Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

domenica 17 settembre 2017

L'Ospedale di Marradi negli anni Venti

Gli acquisti e i sogni
 ricerca di Claudio Mercatali



L'Ospedale visto dal Monumento
ai Caduti (1926)


I primi anni Venti del Novecento furono molto positivi. La guerra era finita, il fascismo era già al potere ma non si era ancora manifestato nella sua realtà più negativa, l'economia era in ripresa e il progresso rendeva ottimisti.


1923   Il Commissario Prefettizio Angelo D'Eufemia, a Marradi con funzioni di sindaco, era convinto che l'Ospedale dovesse gestire una farmacia, aperta anche al pubblico, in aggiunta alla Farmacia Ciottoli. Per questo scrisse alla Casa Farmaceutica Carlo Erba per un preventivo e da Milano gli risposero così:

2 luglio 1923
Ill.mo Sig. Commissario
Regio Ospedale S.Francesco
MARRADI

... Non mi è possibile dare, neppure con approssimazione, un preventivo di spesa per l'impianto di una farmacia, dato che mi manca qualunque elemento di giudizio circa i bisogni e gli scopi cui essa dovrà rispondere, le qualità e le quantità di medicinali di cui si vuole fornirla ...


Di norma il Commissario Prefettizio ha un mandato di pochi mesi per l'ordinaria amministrazione e non toccherebbe a lui avanzare proposte innovative o straordinarie. Però questo dr. Angelo D'Eufemia era un decisionista e insistette:


25 agosto 1923
Spett. ditta Carlo Erba
MILANO

Ringrazio per la comunicazione fattami con la nota del 2 luglio u.s.
... Si tratterebbe di aprire una farmacia dell' ospedale, che servisse anche per il pubblico. Le quantità e le qualità dei materiali sono tutte quelle che potrebbero occorrere per i bisogni ospitalieri anche per far funzionare una farmacia in una cittadina di oltre 10.000 abitanti, dove ne esiste un'altra ...

Il Commissario aveva alzato un po' il numero degli abitanti, però in effetti al quel tempo il Comune di Marradi era quasi al massimo demografico. La Casa Farmaceutica gli rispose:


14 settembre 1923
Ill.mo Sig. Commissario
Regio Ospedale S.Francesco
MARRADI

Le rispondo con tutta franchezza: i dati forniti sarebbero del tutto sufficienti per sottoporle un progetto di impianto completo. Accadrebbe però inevitabilmente questo: che per quanta cura io mettessi nel fare un preventivo coscienzioso, dopo qualche anno si troverebbe con alcuni prodotti del tutto invenduti e con molti venduti in piccola parte. Ciò perché le esigenze della popolazione di un paese sono diverse da quelle di un altro e varie sono del pari le preferenze dei medici locali ....


1926   All'Ospedale di Marradi si respirava aria di novità: le ditte dei fornitori mandavano di continuo cataloghi con nuove attrezzature, che erano un po' il libro dei sogni per gli amministratori e i dottori.


Dai documenti dell' archivio si capisce che le nuove tecnologie facevano discutere nelle riunioni della Congregazione di Carità (l'Ente che amministrava il nosocomio) e si prendeva seriamente in esame un possibile acquisto, al quale poi magari si doveva rinunciare per mancanza di soldi. Ma anche in questo caso i listini e i cataloghi venivano conservati con cura, per prenderli in considerazione di nuovo alla prima occasione.

Il fascicolo dei listini
per le apparecchiature radiologiche.


Questo ora ci fa comodo, perché sfogliandoli possiamo capire che cosa comprò l'Ospedale o che cosa avrebbe voluto comprare. 
L'attrezzatura più desiderata era la macchina per fare i raggi X, le cosiddette "lastre". Nella filza dell' archivio c'è un intero fascicolo di listini e cataloghi per i Gabinetti Radiologici.


