Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

giovedì 7 novembre 2019

1944 Lo sfollamento delle suore

Le monache del Convento
di Marradi si rifugiano
nel seminario di Cignano
ricerca di Claudio Mercatali

Il cortile
dell'Orto delle Suore

Nell' estate 1944 a Marradi la guerra non risparmiò nessuno. Anche le suore di clausura del Monastero al centro del paese furono costrette a "sfollare" al seminario di Cignano, e poi furono ospitate dal parroco di Lutirano.


L'ex seminario di Cignano oggi.


In fondo non capitò loro nulla di grave, però lo sconcerto di queste donne, sempre vissute dentro un monastero, con i loro ritmi e orari quotidiani fu grande. Ecco come racconta i fatti lo studioso Carlo Mazzotti:

… Il primo bombardamento aereo di Marradi, dell'aviazione anglo americana, avvenne il 5 giugno 1944, circa alle ore 13. Le Religiose, che momentaneamente erano uscite a ricrearsi nel cortile, stavano guardando gli apparecchi aerei sorvolanti, quando d'improvviso si udì un caratteristico sibilo di sganciamento di bombe.
Di gran corsa si precipitarono in cantina, mentre rombavano ai loro orecchi lo scoppiar delle bombe, tremavano i muri, d' ogni parte cadevano i vetri infranti e gli apparecchi roteavano intorno a bassissima quota, in cerca di obiettivi. Col più grande spavento in cuore e terrorizzate, raccolte nel centro della cantina, invocavano da Dio pietà e misericordia e imploravano grazie e aiuti dalla SS. Vergine. Alcune monache rimaste fuori si erano gettate a terra, e si accorsero che varie schegge erano cadute attorno a loro. Non tardò molto a giungere notizia in convento dei disastri accaduti in paese.


Era il lunedì, giorno di mercato a Marradi, quindi affollato di persone. Era stato bombardato il vicino ponte ferroviario sul Lamone, con la zona circostante, ove si trovavano molte persone; erano crollate varie case operaie, la casa del fascio e altri edifici. Numerose le vittime, fra le quali alcuni congiunti di Religiose e persone di servizio al Convento.

Il 7 giugno giungeva a Marradi S.E. Mons. Vescovo per rendersi conto del disastro, dar con conforto e possibile soccorso alla popolazione. Alle Religiose, dopo parole di sollievo e speranza, consigliava di sfollare, e offriva come asilo la Villa del Seminario a Cignano, non essendo prudente rimanere in paese. Dopo alquanta perplessità fu deciso di seguire il consiglio di Mons. Vescovo, cioè di Sfollare a Cignano.


Sabato 10 giugno,  cominciarono i preparativi per la partenza. Vicino alla porta della clausura, si accatastarono i sacchi e i bagagli, raccogliendo ciò che più era necessario alle Religiose.
La mattina della domenica 11 giugno, ascoltata la S.Messa, caricate le masserizie in fretta su di un camion militare tedesco, con lo strazio nel cuore e le lacrime agli occhi le Religiose, circa una ventina, partirono dal convento salutate da poche persone commosse e silenziose.
Rimasero  in Monastero soltanto quattro consorelle: due corali, una conversa e una postulante con la portinaia. Dopo circa tre quarti d'ora giungevano alla Villa Cignano. Ma il contadino custode, non avendo avuto alcun preavviso, ricusava di permettere l'ingresso e di aprire la porta.

... rimasero in Monastero soltanto quattro consorelle …


Già cominciava a piovere e si dovette scaricare le masserizie collocandole sotto un piccolo loggiato. Subito si mandò la notizia al sacerdote Don Russo, parroco di Abeto, il quale, sollecito, venne e ordinò l'ingresso nell' abitazione.

La mattina dopo il parroco celebrò la santa Messa nella chiesina della villa, lasciandovi il SS. Sacramento.  La serra stessa, 12 giugno, giungeva il parroco di Lutirano, don Giuseppe Rossi, il quale provvedeva un certo numero di materassi; così usufruendo delle brande che ivi si trovavano, le Religiose si poterono assestare al meno peggio, iniziando una vita più o meno regolare con l'adempiere i consueti atti comuni.

Il 14 giugno giungeva Mons.Vescovo, il quale celebrava la santa Messa e al Vangelo teneva un commovente discorso. Dopo si tratteneva paternamente con le religiose e concedeva di trasformare in cappella la stanza da studio dei seminaristi conservandovi il SS. Sacramento. Così potevano compiere gli atti religiosi senza il disagio di uscire fuori.


