Ricerca di Claudio Mercatali
La
storia della strada Faentina antica comincia ai tempi dell’ Impero Romano.
Quartolo era al quarto miglio dalla via Emilia (oggi si chiama Errano), Rio
Quinto è dopo un miglio verso monte (1600 metri circa, al passaggio a livello
di Sarna) poi ci sono la Pieve in Ottavo (oggi Pieve del Thò, cioè dl’ot),
Ponte Nono, La chiesa di S.Maria in Undecimo (a Castellina) e poi la
toponomastica non ci aiuta più. Però la via proseguiva, arrivava a Castellum
(Biforco) e ad Anneianum, oggi Borgo San Lorenzo.
Il
Medioevo annebbiò tutto ma il collegamento c’era e serviva per il commercio del
grano e del sale. Passavano anche i pellegrini diretti a Roma, accettati a
fatica dai Fiorentini perché portavano denaro ma anche contagi. In più un
accesso così diretto al Mugello esponeva la Città a rischi di invasione.
Insomma a quei tempi la Faentina portava dei benefici ma anche dei problemi. Però
le importazioni del grano dalla Romagna e del sale da Cervia erano importanti,
perché la Toscana era di solito in deficit per questi prodotti e la Romagna in eccesso.
Come risolvere il problema sanitario?
I
Passi della Futa, del Giogo, della Colla e del Muraglione erano lungo la
cintura sanitaria di Firenze e i pellegrini venivano tartassati con i dazi e i
pedaggi. Così si cercava di deviarli nelle vie Francigene (dalla Francia) vicino
al Tirreno o nei valichi del Casentino, che portano ad Arezzo senza passare dal
Mugello. Era un buon modo per scaricare il problema sugli altri e applicare il
motto latino Mors tua vita mea.
E in caso di guerra?
I
Passi per il Mugello sono tutti a circa 900m di quota e quindi agevoli per un
invasore proveniente da nord. Perciò le carreggiate erano strette, in
particolare i ponti, per far passare i muli carichi di grano, sale e merci e
rendere difficile il passaggio delle salmerie e dei cannoni. Questa situazione
cambiò alla fine del Settecento, quando Firenze era governata dagli Asburgo
Lorena. Il granduca Leopoldo I ammodernò i quattro valichi dalla Romagna per il
Mugello. Non aveva il problema delle invasioni perché gli Asburgo governavano l’Italia
settentrionale e Leopoldo stesso poi divenne imperatore d’Austria. Così la
strada Faentina venne allargata e modificata. Se necessario il tracciato
vecchio fu abbandonato e tutti i ponti furono ricostruiti più larghi. Eccoci al punto che interessa oggi:
E’ rimasto qualche ponte della Faentina vecchia?
Si, nel Comune di Marradi ce ne sono sei o sette, in bracci di strada secondari e dismessi, che in realtà sono i tratti della Faentina medioevale abbandonati nel Settecento dagli ingegneri del Granduca perché proprio non si potevano ammodernare. Cerchiamoli uno alla volta, perché sono reperti archeologici importanti. Partiamo dal confine con lo Stato Pontificio:
Il Ponte di Vasculla
Questo ponticello dava accesso a Popolano da San
Martino in Gattara ed era il primo del Granducato entrando dalla Romagna. Per
mille anni chi voleva arrivare a Marradi doveva passare di qui . E’ largo 3,5
bracci fiorentini, cioè 58,3 cm x 3,5 = = 2,04 m. La misura classica dei carri
romani, usata ancora nel Medioevo era 1,43m in larghezza e quindi qui un carro
passava appena e un cannone transitava a stento.
Fino
al 1855 – 56 il centro di Marradi era attraversato dal Rio Salto, che poi fu
coperto per motivi igienici. Sotto la volta di copertura ci sono ancora gli
archi di quattro ponti antichi, due dei quali erano nel tracciato della
Faentina vecchia. La nuova strada del Granduca, che non a caso i marradesi
chiamano la stréda nova fu aperta
solo nel 1830.
Il ponte di Camurano
Il bellissimo ponte che c’è in questa località era sorvegliato per mezzo di una torre daziaria e chi voleva proseguire per Firenze doveva mostrare la bolletta di pagamento del pedaggio.
