Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

giovedì 11 ottobre 2012

Il contratto


La Tipografia Ravagli di Marradi 
stampa i “ Canti Orfici”- 1914
di Luisa Calderoni


La porta della vecchia tipografia. 
Nella lapide c'è scritto:

In questo edificio ebbe sede la tipografia Ravagli dove nell'estate del 1914 furono stampati i Canti Orfici di Dino Campana con il contributo di 44 sottoscrittori marradesi a cui va la nostra gratitudine.
Marradi 7 giugno 2010
Il Centro Studi Campaniani Enrico Consolini
L'Amministrazione Comunale



Trascrizione completa del Contratto 
per la stampa del libro

Io sottoscritto mi impegno di stampare mille copie del libro Canti Orfici del Sig. Dino Campana entro il mese di luglio p.v. alle seguenti condizioni:
  • Primo: il prezzo combinato è di Lire quaranta al foglio di sedici pagine ciascuna delle quali avrà un formato di stampa di centimetri sedici per sette in carattere corpo dieci. La copertina dovrà essere in carta a mano grigia con titolo in rosso. Il libro sarà legato e pronto rivendere (sic)
  • Secondo: all' atto del contratto mi vengono versate lire centodieci (110). A garanzia del restante mio avere il Signor Campana mi lascerà in deposito le copie stampate che io conserverò fino a che non mi sia ricoperto del mio avere mediante la vendita.
  • M’impegno però a far pervenire appena stampate venti copie all’autore e di consegnare ai componenti la nota dei sottoscrittori consegnatami e da me e dai signori Campana e Bandini firmata le quarantaquattro copie già pagate.
  • Terzo: Il prezzo del libro è di lire due e cinquanta. Ai rivenditori solamente concederò lo sconto in uso però se entro il 1914 non mi sarò ancora interamente ricoperto del mio avere avrò piena libertà di vendita a qualunque prezzo.
Data del presente contratto Sette Giugno Millenovecentoquattordici, sottoscritto in Marradi.

Bruno Ravagli
Accettato in ogni sua parte da me
Dino Campana



Luigi Bandini testimonio
Fabroni Camillo teste          



          La tipografia Ravagli in via Fabroni, in una foto d'epca

mercoledì 10 ottobre 2012

Lanfranco Raparo


e il teorema
di Pitagora
di Claudio Mercatali



Il teorema è ben noto e il prof. Raparo, insegnante di Disegno per tanti anni a Marradi, che era anche un ottimo vignettista, immaginò un Pitagora pensieroso e un po' perplesso intento a formularne l'enunciato.

Dai suoi colleghi di matematica apprese che la relazione pitagorica vale non solo per i quadrati ma per qualsiasi poligono regolare (cioè con i lati uguali). Dunque si può dire, per esempio, che il triangolo equilatero costruito sull'ipotenusa è equivalente alla somma dei triangoli equilateri costruiti sui due cateti, oppure il pentagono regolare ...

Questo fatto lo incuriosì e lo spinse a fare altre vignette, con un Pitagora sempre più impegnato e perplesso, come si vede qui accanto, in questo manifesto molto noto, che è stato esposto per trent' anni nell'atrio delle Scuole Medie.


Ma è vero? Vediamo:

A) Se un triangolo ha un cateto di 3cm e uno di 4cm il quadrato sull' ipotenusa è di:    32 + 42 = 25cm2
e quindi l'ipotenusa è 5cm.

  
B) Se costruiamo dei triangoli equilateri sui cateti di questo stesso triangolo otteniamo che:

triangolo su un cateto + triangolo sull'altro cateto = 3 (base) x 1,5√3 (altezza) : 2 + 4 x2√3 : 2 =
2,25√3 + 4√3 = 6,25√3 cm2 (L'altezza nei triangoli equilateri è uguale a metà base per √3)
Anche il triangolo sull'ipotenusa ha un'area di: 5 x 2,5√3/2 = 6,25√3 cm2

Per tutti gli altri poligoni non servono calcoli, perché sono formati da tanti triangoli equilateri.
Tutto questo vale anche per i semicerchi? Secondo i disegni di Raparo parrebbe di si. Provate voi.


lunedì 8 ottobre 2012

L'aspetto


Ma com’era Dino Campana?
1a Parte
di Luisa Calderoni



Se dobbiamo dare ascolto a chi lo conobbe, nel cercare di dare un volto a Dino Campana, a volte, ci troviamo di fronte a descrizioni contraddittorie che non calzano con l’immagine più nota del poeta, quella autografata (?) che sul retro reca la scritta:
“ Dino in data 10 agosto 1911 a Marradi”.


In questa foto Dino, quasi ventiseienne, è elegantemente vestito secondo i dettami borghesi della moda del tempo e mostra un volto sereno, mansueto, curato e certamente bello.
E nulla nell’aspetto fisico può far pensare al dramma che è dentro di lui e che non tarderà a manifestarsi anche in cruente esternazioni che lo videro protagonista anche Bologna.
Dopo appena un anno, quando arriva entra nell’ambiente goliardico bolognese, Dino, se non sembra aver tralasciato la cura del viso, appare  sicuramente più trasandato nel vestire. Con queste parole il Ravagli lo descrive nella sua opera “ Dino Campana e i goliardi del suo tempo” :

“ Tarchiato, biondastro, di mezza statura (…) aveva una capigliatura biondo-rame folta e ricciuta, che gli incorniciava un viso di salute: due baffetti che s’arrestavano all’angolo delle labbra, e una barbetta economica che non s’allontanava troppo dal mento”. Per quanto riguarda l’abbigliamento, parafrasando il Ravagli, girava per Bologna tutto intabarrato in uno strano cappottone dalle cui tasche uscivano fogli manoscritti che non abbandonava mai poiché, in ogni momento, poteva sentire il bisogno di togliere, limare o aggiunger qualcosa a quanto già prodotto".


Il primo scritto in cui cerchiamo informazioni sui connotati di Dino Campana e che attesta la richiesta di passaporto, risale al 9 settembre 1907 quando Dino fa domanda per il documento di espatrio per recarsi a Buenos Aires. Questo documento  non ci fornisce informazioni sulla fisionomia di Dino Campana ma solo dati anagrafici e la generica professione di “ scrivano”.


Nel maggio del 1909 Dino Campana fa richiesta di un nuovo passaporto, questa volta per la Svizzera, ma ancora una volta non abbiamo notizie sul suo aspetto…

Al Signor Sindaco di Marradi

Il sottoscritto fa rispettosa istanza alla S.V.al fine di ottenere un passaporto Governativo per la Svizzera Con rispettosa osservanza
Dino Campana di Giovanni
Marradi 12 maggio 1909


Nel 1916 Dino Campana, tornato a Marradi, fa domanda per ottenere il passaporto per l’interno, fornendo una serie di dati sulla propria fisionomia:



Se nella precedente domanda per il passaporto, fatta nel 1907 per recarsi a Buenos Aires, Dino risultava esercitare l’attività di scrivano, nel foglio di via emesso il 17 settembre 1917, Dino è diventato “pubblicista” e gli occhi del poeta da cerulei, così come li descrive il Ravagli nell’opera citata, son diventati castani!!!!



E così l’immagine che ci resta Dino risulta ancora più incerta e sfumata dall’oblio del tempo, da un lato legata alla bella foto giovanile, dall'altro alla foto, forse l'ultima,  che ,secondo il Dottor Pariani,  di malavoglia Dino si fece fare a Castelpulci.








                 Dino Campana a Castelpulci