Lutirano 
inizio della strada
per Tredozio


Con pensiero gentile le buone Suore Agostiniane di Modigliana inviavano una buona provvista di viveri, con espressione di sentita e affettuosa commiserazione.
La vita delle religiose sfollate alla Villa Cignano si svolgeva con discreta calma, se pure con penuria di viveri, nei mesi di giugno, luglio, agosto. Molto spaventosa la notte del 28 luglio in cui una grossa bomba fatta cadere a Bulbana fece tremare tutta la casa. I frequenti bengala nella notte facevano vedere tutta la vallata, gli aeroplani andavano volteggiando sempre più in basso nei dintorni della villa e sempre più di frequente cadevano gli spezzoni.

Il 23 agosto i tedeschi operarono nella vallata un grande rastrellamento di uomini, raccogliendoli dalla case e dai campi, per vendicare l'uccisione di un loro soldato. Mentre il sacerdote celebrava la santa Messa per le Religiose, due tedeschi bussavano forte alla porta della villa, tanto che il celebrante dovette sostare alquanto sull'altare e vollero fare una minuta perquisizione in tutte le stanze per vedere se vi si nascondeva qualcuno da rastrellare.

Furono circa 130 uomini, che le Monache videro passare, inquadrati a gruppi e deportati a Forlì, in mezzo allo spavento e al pianto delle madri, delle spose e dei figli. Non contenti di questo i Tedeschi fecero saltare una villa detta Piano di Sotto a poca distanza dalla quale era accaduto il fatto. Il crollo di quella villa, benché distante, fece tremare la villa di Cignano. Alla fine di agosto si sparse la voce che le religiose dovevano sfollare anche da Cignano. Esse scrissero al Mons. Vescovo che rispose che esse sarebbero state accolte a Modigliana. Il 3 settembre giungevano da Marradi le quattro Religiose lì rimaste, perché espulse forzatamente dai tedeschi. Così le Religiose si riunivano tutte a Cignano (...)

Nei giorni 10 - 11 settembre un triste spettacolo si presentava alla vista: colonne di sfollati e profughi provenienti da Vicchio, Dicomano e Campigno, col loro parroco, con carri e mandrie di pecore e di mucche erano di passaggio, dirette, come si diceva, verso Bologna e ad Argenta. Erano scene veramente pietose e lacrimevoli! Facevano pensare che da un momento all'altro si poteva subire la stessa sorte.


A cominciare dal 20 settembre carri e cavalli tedeschi giungevano alla villa Cignano; erano truppe in ritirata. La loro fermata era breve; ma erano incalzate da altre truppe che invadevano la villa, volevano stanze, portavano via materassi, granoturco, animali da cortile e non giovava far ricorso agli ufficiali.



... carri e cavalli tedeschi giungevano
 alla villa di Cignano …

Il rombo delle cannonate si intensificava sempre più. Si udiva il caratteristico sibilo delle granate che passavano sopra la villa. Le Religiose erano confinate a pianterreno, nel refettorio, in cucina, nella dispensa. La vita era resa quanto mai difficile; una semplice tenda le separava dai soldati. Era un continuo andare e venire di nuove truppe; per casa regnava una confusione enorme; le scene ed i contrasti si ripetevano ad ogni momento. La situazione si aggravava di ora in ora. Era evidente che il fronte della guerra si avvicinava di giorno in giorno. Diversi giorni le Religiose rimanevano senza Messa e la Comunione.
  


Lutirano


Il 29 settembre il parroco di Lutirano, don Giuseppe Rossi offriva ospitalità alle religiose nella sua casa canonica, vista la critica situazione in cui esse si trovavano e il pericolo nel quale potevano incorrere in considerazione dei cannoni che erano piazzati nei pressi della Villa.
Ultima a partire fu la madre priora, la quale estratta dal tabernacolo la S.Pisside col SS. Sacramento, se lo portò seco, sotto lo scapolare, di braccetto con una religiosa. Rimasero alla villa Cignano quattro consorelle. Appena giunte per la strada, lo scoppio dei cannoni piazzati presso la villa pose in trepidazione le Religiose, se andare o rimanere. Ma, riposta ogni fiducia nell'aiuto divino, continuarono il viaggio. Giunte a Lutirano un colpo di granata anglo americana diede risposta ai cannoni tedeschi. A Lutirano il reverendo Parroco fece loro generosa e gentile accoglienza; tenute per sé e la sua famiglia soltanto due stanze, pose tutti gli altri vani a disposizione delle Suore. Una pia persona, la signora Tondi, che aveva la sua casa vicinissima alla canonica, offrì alle Religiose cucina refettorio e stanze della sua abitazione. Sembrava che potessero sistemarsi discretamente. Ma subito la prima sera, dopo cena, fu iniziata una serie di cannonate anglo americane. Una granata colpì l'angolo della casa dove stavano. Con uno spavento generale tutte corsero nel rifugio provveduto dal parroco e vi passarono l'intera notte.