L'acquisto venne considerato più volte e continuamente rimandato: rimase nel libro dei sogni ancora per qualche anno, ma si avverò nel 1932. Qui nel blog c'è un articolo che parla di questo, nell' Archivio tematico dell' Ospedale.


Però venne acquistato un microscopio, con una serie di accessori Koristka s.a., come si vede qui accanto.






La spesa maggiore fu per un moderno letto chirurgico, per il quale non si badò a spese. Negli anni Venti il Reparto chirurgico era quello più importante, tanto che il primario chirurgo era anche Direttore Sanitario dell' Ospedale.



Nel prospetto delle operazioni chirurgiche eseguite nel biennio 1931 - 1932, che è qui accanto, si legge che nel 1931 furono eseguiti 130 interventi e nei primi nove mesi del 1932 altri 85.




Prospetto dell'attività di chirurgia











Dal catalogo della ditta Mannucci,
 fornitrice dell'Ospedale


Nello stesso anno la fabbrica di mobili in ferro Alberto Mannucci, di Firenze, propose i suoi articoli per l'arredo degli ambulatori ed ebbe successo. Così i marradesi furono visitati in ambienti moderni e ben attrezzati.


1927 L'Ospedale si fece carico in parte anche del soccorso e del trasporto dei malati.
La Confraternita di Misericordia di Marradi, in accordo con la Confraternita di Palazzuolo, comprò una moderna ambulanza.

1929   Siamo ormai vicino agli anni Trenta e le nuove tecnologie rendevano disponibili anche le nuove lampade al quarzo e a raggi ultravioletti, di cui si diceva un gran bene.
In effetti oggi noi sappiamo che i raggi UV favoriscono la calcificazione delle ossa, sterilizzano la pelle, eliminano le infezioni batteriche che provocano i brufoli e molto altro. Sappiamo però che l'eccessiva esposizione a queste radiazioni favorisce i tumori e provoca l'invecchiamento precoce della pelle.





A quanto pare le attrezzature che piacquero di più furono quelle francesi in uso nella Clinique de chirurgie de l'Université de Marbourg, ma non vennero comprate perché costavano troppo.











Meno male, perché dalle figure si capisce che l'esposizione ai raggi UV era esagerata.


Fonte: Tutte le illustrazioni vengono
dall' Archivio storico dell'Ospedale
San Francesco di Marradi.



lunedì 11 settembre 2017

11 settembre 1917 Dino Campana nel carcere di Novara

 L'ultimo incontro con Sibilla
ricerca di Claudio Mercatali

Il Passaggio,
romanzo di Sibilla Aleramo

Nel settembre 1917 Dino Campana era un'anima in pena, in piena crisi perché la malattia nervosa di cui soffriva stava prendendo rapidamente il sopravvento. A Novara fu arrestato, vagabondo e privo di documenti. Disperato scrisse a Sibilla questo telegramma.

Anche oggi è l'11 settembre e sono passati 
cento anni esatti da allora:

 

11 settembre 1917
A Sibilla Aleramo, Hotel Manin, Milano

Arrestato a Novara vieni a vedermi.
Campana

Sibilla, che ormai l'aveva lasciato, colse il grido disperato e si rivolse all'avvocato Enrico Gonzales, un noto professionista che poi nel 1946 sarà anche eletto deputato nel Partito Socialdemocratico. Costui scrisse una lettera per il Procuratore del Re di Novara, in cui dava assicurazioni su Campana e chiedeva il suo rilascio. La Aleramo con questa ottenne un colloquio con Dino in carcere.


Lei stessa ci racconta come andò in un capitolo del libro Il Passaggio, pubblicato nel 1919 quando i ricordi erano ancora vivi:


... Uscii un giorno da un carcere, dove tra le sbarre un viso sciagurato m'invocava, sovrano viso che mi chiedeva perdono, caro ahi caro viso ritrovato e per sempre riperduto.

