Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

sabato 11 luglio 2015

1924 La ristrutturazione del municipio

Si riparano i danni 
del terremoto del 1919

ricerca dell'archivista Mario Catani




Il 1919 tirò il terremoto, il più forte a memoria d'uomo. L'epicentro fu a Vicchio ma la scossa produsse danni anche a Marradi. Dalle cronache sappiamo che crollò una parte della chiesa di S.Lorenzo, in particolare l'abside, e sotto le macerie morirono il sagrestano e un chierichetto.
In paese non ci furono altri crolli ma i danni strutturali furono tanti. Che cosa sono? Questo termine un po' tecnico indica le crepe, i dissesti interni, l'inclinazione dei muri e dei solai e quant'altro può succedere ad un edificio che non crolla ma che però rimane lesionato.




Questi danneggiamenti a Marradi furono moltissimi, come si capisce dalla gran quantità di catene e tiranti che ci sono nei vecchi edifici del centro storico. Anche il Municipio subì dei danni, che vennero riparati nel 1924 quando si trovarono i soldi per farlo. L'ing. Vallini ,un tecnico di fiducia del Comune, rilevò una piantina precisa della Casa Comunale, che è questa qui di seguito.



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Fra le cose più notevole possiamo notare che l'edificio aveva solo cinque archi di loggia e non sette come oggi, al pianterreno c'era il locale delle carceri (che furono chiuse dopo pochi anni) e la sala consigliare, di otto metri per otto circa, era al primo piano, dove ora ci sono gli uffici della segreteria. Invece al piano secondo c'era l'Anagrafe ...


 


























































Fonte: documenti dell'Archivio storico del Comune di Marradi, filza dell'anno 1924, trovati dall'archivista Mario Catani.







lunedì 6 luglio 2015

1916 La strada di Casa Vigòli

le proteste degli abitanti
per l'incuria del luogo
ricerca di Luisa Calderoni




Marradi, 1802.
Stampa di F.Fontani



Il via di Casa Vigoli è una strada antica. E' l'unico accesso dal paese alla sponda sinistra del Lamone. E' uno degli angoli caratteristici di Marradi, usato già da Francesco Fontani come punto di vista per la sua famosa litografia, che si vede qui accanto.
Oggi il vicolo prosegue, si allarga, diventa via Francini e arriva fino al Ponte dell'Annunziata, ma fino agli anni Sessanta questa straduccia andava avanti fino al molino e poi finiva.
  



Ai Signori Componenti del Consiglio Comunale

I sottoscritti, ai quali specialmente interessa la viabilità del vicolo di Casa Vigòli, fanno rispettosa istanza a codesto Onorevole Consiglio affinché a spese del Comune venga riparato e ove manca assolutamente costruito il pavimento in detto vicolo all'imbocco del medesimo  fino all'imposta delle colonne pel castello d'accesso ai prossimi molini.
Lo stato attuale di detta strada la rende quasi impraticabile specialmente nei giorni di pioggia o di neve ed i bambini obbligati a frequentare le scuole nel centro del Paese, sono costretti ad accedervi, specie i meno calzati, tutti umidi e fangosi con grave danno per la loro salute.
Non è quindi un lusso che si domanda ma una necessità che si impone in un braccio di strada del Paese ove abitano persone esse pure soggette alle tasse al pari di tutti gli altri paesani; i quali attendono i compensi pari agli oneri loro imposti.




Non è il caso di rilevare l'opportunità di riparare la detta strada, basta la visita di chiunque esso sia per riconoscere non la necessità ma l'urgenza del provvedimento.
La spesa poi non dovrebbe essere che lieve inquantoché pel poco attrito che ha la strada possono servire benissimo i materiali di rifiuto tolti dalle via principali del Paese.
Far eseguire il lavoro in questi tempi è anche un provvedimento lodevole del Comune sia dal lato estetico ed igienico sia dall'occupare qualcuno che attende lavoro.








Confidano pertanto i sottoscritti in codesta Saggia Amministrazione alla quale anticipano la dovuta 
riconoscenza.



                       
Marradi 16 febbraio 1916

Ravagli Silvestro, Betti Arturo, Pazzi Matteo, Fabbri Pietro Federico Bombardini, Ciottoli Antonio, Giovanni Donatini, Alpi Gaetano, Vincenzo Mughini fu Antonio, Giuseppe Torriani, don Tommaso Carmonini, dott. C. Mughini, Giovanni Mughini.

  



I fregi delle facciate di questo vicolo, alcuni portoni e lo stemma mediceo sono coperti dal
vincolo delle Belle Arti.










Queste sono le schede del vincolo 
architettonico con la descrizione 
e la numerazione.







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Fonte: Archivio storico del Comune di Marradi





mercoledì 1 luglio 2015

Con Dino Campana a Orticaia

Un trekking da Marradi
alla casa  amata 
dal poeta
ricerca di Mario Catani
e Claudio Mercatali





Orticaia è una casa in cima a un monte, nella parrocchia di Gamberaldi, proprio al confine con L'Emilia Romagna. Nel 1910 era di Angelo Costa, figlio di Caterina Pescetti, discendente da una antica famiglia marradese di notai e scritturali. 
La casa era divisa in due parti, una padronale di tre o quattro stanze, e una per il colono. Invece la casa di famiglia dei Pescetti e dei Costa era a Marradi in via Pescetti, che appunto prende il nome da un loro parente, scrittore del Seicento. Era a pochi metri dalla casa di Dino Campana ma una bomba d'aereo la rase al suolo nel 1944. 
Forse i genitori di Campana confidarono ai vicini le loro preoccupazioni per il figlio, che nell' autunno 1910 era tornato stremato e agitato dal pellegrinaggio a La Verna e forse Costa  offrì la sua casa di campagna perché Dino potesse stare un po' tranquillo. Questo fu il primo soggiorno del poeta a Orticaia e altri ne seguirono negli anni successivi.