Le cannonate si ripetevano furiosamente, per cui la vita era in grave pericolo; tanto che il parroco diede l'assoluzione generale in comune. Tuttavia la mattina si vide che le rovine non erano state così disastrose, come durante la notte era sembrato. Alla villa di Cignano i soldati tedeschi occuparono di mano in mano tutte le stanze e le quattro consorelle rimaste, erano prive dei Sacramenti, confinate in un rifugio, in un sottoscala, presso la cucina, occupate quasi sempre a pulire le scarpe dei soldati asciugare e stirare i loro abiti bagnati dalle piogge frequenti e imbiancarli; attendevano pure al lavoro della cucina per i militari.

Qualcuna, nei momenti di pausa del tiro dei cannoni, dava una capatina a Lutirano e portava qualche cosa alle consorelle. Altrettanto facevano quelle di Lutirano verso Cignano spesso camminando sotto il sibilo delle granate lanciate da ambo le artiglierie e il mitragliamento degli aeroplani. La penuria dei viveri si faceva frequente per le une e per le altre. Qualche rimanenza del vitto dei soldati alle volte diveniva provvidenziale.

Finalmente la sera del 23 ottobre, mentre le Religiose stavano recitando il rosario nel rifugio, a Lutirano, giunse un soldato anglo americano, indiano o cinese che fosse; fece una breve visita senza entrare e partì subito.

  
Fonte:  
Carlo Mazzotti Il Monastero della Santissima Annunziata
di Marradi, Grafica F.lli Lega, Faenza 1960

  

venerdì 1 novembre 2019

I campanili del territorio di Marradi

Tanti modi per sistemare le campane
Ricerca di Claudio Mercatali



L’architetto Carlo de Angelis, autore di un accurato studio sulla Arcipretale di Marradi, dice che spesso un campanile ha una storia diversa dalla chiesa alla quale è abbinato e in origine può non esserci. Dunque ci sono chiese dotate di campanile fin dalla loro costruzione o poco dopo, e sono quelle più importanti o più ricche, e altre nelle quali è stato costruito in un tempo successivo oppure è stato ricavato da una torre edificata per scopi differenti. E poi ci sono le chiese che non ce l’hanno proprio e le campane sono in una vela sul tetto. La casistica è ampia e dipende molto anche dalle disponibilità di denaro della chiesa. A Marradi un esempio di questo è illustrato sopra, nella foto all'occhiello. Qui si applica in pieno il detto “si misura il passo con la gamba”.

Come misurarono il passo i marradesi nel tempo andato, prossimo o remoto?

Fino al '700 e anche un po’ prima, a Marradi l'unica chiesa parrocchiale con un campanile progettato come tale fin dall' inizio era la vecchia Arcipretale di San Lorenzo, danneggiata nel 1661 dal terremoto e demolita nel 1778 per far posto alla attuale.
Però c'era già il campanile della Badia del Borgo e in parte quello del Convento dei Padri Servìti (l’Annunziata).

E tutte le altre?

La chiesa del Convento delle Domenicane con il suo campanile fu costruita nel primo Ottocento e consacrata nel 1838 dal vescovo Folicaldi, come dice una lapide dentro.
Infatti nella nota stampa antica di Francesco Fontani, che è qui accanto, il campanile non c'è.

Clicca sulle immagini se le vuoi ingrandire

A Casaglia fu iniziato da don Enrico Braschi nel 1925, che qui si vede accanto a un traliccio provvisorio dove aveva messo le campane della chiesa nuova edificata da lui stesso.



Quello della chiesa di Crespino è del primo Novecento. C'è una foto dove si vede il paese senza ferrovia e con una semplice vela campanaria.







La storia di questo campanile è semplice e chiara, come del resto quella di Casaglia. Don Fortunato Trioschi fu parroco di Crespino dal 1899 al 1944 quando ...

 

Nella chiesa di San Jacopo in Cardeto fu edificato da don Luigi Montuschi Cavina nel 1904, che a ricordo pose una lapide che c'è ancora e poi divenne arciprete.
Don Michele Tagliaferri nel 1919 lo ristrutturò  dopo il terremoto del 29 giugno 1919. 


Il campanile di San Matteo in Gamberaldi fu eretto nel maggio 1897 e nel luglio successivo la campana maggiore …
… una bella lapide spiega che ...

 


Badia della Valle pur essendo una abbazia dell’alto medioevo ha un campanile  recente, dell' Ottocento. Oggi serve una manutenzione e i lutiranesi stanno raccogliendo i fondi necessari.