Il carcere di Novara

Più tremenda la mia solitudine mi parve di quella stessa prigione dove si gemeva e dove almeno qualche carceriere assisteva. L'aria lucida, il bel settembre, la gloria candida d'una montagna all'orizzonte, ed io sullo spiazzo, tra il frusciare dei platani, al limitare della cittaduzza ignota, io con nessuno, libera di morire, libera di vivere, nel vento, il vento buono su le ciglia ancora umide.



Novara
... la gloria candida
di una montagna all'orizzonte ...

Era l'acquisto di tutta la mia esistenza o il sigillo improvviso?
 Non in mio potere il rifiutarlo.

Dall'invisibile, in un tempo remoto, m'aveva ben detto una voce: «Ricordati d'aver ascoltato la tua legge». Sì. Tremenda intorno al capo la vastità ariosa popolata di parole ch'io sola sento.
Pure, così sbalzata fuori d'ogni strada dopo tanta strada percorsa, sbalzata dall'umanità se umanità è legame e soccorso tangibile, il mio sconfinamento ebbe lo sfolgorante aspetto della pace.

Ho visto una sola volta, nella piega profonda attorno alla bocca d'una grande morta, qualcosa d'altrettanto ricco e strano. La montagna all' orizzonte fu inondata di rosa, poi ch'era il tramonto; sospeso il vento, il giorno senza avvenire oscillò, solo, per non so quale lunga ora ancora. Alle mie spalle stava la mole della fortezza, il segno di quanto si tenta quaggiù in malvagità e mai realmente si compie.

... alle mie spalle stava la mole della fortezza ...
  
Il fratello condannato si raccoglieva certo in un'irreale soavità, come ancora baciandomi le mani traverso le sbarre. La notte sarebbe scesa su lui racconsolato, s'anche fosse l'ultima della sua espiazione. Ed io seppi quel che non sa il suicida. Il queto annegare delle stelle nelle notti estive può solo darne imagine. Rigano il firmamento, s'avventa dalla terra sulla loro molle scìa il desiderio d'infinite costellazioni di occhi il desiderio, il voto... Nulla di più vivente.




Dopo qualche giorno Dino Campana venne rilasciato e rispedito a Marradi con un foglio di via. La sua deriva era ormai inarrestabile e nel gennaio 1918 fu ricoverato nel manicomio di S.Salvi. Da qui scrisse ancora a Sibilla questo messaggio:

S.A. Istituto francese, via Manin 2, Firenze

 Cara
Se credi che abbia sofferto abbastanza, sono pronto a darti quel che resta della mia vita.
Vieni a vedermi, ti prego tuo     Dino


La poetessa non poteva fare niente per lui e non rispose. Dopo pochi giorni si aprirono per Dino le porte del manicomio di Castelpulci, dal quale non uscì più. Aveva 32 anni.


venerdì 8 settembre 2017

La stazione di Marradi

Breve storia
della stazione ferroviaria
ricerca di Claudio Mercatali

  
Le stazioni di Borgo S.L.
e Marradi a confronto

La storia cominciò negli anni 1880 - 1890, al tempo della costruzione della linea Faentina. Marradi era un punto nodale, perché da Faenza fino a qui si sale facilmente, ma dopo cominciano i problemi. Perciò si costruì una stazione enorme, molto superiore alle necessità del paese, perché serviva un sito in cui dimezzare i treni e raddoppiare la trazione per affrontare il tratto appenninico. La stessa cosa sul versante opposto capitò a Borgo S.Lorenzo e quindi le due località ebbero due stazioni di prima categoria, identiche.

Per quella di Marradi si distrusse il podere di Marciana, come si vede in questa foto famosa e centinaia di scariolanti pareggiarono i campi che prima erano in pendenza verso il fiume.

 
 
Il podere di Marciana era vicino all'attuale passaggio a livello. La casa poderale fu demolita e per compensazione furono costruiti alcuni edifici di Casa Gondi. 

Venne spostata anche la strada d'accesso al paese, che prima scendeva da Casa Carloni passando più o meno davanti alla attuale fonderia FOMAR. 

