Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

mercoledì 30 settembre 2015

L'acqua con la mezzina

Tanti modi
per attingere acqua
Ricerca di Vincenzo Benedetti







Fino a una cinquantina di anni fa "l'acqua in casa" era privilegio di pochi. Quasi nessuno aveva la cucina con il lavello e il rubinetto dell’acqua calda e fredda. La regola era l’acquaio di sasso o graniglia dove sopra stavano il secchio e la mezzina. 

Che cos’era la mezzina? Era una brocca per l’acqua da bere, che le donne di casa andavano a prendere alla sorgente, alla fontanella o al pozzo. Era uno dei compiti tipici della massaia e così nelle foto qui di seguito non si vedrà nemmeno un uomo.



A Marradi le cose andavano meglio che altrove, perché a fine Ottocento l’acquedotto del Poggio degli Allocchi (a Crespino) permise di portare in paese l’acqua trovata mentre si scavava una galleria della ferrovia Faentina.


Via Talenti nel 1887 circa. Sono in corso i lavori di demolizione di un edificio, per allargare la strada. Si vede che la vecchia fonte del Settecento è ancora intatta (Nel disegno c'è la planimetria di un progetto antico fatto per alimentarla).







Via Talenti alla fine dell'Ottocento . 
Le demolizioni sono finite, la strada è larga come ora e la fonte è rimasta un po' in mezzo alla strada.









Marradi all'inizio del Novecento: la vecchia fonte in mezzo alla strada intralcia il traffico del carretti e dei barrocci. Per questo viene demolita e sostituita da questa fontana, alla quale le donne del paese attinsero acqua per decenni.





Il comune allacciò la rete idrica del capoluogo a questa nuova condotta e così i marradesi ebbero una decina di fontanelle di ghisa in vari punti del paese. Chi non abitava nel capoluogo si serviva da acquedotti rurali o direttamente dalle sorgenti vicino a casa. C’era anche qualche pozzo in muratura, di quelli dove si cala il secchio, tanto per intenderci.

Vediamo i vari casi:
La fonte principale del paese era in via Talenti, attiva già dal Settecento e forse anche prima, e attingeva dall’acquedotto di Sambruceto, di cui avremo modo di parlare un’altra volta.



Una fonte dell'acquedotto 
di Sambruceto
era agli Archiroli




Questo acquedotto è stato attivo fino alla fine degli anni Sessanta, poi venne sostituito dall’ acquedotto Consorziale della Valle del Lamone, che attinge dal Fosso di Campigno, al podere di Ravale, e oggi è la principale fonte di approvvigionamento per Marradi ma anche per Brisighella e in parte per Faenza.


Un altro acquedotto storico è quello di Vangiolino, attivo anche oggi, che alimenta la parte del paese prossima alla stazione ferroviaria.



Lina Samorì fra poco prenderà l'acqua
 dall'acquedotto di Vangiolino 
(è un podere a metà strada 
fra Marradi e Gamberaldi)





C’erano anche i pozzi cilindrici scavati a mano, rivestiti da muri in pietra che devono essere costati una fatica incredibile a chi li costruì. 
Il funzionamento di questi pozzi è semplice: la muratura, lasciata di proposito con tante fessure fra le pietre, faceva da dreno ai terreni circostanti e il pozzo si riempiva.

Il pozzo drenante più famoso 
del comune di Marradi è quello 
del Castellaccio,
profondissimo, medioevale, è così vecchio che non si sa di preciso quando sia stato scavato.









Il pozzo di S. Adriano è più recente e dalle delibere del Comune conservate nell'Archivio Storico sappiamo che fu scavato alla fine dell'Ottocento. Oggi è inattivo, murato alla bocca, ma il sottostante è ancora intatto.













Chi era ricco, come i Torriani,
poteva permettersi di scavare
un pozzo privato apposta per sé:










Chi non era ricco andava alla fonte dell'acquedotto rurale della sua frazione, come sta facendo Angela Farolfi  (era la mamma 
del geometra Aurelio Moretti, per tanti anni tecnico del Comune)




... oppure attingeva 
a una fontanella pubblica...


Clicca sulle immagini 
se le vuoi ingrandire






Certe fonti versavano (e versano)
 acqua di qualità da sorgenti 
profonde e perenni,
come quella di Coltreciano, meta 
di escursioni estive anche oggi. 










Ci sono anche poderi che, per la felice condizione del loro sottosuolo, hanno
acqua abbondante senza necessità
di acquedotti.








Fonte dei documenti: Collezione fotografica di Vincenzo Benedetti


venerdì 25 settembre 2015

1917 Dino Campana per l'ultima volta a Campigno

 L'alba, la fonte e ... il rospo
ricerca di Claudio Mercatali




... come un fauno deluso ...
(dipinto di Pal Merse)


Dalle lettere scritte a Giovanni Papini, sappiamo che nell' estate del 1917 Dino Campana passò molto tempo nelle montagne attorno a Marradi, specialmente nell' amata valle di Campigno.

Ora siamo nei primi giorni d'autunno del 1917, probabilmente proprio nella valle di Campigno, in un punto dove scorre dell' acqua fredda in un pozzetto sotto una cascatella. Nella strada vicina un crapaud, un rospo, sta in mezzo e Dino avvilito e scoraggiato per la sua condizione, si immedesima. E' mattina presto e il sole non si è ancora levato sopra i castagni.

