
Il Passo fra Marradi e
Palazzuolo
Ricerca di Claudio
Mercatali
Sant’Ilario è un personaggio da leggenda, della
prima cristianità. A Galeata ne rivendicano la nascita che
sarebbe avvenuta nel 476. Secondo i galeatesi S. Ilaro o Ellero fu asceta ed
eremita e vicino al paese fondò l’abbazia di Sant’ Ellero, dove secondo
loro c’è la sua tomba. Predicatore e camminatore instancabile, percorse buona
parte della Romagna Toscana.

E’ patrono di Galeata
e di Lugo di Romagna. Si festeggia il 15 maggio. Le vaghe notizie su di lui
emergono dalle nebbie dell’ Alto Medioevo e da quelle ancora più fitte dei
secoli prima. Dunque bisogna prenderle così come sono. Però questo frate un po’ scalcagnato ha un non so che di simpatico
e forse per questo è ancora oggetto di culto popolare. In
maggio a Galeata la sua chiesa è meta di pellegrini, che scendono nella cripta
per ricevere la benedizione per la guarigione dal mal di testa. La tradizione
popolare immagina che la cripta sia la cella dove S.Ellero pregava e al foro
nella sua volta i fedeli accostano il capo porgendosi alla benedizione per
essere sanati dalle emicranie.
Di sicuro passò anche qui da noi da quella che
appunto si chiama Colla di Sant’ Ilario e mena da Marradi a Palazzuolo. Al
Passo, nella villa Andreani, c’è ancora una stanzina con un suo quadro antico.
Secondo il ricordo di una signora di Palazzuolo la villa era l’ arrivo delle
processioni fatte per “chiedergli l’acqua” ossia per invocare la pioggia e suo
babbo quando era bambina la mandava a pulirla prima che arrivasse il prete.
Altri mondi.
Dalla Colla verso Marradi si vede il Lavane, il monte più alto del territorio, con i suoi 1242m e la vetta tripla. La visuale è ampia e gratifica lo sguardo in tante situazioni, come si vede in tutte queste foto.
Questa zona dell’appennino è di incontro fra due venti: se prevale la Tramontana il cielo è sereno e la giornata è fredda. Se prevale la Corìna, che spira da sud il cielo è nuvoloso, è caldino ma l’aria è umidiccia.
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Di solito la temperatura cala con la quota
ma a volte succede il contrario. Se di notte è molto freddo l’aria umida a
contatto dei suoli del fondovalle forma la nebbia. All'alba la vetta
dei monti si scalda prima dei fondovalle e si verifica “l’inversione termica” ossia in quota
la temperatura cresce.

Il sito era importante nell’Alto medioevo, perché la Colla di Sant’Ilario e il Poggio di Santa Lucia, che è accanto, sono a metà strada fra il Castellone di Marradi e la Roccaccia di Palazzuolo.
Qui c’è un’ampia visuale che favoriva il controllo del territorio al tempo degli Ubaldini e dei Pagani di Susinana. Ecco qui accanto Santa Lucia, protettrice della vista, che un po’ perplessa regge due occhi in questo quadro di Francesco del Cossa (Bologna, 1436 – 1478).
In pratica se qualche suo parente accendeva un fuoco o gli faceva qualche segnale con il fumo, Maghinardo Novello degli Ubaldini dal suo castellare al Frassino poteva sapere se qualche ostile milizia fiorentina valicava il Passo della Faggiola o saliva da Marradi. Altri mondi.
Nel settembre 1916 passò di qui anche Dino
Campana, di ritorno a Marradi da Casetta di Tiara, che scrisse a Sibilla Aleramo:
“Mi sono messo in viaggio questa mattina con un tempo
magnifico e per tutta la mattina ho pensato a te come per raccoglierti intorno
gli ultimi splendori della bella stagione nei prati umidi, un verde intenso di
velluto …”
Tutto questo pian
piano svanisce con il tempo, perché i secoli non passano invano. Però il futuro
si sogna, il presente si vive e il passato si deve ricordare.
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