Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

lunedì 18 maggio 2020

1867 La prima crisi comunale a Marradi

Arriva il commissario prefettizio
Ricerca di Claudio Mercatali



Nel 1867 l’amministrazione comunale di Marradi entrò in crisi. La Prefettura aveva bocciato il bilancio a causa del rendiconto di spesa carente nel capitolo destinato alla Guardia Civica. Nel maggio 1868 il sindaco Evaristo Piani e i suoi consiglieri, nel corso di una seduta del Consiglio Comunale, ebbero la sgradita sorpresa di veder arrivare il Commissario nominato dal Prefetto, che in modo garbato ma deciso li dichiarò decaduti tutti quanti e assunse le redini dell’amministrazione.
Il commissario prefettizio è previsto anche dall’ odierno ordinamento e arriva se l’amministrazione regolarmente eletta non è in grado di portare avanti i suoi compiti. Il suo incarico è breve, di solito tre mesi rinnovabili in attesa di nuove elezioni da fare prima possibile, perché la democrazia impone che gli amministratori siano eletti dai cittadini e non nominati d’autorità.

Il commissario Giovan Battista Bisio prese molto sul serio il suo compito, si occupò dell’ordinario, come di dovere, ma avanzò anche proposte straordinarie, pubblicate in una memoria che lesse al Consiglio comunale prima di partire. Leggiamo:




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martedì 12 maggio 2020

Le vie del commercio fra l'Adriatico e il Tirreno

 Il collegamento attraverso l’Appennino
e con un canale da Faenza al mare
Ricerca di Claudio Mercatali


Pietro Maria Cavina era un notaio faentino del Seicento, appassionato di storia locale e per tanti anni amministratore della città e del suo territorio. Uomo con tanti interessi, scrisse molto e su temi diversi.

 Questa che segue è una memoria indirizzata “Agli illustrissimi Signori del Magistrato di Faenza del bimestre luglio – agosto 1683” dove tratta con dovizia di dettagli le possibilità di collegamento di Faenza con la Toscana e con Ravenna, considerando prima il collegamento attraverso l’appennino e poi un canale navigabile (il Naviglio) da Faenza all’ Adriatico.



L’antichissima strada Faentina

La via era praticata dai tempi dell’ antica Roma, anche se non era una strada consolare. Pietro Cavina la descrive fino a Firenze e considera anche le strade successive, da Pistoia a Lucca e a Pisa. Tutta questa viabilità fu devastata al tempo delle invasioni barbariche e rimase in abbandono per tanti secoli nel Medioevo.

Claudio Rutilio Namaziano (o Gallicano) nacque forse a Tolosa e fu Praefectus Urbis di Roma nel 414. Iniziò un viaggio verso la Gallia devastata dai Vandali, per verificare i suoi possedimenti,  e lo descrisse nel diario De Reditu suo (Riguardo al suo ritorno). Parlò delle strade devastate dai Goti, fra le quali la Faentina, che non potè percorrere come aveva fatto altre volte, e fu costretto a viaggiare per mare lungo la Liguria. Ecco che cosa dice:


Ho preferito il mare, perché le vie di terra
piane sono invase dai fiumi e quelle alte bloccate dalle frane. Dopo che il territorio della Tuscia e dopo che la via di Aurelio hanno patito la spada e il fuoco dei Goti non c’è più un bosco abitato né un fiume con un ponte praticabile. Per l’incertezza è meglio affidarsi alla vela sul mare.






Spesso immaginiamo che sia da lasciar perdere l’apertura di una porta. Controvoglia i piedi oltrepassano le soglie dei templi .Chiediamo perdono con il pianto e recitiamo la preghiera.
Per quanto il lamento può permettere di pronunciare le parole …

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Il moderno canale navigabile

Faenza è appena 35 metri sul livello del mare e già nel Seicento fu considerata l’idea di costruire un canale che la collegasse a Ravenna sfruttando le acque del Lamone regolate da una serie di chiuse.