Dino Campana a Giovanni Papini
via Colletta 10 Firenze

 Come un fauno deluso prendo il ghiaccio dell'acqua di un bacino sotto una cascatella montanina. Il sole non s'affaccia ancora dietro i castagni. Incontro nel ritorno l'amico notturno crapaud illuso dalla freschezza dell' acquazzone. Povero Dino. Non restare in mezzo alla via ti schiacceranno. Ma lui resta in mezzo alla via. Sono nate fuori le cavallette e mi saltano intorno con ruote rosse. Pure in tutto c'è una certezza che io ... (c'est un secret par tous connu). Devo farmi coraggio?                                                                                                              Marradi 25 settembre 1917


Il poeta è consapevole che la sua malattia sta prendendo il sopravvento e si rende conto che c'è una certezza per lui ...
Dopo quattro mesi venne ricoverato definitivamente a Castelpulci e  non uscì più.

 
Dov' è questo posto?

La cascatella, la strada, il castagneto sono tanti indizi che fanno pensare alla Fonte del lago, una sorgente al Lago di Gamberara, che al tempo di Campana si era formato da pochi anni a seguito della cosiddetta Frana del 1899.


La strada di allora passava dal podere E Trè, nella parte opposta del fosso rispetto a quella di ora e tenuto conto di questo tutto torna.







Facciamo una prova oggi

23 settembre 2015,
al mattino.



Per verifica aspettiamo lungo la vecchia via che il sole si alzi oltre le cime dei castagni dei poderi Ravale e Scalelle, proprio quello dove avvenne la famosa battaglia del 1358 e poi andiamo verso Marradi dalla vecchia via passando il torrente al bivio per I Faldi.
La strada antica c'è ancora, intatta, piana, e si percorre bene. Dopo la casa detta E Trè si ricongiunge alla viabilità di oggi al podere Ravale.

Questa ricostruzione non sarà una fantasia? Può darsi, però nella valle di Campigno non c'è un'altro posto che corrisponda così bene alle parole del poeta.



Fonte: Per la lettera a Papini: Gabriel Cacho Millet, Souvenir d'un pendu p.219


sabato 19 settembre 2015

La Fornace Marcianella


Breve storia
 di una fabbrica di laterizi
ricerca di Vincenzo Benedetti




Marciana e Marcianella erano due poderi appena fuori Marradi, dalla parte di Faenza. Il primo si estendeva nell' attuale piazzale della stazione, fino a Casa Gondi e oltre.
Era così grande e importante che nelle carte antiche il nome indica tutta la parte di Marradi oltre il ponte sul Lamone, quella che oggi in dialetto si chiama Jum Marè (Marradi basso).

Marcianella era un podere più piccolo, corrispondente ai terreni dell' attuale Vivaio Forestale. A Marcianella c'è "la terra buona" ossia bruna e senza sassi, fertile e ottima anche per fare i mattoni. Infatti ogni tanto nell'Archivio Comunale si trova traccia di attività di fornace, fino dal Seicento. Tutte queste cose le sapeva benissimo anche Giuseppe Torriani, che nel 1920 decise di comprare il sito per costruire una moderna fabbrica di laterizi. L'edificio fu completato nel 1921 e il 16 marzo di quell' anno cominciò la produzione.

La fabbrica andò avanti per circa dieci anni, spesso in difficoltà. Cambiò ragione sociale due o tre volte, come si può leggere nelle schede della Camera di Commercio di Firenze che sono qui accanto. Il proprietario fu sempre Giuseppe Torriani, con alcuni soci minori.




Clicca sulle immagini 
se le vuoi ingrandire


Nel 1923 occupava 19 operai, come dice lo stesso Torriani in questa lettera al Sindaco, però era in difficoltà per mancanza di commesse.

Nel 1930 circa, a seguito della grande crisi economica del 1929 chiuse per fallimento. Il crac coinvolse anche la Banca di Credito e Sconto, cioè la piccola banca marradese attiva dal 1860, che venne rilevata dalla Cassa di Risparmio di Firenze. Per pagare i debiti Giuseppe Torriani dovette vendere la fattoria di Galliana, bene di famiglia dal Settecento.



Giuseppe Torriani, con il cappello bianco, parla dei laterizi della sua fornace con il direttore Armando Bartolini.



Dalle schede della Camera di Commercio di Firenze la fornace risulta esistente fino al 1937. Non produceva più niente, e l'attività commerciale consisteva nella vendita dei laterizi dello stesso edificio, che venne letteralmente "smontato" tanto che non è rimasto niente.



Giuseppe Torriani e Armando Bartolini mostrano un manufatto della fornace Marcianella.


Oggi in quel sito c'è solo la palazzina dell' ex Amministrazione, che è un condominio di tre vasti appartamenti. In compenso è rimasto il nome e a Marradi, quando si dice " ... alla Fornace ..." si intendono i campi oltre la ferrovia Faentina, dopo il Ponte del Vivaio.



I mattoni e le marsigliesi 
venivano caricate in 
questa particolare carriola.


Come si vede i piazzali
della Fornace Marcianella
erano pieni di laterizi











Il trasporto dalla fornace 
ai cantieri edili veniva 
fatto soprattutto con 
carretti trainati da muli,
perché negli anni Venti
i veicoli a motore qui
da noi erano una rarità.






L'edificio era tutto di mattoni,
con una facciata molto elegante
(foto di Giuseppe Farolfi)










Dopo il fallimento, per recuperare
almeno in parte i soldi persi, il
proprietario fece demolire la fabbrica
per vendere i mattoni
di cui era fatta.




Questi sono gli operai addetti alla demolizione:
In primo piano, da destra: Alfredo Parrini 
(con la coppola) Alfredo Bartolini (in giacca
e cravatta) e Luigi Billi (con il cappello
 a larga tesa)








Rimase solo l'edificio dell'Amministrazione,
che oggi è una casa privata con alcuni
appartamenti.
(la foto d'epoca è di Giuseppe Farolfi)













Fonti: Camera di Commercio di Firenze, Archivio storico del Comune di Marradi.