 

San Martino in Gattara ha un campanile in mattoni, costruito nel 1963 per sostituire una vela campanaria danneggiata nel 1944. Dunque è recente, anche se assomiglia un po' a quello di San Michele in Tredozio, che fu costruito da don Antonio Tabanelli nel 1898, come si legge in una lapide affissa.



 
Nella chiesa di Salecchio (Palazzuolo) è in parte ricavato dalla torre del castellare degli Ubaldini del Frassino, uno dei tredici demoliti dai Fiorentini dopo il 1372 al tempo della conquista di quel paese. Ce lo dice uno storico fiorentino dell’epoca, nella cosiddetta Cronica d’Incerto, che illustra i fatti.
Lo storico Luigi Santoni, nel suo censimento delle Chiese dell'Arcidiocesi di Firenze (1847) dice che la chiesa dei Santi Egidio e Martino in Salecchio era già attiva nel 1462.


 

Santa Maria in Popolano ha una storia simile a questa e documentata più di recente: il campanile fu ricavato in un tempo lontano dalle rovine di un castellare medioevale, come dice lo storico E. Repetti nel suo Dizionario storico geografico edito nel primo Ottocento.


Stando così le cose come può la chiesa di Sant’ Adriano, una parrocchia che in antico aveva in media 200 - 300 abitanti tutt'altro che benestanti avere un campanile ex solo exurgitur (tirato su dal suolo) se in origine solo due o tre chiese importanti fra le venti e più del territorio di Marradi ce l’avevano? 
Com’è possibile che qui ci sia se per la chiesa Priora di Popolano, dalla quale dipendeva Sant’ Adriano, i paesani si accontentarono di ricavarlo dalle rovine di un castellare?

La risposta è che forse anche a sant’Adriano in un secolo lontano fecero altrettanto e adattarono a campanile una torretta della Corte medioevale che fu di Maghinardo Pagani (XIII secolo), citata anche molto prima di lui come proprietà dell’ Arcivescovado di Ravenna, in un contratto di affitto che è qui accanto. 


Se le cose andarono così tutto questo è molto bello perché significa che la volontà dei popolanesi e dei santadrianesi sopperì alla mancanza del denaro che invece l’arciprete di Marradi e i ricchi monasteri avevano in buona misura. 

giovedì 24 ottobre 2019

Le cooperative di consumo

I marradesi si associano
per l'acquisto
di beni di consumo
ricerca di Claudio Mercatali

 
 
 
 



 
Ci sono diversi tipi di cooperativa: le cosiddette Coop di produzione lavoro hanno per scopo di associare le persone nell'ambito del loro mestiere, per poter accedere ad appalti maggiori, avere maggior forza contrattuale e in genere ottenere condizioni migliori di quelle che avrebbero i singoli. Con queste stesse finalità ci sono anche le Coop di consumo e i Consorzi per gli acquisti, che ci interessano ora. Questi che seguono sono gli atti costituitivi di tre cooperative di consumo fondate a Marradi e a Ronta nel primo Novecento.



 
Atto costitutivo di Società anonima cooperativa denominata Consorzio fra esercenti del Comune di Marradi
 
… L'anno millenovecentosedici il giorno sedici di Maggio davanti a me dott. Giuseppe Abbate di Vincenzo notaro con studio in Marradi in Piazza Guerrini n°3 …


 



comparvero i seguenti signori … della cui identità io notaro sono personalmente certo ... 

 
 
 … Il signor Bandini Odoardo viene delegato dagli altri costituenti ad eseguire ad espletare a favore della Società tutte le pratiche necessarie …
 
 
 
 
  
 
 
 
… dell'intero atto e dell'allegato il notaro ha dato lettura alle parti che espressamente interpellate hanno dichiarato di essere in tutto conforme alla loro volontà e di approvarlo pienamente.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
La cooperativa di consumo di Marradi
 
 
L'anno millenovecento diciannove a questo dì otto del mese di giugno …
 
 
 
 
Io sottoscritto Ufficiale Giudiziario addetto al Regio Tribunale di Firenze … ho affisso nella Sala della Borsa l'Atto pubblico costitutivo della Società Anonima Cooperativa di Consumo popolare in Marradi …
 
 
 
 


 
Il capitale è costituito da azioni da Lire 10 delle quali ogni socio ne ha una …






 



... Gli intervenuti dichiarano inoltre di esonerare gli Amministratori, compreso il cassiere, dal prestare cauzione …

La Società si ripropone di procacciare ai soci tutti i generi di consumo necessari e
indispensabili alla vita.
 
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il primo bilancio

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La Cooperativa di consumo di Ronta