Nel 1677 Pietro Cavina propose il Naviglio, ma non se ne fece niente, a causa della carestia e della peste che imperversavano in quegli anni.

Nel 1763 il progetto fu riproposto e affidato al conte Zanelli, che lo realizzò nel 1782. Quattro buoi sulle sponde trascinavano le chiatte cariche da Bagnacavallo a Faenza, mentre al contrario i navigli scendevano lentamente verso l’Adriatico sospinti dalla corrente dell’acqua prelevata dal Lamone.



Il sistema fu attivo nella prima metà dell’ Ottocento ma poi fu soppiantato dalle nuove tecnologie, ossia dalla ferrovia Faentina. Oggi rimangono solo le vestigia.
Leggiamo la proposta di Pietro Cavina.

La traccia del naviglio è il canale che costeggia la strada che porta da Faenza al casello dell' autostrada Bologna - Ancona.

Arrivava in città all' incirca in corrispondenza dell' attuale cavalcavia ferroviario e finiva dove ora ci sono i viali di circonvallazione, vicino alla Stazione delle Corriere.

Al contrario di quello che si potrebbe immaginare il Naviglio dopo Bagnacavallo evitava Ravenna e si snodava verso
Alfonsine e Sant'Alberto.

Ad Alfonsine sono presenti
delle interessanti vestigia.



mercoledì 6 maggio 2020

Raffaele Bendandi


L'astronomo faentino autodidatta
che piaceva alla gente comune
Ricerca di Claudio Mercatali



Raffaele Bendandi (Faenza 1893 - 1979) fu un  astronomo e geofisico autodidatta, che costruì da solo un telescopio e diversi sismografi. Nel 1920 entrò nella Società Sismologica Italiana e negli anni successivi formulò una teoria, detta "sismogenica", per la previsione dei terremoti.
La sua ipotesi era basata sulla convinzione che la Luna, i pianeti e il Sole deformano la crosta terrestre, e la mettono in tensione con tempi e ritmi dipendenti dalla loro reciproca posizione. Nei suoi studi si occupò anche delle stelle, del Sole e di meteorologia. Nel 1927 Mussolini lo nominò Cavaliere dell' Ordine della Corona d'Italia ma poi fu diffidato dal pubblicare previsioni sui terremoti in Italia, perché destavano allarme nella gente.
Adesso Bendandi interessa come curatore della rubrica scientifica di Idea Popolare, per il linguaggio semplice e schietto e per il suo aggiornato sapere scientifico, non comune per una persona autodidatta di cento anni fa. Meraviglia anche il fatto che un giornaletto come Idea Popolare rivolto alla gente comune abbia durato per tre anni a pubblicare articoli sugli eventi astronomici di quel periodo. E’ evidente che i nostri bisnonni guardavano il cielo con più frequenza e curiosità di quanto facciamo noi oggi. Ecco gli articoli del 1921.


13 febbraio
Arriva la cometa di Pons, visibile a stento con il telescopio, che però ha l'inquietante caratteristica di avere un'orbita coincidente con quella terrestre. Passa ogni 5 anni.






16 giugno
Nel 1921 la cometa non si vide, però lasciò dietro di sé una serie di meteoriti che provocarono uno sciame di "stelle cadenti" in giugno.





31 luglio
C'è un gran caldo ...










16 ottobre
Stasera alle 22.14 avranno inizio le varie fasi di una importante eclissi lunare ... Sfidiamo il prof. Ungania a dimostrare che la luna ha luce propria, come si legge a pg. 326 della sua ultima pubblicazione ...

Questa frase di Bendandi innescò una polemica, perché Ungania era un personaggio particolare, come si capirà leggendo qui di seguito.




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13 novembre
... e infatti la stizzita replica del prof. Ungania arrivò ben presto ...

27 dicembre
... Però anche Bendandi era un acceso polemista se veniva stuzzicato ...