Ripercorriamo la strada da Marradi a Orticaia, ma non quella attuale, costruita quasi tutta dal Consorzio di Bonifica di Brisighella negli anni Cinquanta. La vecchia via si imbocca dal podere Il Corno, prendendo una campestre sulla destra che porta verso il podere Poggio Lungo.


La vecchia strada per Gamberaldi

Giovanna Diletti Campana, la cugina, ricorda di averlo visto tante volte passare:

"Egli stava molto a Orticaia, noi avevamo allora una modesta villetta in campagna al Corno, e per andare a Orticaia egli passava davanti alla nostra. Una volta si fermò e stette a desinare da noi. Fu tanto allegro e di buon umore che se ne andò via di mala voglia ...".


La vecchia via è ripida, passa sotto Poggio Lungo che è il posto di cui parla la cugina Giovanna Campana e dopo una serie di tornanti arriva alla chiesa di Gamberaldi. 
E' antica, faticosa, a mezza costa, sorretta da un muro lunghissimo che deve essere costato una fatica incredibile a chi nei secoli passati lo costruì.

E' una tipica strada "dei passi perduti", abbandonata e sostituita dalla viabilità odierna, ma piena di suggestioni, come sono spesso i percorsi frequentati per tanti secoli.


Il poeta parla di Orticaia descrivendo il suo pellegrinaggio a La Verna, in una delle prose più belle della letteratura del Novecento.
La descrizione c'è anche nel manoscritto perduto e ritrovato Il più lungo giorno, identica a quella dei Canti Orfici ma con qualche dettaglio in più e ora useremo questa:

8bre E' la fine del pellegrinaggio

Sono capitato in mezzo a buona gente. La finestra della mia stanza che affronta i venti e una vedova già serva padrona di un nobile romagnolo, il figlio povero uccellino dai tratti dolci e dall' anima indecisa, povero uccellino che trascina una gamba rotta e il vento che batte alla finestra dall' orizzonte annuvolato, i monti lontani ed alti, il rombo monotono del vento. Lontano è caduta la neve. La serva padrona zitta mi rifà il letto e l'aiuta la fanticella. Monotona dolcezza della vita patriarcale.


Siamo sicuri che il poeta parla 
proprio di Orticaia?
Si, perché lo disse lui stesso al medico Carlo Pariani, nel manicomio di Castelpulci e il dottore lo scrisse nel suo famoso libro. Dino aveva una camera nella parte padronale della casa.




Chi era
... il povero uccellino dai tratti 
dolci e dall'  anima indecisa  ... ?





Mettendo assieme quello che dicono il poeta, il dottore e i dati dell' Anagrafe di Marradi, si ricava che Angelo Costa, nato a Riolo Terme, possidente, era il "nobile romagnolo" perché sua madre era della aristocratica famiglia Pescetti.


Sposò Caterina Nati, analfabeta, di dodici anni più giovane, dopo aver avuto da lei Pietro, nato nel 1902 e invalido. Il bambino aveva otto anni al tempo del soggiorno di Campana a casa sua.

E così fra i pochi personaggi maschili dei Canti Orfici, dopo il Russo e Regolo Orlandelli forse possiamo mettere Pietro Costa, l'uccellino di Orticaia ...





La casa dei Pescetti (e dei Costa) era un edificio di pregio architettonico coperto dal vincolo delle Belle Arti. Fu rasa al suolo da una bomba d'aereo nel 1944, mentre la casa dei Campana, che è lì accanto, non subì danni.



Il vincolo architettonico del 1928


Che cosa si vede da Orticaia e dai monti intorno, che senz' altro il poeta 
avrà girato in lungo e in largo?


Il Lavane e la corona di monti percorsi nel ritorno dal viaggio a La Verna, visti dal podere Perdolina.








Marradi visto dal Passo di Giugòla,
 sottostante a Orticaia.


La scheda dell'anagrafe di Marradi dice che Pietro Costa si trasferì a Pisa nel 1942 e da qui a Scarperia fino al 1946. L'anagrafe di quel comune ci dice che era residente alla Casa di Salute S.Francesco, un ricovero per disabili.  Dal 1946 al 1948 fu residente a Marradi, poi di nuovo a Scarperia ... e infine alla Piccola Casa di Riposo del Cottolengo di Pisa.


Da qui scrisse questa cartolina al sindaco di Marradi, che si era interessato della sua infermità. Senza volerlo Pietro scelse un soggetto che calzava molto bene con il nomignolo che gli aveva dato Dino Campana.



Fonti: Archivio storico e anagrafe del Comune di Marradi. Le ricerche dei documenti sono state fatte dall' archivista Mario Catani.
La ricerca sul vincolo architettonico è di Luisa Calderoni. Le notizie su Orticaia vengono da Vittorio Pratesi, perché suo padre acquistò il podere dai Costa nel 1925.