenario futuro.

Johannes Hevelius nel 1690 la rappresentò vicino alla coda di un cigno in volo, nel modo che si vede qui accanto. Anche gli astronomi Arabi dell’ XI secolo avevano fatto più o meno così e le avevano dato il nome di Dhanab (coda) intendendo che l’uccello in volo fosse una gallina.


Invece i Cinesi la chiamarono Tiān Jīn (guado celeste) e secondo la loro visuale non ci sono il cigno o la gallina ma un ponte che consentiva il passaggio attraverso la Via Lattea dei due amanti Niu Lang (Altair) and Zhi Nü (Vega) che lo potevano percorrere solo una volta all’anno. Questa è una fantasia bella, perché in effetti il Triangolo boreale è a cavallo della Via Lattea, come si vede anche dal disegno di Hevelius.


Secondo l'astrologia Deneb conferisce a chi la ammira un intelletto vivace che facilita la fantasia. Perciò è la stella che fa per voi se vi sentite creativi.