Marradi, inizio del '900

Marradi, inizio del '900

lunedì 18 novembre 2013

L'osteria di Mario e Bice Visani

Mario  Visani
Nelle memorie 
della figlia Norma Visani. 
ricerca di Luisa Calderoni



 Norma Visani, ormai più che novantenne, racconta la storia dell'osteria dei suoi genitori, un locale molto noto che era proprio al centro del paese e si vede in tante cartoline d'epoca di Marradi


 



Beatrice Mercatali detta Bice








“Mio padre Mario Visani  era nato nel 1896 e subito 
dopo la Prima Guerra mondiale sposò Beatrice. 


 
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Negli anni ’20 lavorava a Marradi in Ferrovia. Iniziava l’era Fascista e mio padre, che era socialista, fu buttato fuori dal lavoro per “ Scarso Rendimento”, una scusa, allora molto usata per allontanare le persone indesiderate. 





 
 





Infatti il Capostazione, signor Sechi, 
di lui aveva sempre detto che mio 
padre era il miglior operaio in Stazione….








 



A guerra finita Mario Visani fu riabilitato,
riassunto dalle Ferrovie e liquidato, 
come risulta dai documenti qui accanto:













Bice, la prima da destra














Era il 1922. 
Io avevo otto mesi e mia madre, 
Beatrice Mercatali, detta Bice, 
era molto preoccupata perché 
mio padre era senza lavoro. 


Il libretto di lavoro di Bice









L'ultimo rinnovo, nel 1922, 
del libretto di lavoro di Bice







Fortunatamente Bice lavorava alla Filanda Guadagni dove era entrata nel 1909  come apprendista per poi diventare passatrice dei fili di seta dalla bacinella all'aspo.





   








Capitò che nel Palazzo Fabroni Semeraro, in fondo a via Talenti, in quella che comunemente è detta Piazza di Sotto, dessero via una bettola. Mio padre, utilizzando la buonuscita delle Ferrovie e grazie ad un prestito di “ Berto ed Tità”, padre di Giuseppe Cappelli, prese in gestione il locale.
Allora mia madre lasciò il lavoro alla filanda per aiutarlo nella nuova attività.




La bettola era piccola, appena due stanzine con un po’ di cucina ma il lavoro c’era e così i debiti furono presto ripagati. La bettola lavorava soprattutto con la mescita dei vini ma nei giorni di mercato e per le fiere i coniugi Visani facevano anche da mangiare. Compravano ricotte, raveggioli e tartufi dai contadini e cucinavano la trippa, bianca o al ragù, maccheroni col sugo di carne “trabalzata”, polenta, fegato e ossi buchi. Mario Visani era l’addetto alla preparazione del ragù ma era anche un bravo sommelier: andava a comprare il vino in Romagna e in Toscana e curava la cantina. 


Davanti all'osteria: tutti col bicchiere in mano! L'uomo vestito elegantemente di nero, 
col cappello in tinta, è Mario Visani
 
 




Nel frattempo tutta la famiglia Visani che era cresciuta con l’arrivo della piccola Frine, detta Marta, dalle Case UNRA, si era trasferita nell’appartamento sopra la bottega. Le cose andavano bene anche se il lavoro era tanto e appena poterono, i miei genitori sfondarono un muro del locale e si allargarono anche nelle stanze adiacenti. 


La " Piazza di sotto": nello sfondo la Trattoria Italia


In quarant’anni di attività, dal 1922 al 1962 i Visani hanno visto passare davanti alla loro osteria la vita di Marradi e naturalmente anche la guerra. Durante la guerra, i tedeschi si recavano nel locale, che nel frattempo aveva assunto il nome di “Trattoria Italia”, dove si cucinavano da mangiare da soli, utilizzando ciò che avevano. Poi lo consumavano ai tavoli della trattoria.

Davanti al ristorante
 








Interno del ristorante; la signora è Bice Visani
E fu proprio tra i tavoli della trattoria, dove spesso stazionavano i tedeschi, che un bel giorno, di bocca in bocca, si diffuse la notizia della caduta del fascismo. Iniziarono i momenti più duri e i bombardamenti alleati: il paese, per ordine del Comando Tedesco, fu sfollato e la famiglia Visani trovò rifugio, prima nel podere di Sgagnò e poi al Ponte della Valle. 




Dopo la liberazione i Visani rientrarono a Marradi e Bice fu chiamata dagli Ufficiali Inglesi, che si erano stanziati alla Capanna di Valmarolo, per preparare la mensa per loro e per i soldati accampati tutt’intorno la Fontanina di Coltreciano. 



  
Bice Visani con i nipotini Gianna Lisa e Gian Luca Moretti







La bottega nel frattempo era stata occupata dagli Inglesi ma la casa era libera e la famiglia vi poté rientrare, ma noi ragazze , dovevamo stare attente agli indiani che ci molestavano e dovevamo chiuderci in casa a chiave. Il capitano degli indiani, essendo a conoscenza delle intemperanze dei suoi sottoposti, voleva essere informato in caso di trasgressioni o molestie da parte dei suoi soldati. Quando gli alleati lasciarono il paese portarono via una botte di marsala e una di vermouth e la famiglia Visani riprese la sua attività commerciale. 
        
 















Le scatole in latta dei biscotti




Una macchina per il gelato Carpigiani
Quando aveva lasciato il paese, la famiglia Visani possedeva tanti soldi da potersi comprare una tenuta. Questi erano stati scrupolosamente divisi e riposti in 4 sacchetti che ognuno dei componenti portava legato alla vita in modo da garantire una certa sicurezza ad ognuno di noi nel caso fossimo stati separati. Quando tornammo a Marradi, questi soldi, ormai svalutati, bastarono a malapena a comprare una botte di vino e poco altro, ma bastante a ricominciare."

           

 


Alcuni contenitori in vetro 
dell'osteria



"E così Marradi ebbe la sua  gelateria artigianale che produceva principalmente gelato alla crema e al cioccolato. Successivamente fu acquistata un’apparecchiatura che confezionava i “ Pinguini” , gelati al fior di latte ricoperti di una sottile sfoglia di cioccolato, confezionati intorno ad un bastoncino che poteva riportare la scritta “ PREMIO” : chi lo trovava aveva diritto ad un gelato gratis.

 



 




 Per confezionare i pinguini si usava un gas che “ fumava”: era azoto liquido che a contatto con la pelle la disidratava dando la sensazione di bruciore. La produzione di Pinguini, per questo motivo, fu presto abbandonata e i Visani cominciarono a vendere anche i gelati confezionati a marchio Motta. Il Ristorante Italia chiuse nel 1962.”










 



 Poco tempo dopo Bice si recò a Casola a comprare una macchina per fare il gelato: si trattava di una macchina Carpigiani che costò ben 700.000 lire!!!










La scatola in latta che conteneva i coni da riempire

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