Il ponte di Fantino
E’
più basso della strada attuale e si raggiunge facilmente a piedi. Il posto è suggestivo,
con un tratto della Faentina antica ben conservato e percorribile.
E’ una costruzione del primo Ottocento, lungo l’odierna Faentina, quella granducale. Il ponte precedente forse fu demolito per far posto all'odierno.
Era un ponticello sul fosso omonimo, un tempo ad arco, come si vede in un disegno di Felice Giani. Fu modificato a allargato nel Settecento al tempo dell’ ammodernamento della strada ma il sito e le fondazioni sono quelle antiche.
Dopo Crespino sul Lamone la ricerca dei vecchi ponti si complica ma il trascorrere del tempo non cancella certe tracce. Un ponte è una evidenza del territorio e quasi sempre ha un nome che si perpetua.
Nella Faentina è così a Ponte Nono
(Fognano), al Ponte di Vasculla (Popolano) a Ponte di Camurano e altrove. Secondo un documento antico trascritto
dall’abate Ferdinando Ughelli l’ Imperatore Federico Barbarossa donò al
Monastero di Crespino della terra:
… perché si estenda dal Ponte di Viliano al Ponte di Pietra Santa …
Viliano
di Sopra e di Sotto sono anche oggi due poderi di Lozzole, nel Comune di
Palazzuolo al confine con Marradi. Il più basso arriva quasi fino alla attuale
strada statale nel luogo detto Ponte di Ca d’là, dove scende il vivace Fosso
delle Fogàre. Però l’attuale ponte fu fatto a fine Settecento al posto del
vecchio, che non c’è più.
Da tanti documenti si sa che Pietra Santa è l’antico nome di Casaglia e dunque il ponte era al confine fra le terre del Monastero di Crespino e quelle del Monastero di Razzuolo. Oggi c’è il confine fra Marradi e Borgo San Lorenzo, alla Balza delle Fratte (o dei frati?) circa al tabernacolo della Madonna sulla strada statale. Qui l’unico sito in cui serve un ponticello è sul Fosso di Valcava, poco prima del Tabernacolo, dove oggi c’è il Ponte del Pentolino, che fu costruito a fine Settecento più in quota rispetto a quello vecchio, che non si trova.
E il misterioso ponte di Para capellum dov’è?
…
Immediatamente vi poniamo sotto la Maestà imperiale e vi diamo, domine Abate, e
ai vostri successori in perpetuo la licenza di riscuotere o far riscuotere in
nome del vostro locale Monastero un pedaggio da tutti quelli in transito nel
vostro terreno dove si dice Para capello …
Dunque li abbiamo trovati?
Si e no, perché i nomi Ponte di Viliano, di Para capello, di Casaglia non ci sono nella memoria dei Crespinesi. Però questo è normale: senza ruderi o documenti i nomi tramandati solo per via orale si perdono nel giro di tre o quattro generazioni e dal 1160 ne sono passate circa 35 se poniamo che una generazione sia pari a 25 anni. Nel caso di Pontem Para capellum, siccome c’è solo una “p” è possibile un’ altra etimologia: in latino capella è la capra e quindi il nome del ponte potrebbe significare prepara la capra ossia preparati a mungere o a pagare in natura il passaggio se non hai i soldi.
Si,
ce ne sono due bellissimi. Uno è Ponte a Ruscello, a metà strada fra Razzuolo e
Ronta, descritto qui accanto.
Un altro è il Ponte sul fosso di Carpineta, sotto Pulicciano, nella vecchissima via che porta anche oggi a Luco. Si percorre in macchina salendo verso Ronta quando il passaggio a livello di Panicaglia è chiuso.
Per ampliare sul blog
24 ott 2023 Il Passo della Colla
12 mag 2020 Le vie del commercio fra l’Adriatico e il Tirreno
8 feb 2021 Al chilometro uno
22 apr 2016 Un trekking a Casaglia
26 apr 2012 La Faentina dei Granduchi
8 nov 2012 Il Castellaccio
11 febbraio 2017 Una vestigia da recuperare
7 dic 2015 I frati di Crespino