Nel 1888, il primo treno giunse a Marradi e questa fu l'immancabile foto ricordo. Ce n'è anche un' altra simile, del 1949, quando la Faentina venne ricostruita ex novo dopo i danni della guerra.  


La stazione di Marradi 1888 e 1949

 Nel 1888 ci fu un ricco pranzo, con questo menù ...
 
 
 
 ... vitello tonné guarnito, sardine e burro, minestra alla reale, galantina alla parigina ... 

Marradi da allora è stato tutt' uno con la ferrovia, che è la principale via di comunicazione ed era la principale fonte di posti di lavoro. Prima dell' automazione in ogni casello viveva una famiglia, in ogni stazione c'era un presidio di ferrovieri e a Marradi una squadra trenta operai provvedeva alla manutenzione. Oggi non è più così, perché con l'automazione e i computer tutta questa gente non serve e non c' è più.
 
Le sorti del paese si sono sempre intrecciate con quelle della sua linea ferroviaria, nel bene e nel male, quando nel 1915 - 1918 passavano sessanta treni al giorno, e quando nel 1944 il paese fu distrutto dai bombardamenti aerei che in realtà miravano ai binari. 
 
 
 
1926 passò il treno presidenziale con il Duce.
I Marradesi accorsero alla stazione,
c'era anche la banda.
 
Qui si vede lo stesso luogo ora (2017)
 e allora (1926)

Che cosa rimane di tutto questo? Molto a dire il vero, perché la stazione è ancora come allora e i pezzi della sua storia sono ancora lì, riconoscibili se si guarda attentamente.

Non si potrebbe girellare nell' impianto ferroviario, ma approfittando del fatto che il personale di sorveglianza scarseggia mi sono infilato fra i vecchi binari e nella rimessa dei treni ...
 
 
 
 
Clicca sulle immagini
se le vuoi ingrandire
 
 
Là, nel vecchio garage delle locomotive ci sono ancora i binari dell'Ottocento, come si legge nella scritta stampata nel ferro: acciaieria di Terni 1887.
 
 
 
In giro, lungo i binari morti, c'è la storia della stazione: i binari delle Acciaierie di Piombino, del 1913, 1927, 1958 e quelli americani della ricostruzione (1947), fusi nelle acciaierie di Sparrows Point nel Maryland o a Steelton in Pennsylvania.
 
 
 
 
I binari secondari hanno ancora lo scambio manuale, con il "macaco", il contrappeso da ruotare.
 
 
 
 
 
In fondo al piazzale c'è ancora il ponte girevole per invertire il senso di marcia delle locomotive. Un tempo, quando c'era il servizio merci, qui era un andirivieni continuo di locomotive a vapore, che spostavano i carri merci parcheggiati e formavano i  treni da mandare su fino al valico.
 
 
 
 
La rotatoria delle locomotive e il collegamento delle stazione con il magazzino del molino a cilindri detto Il Molinone (disegno del primo Novecento).
 
 
 
 
 
La manovra dei treni a vapore è un'attrazione anche oggi, e quando ci sono i treni storici la gente si affolla: la locomotiva con il suo sbuffare e il movimento dei suoi meccanismi ha qualcosa di vivo.
 
Ne rimase colpito anche Dino Campana, che ne parla così nei Canti Orfici: 
 
Dai Canti Orfici  Sogno di prigione
 
... Ora il mio paese tra le montagne. Io al parapetto del cimitero davanti alla stazione che guardo il cammino nero delle macchine, sù, giù. Non è ancor notte; silenzio occhiuto di fuoco: le macchine mangiano rimangiano il nero silenzio nel cammino della notte. Un treno: si sgonfia arriva in silenzio, è fermo: la porpora del treno morde la notte: dal parapetto del cimitero le occhiaie rosse che si gonfiano nella notte: poi tutto, mi pare, si muta in rombo:

Da un finestrino in fuga io? io ch'alzo le broccia nella luce!! (il treno mi passa sotto rombando come un demonio).