Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

sabato 10 maggio 2014

Un trekking nella notte di Valpurga

In cammino da Cozzo 
del Diavolo a Marradi
ricerca di Claudio Mercatali




Mefisto e Faust



I miti nordici dicono che nella notte di Walpurga, fra il trenta Aprile e il primo Maggio, le giovani forze primaverili fronteggiano l'ultimo attacco delle forze invernali e vincono. La Notte di Walpurga è una delle scene più famose del Faust di Goethe, una fantasmagorìa di credenze e superstizioni tedesche. Faust chiede a Mefistofele di spegnere il fuoco delle passioni e il diavolo lo accontenta e lo accompagna alla festa notturna di Walpurga. I personaggi sono: Faust, Mefistofele e il Fuoco Fatuo. Siamo nella sfera del sogno e dell' incanto.

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Mefistofele: Non ti vien voglia di un manico di scopa? Per me desidererei il più nerboruto dei becchi; che da qui a lassù c'è da camminare ancora molto.

Faust: Finché mi sento in gamba mi basta questo nodoso bastone. A che giova voler accorciare la via? Mi piace aggirarmi per le tortuosità della valle, e inerpicarmi su per le rupi dove versano le eterne sorgenti dei ruscelli; questo mi alleggerisce la noia di una simile andata. Già le betulle si ravvivano all'alito di primavera, e pare che ne risenta anche il pino; perché non ne dovrebbe venire vigore anche per le nostre membra?


Mefistofele: Per la verità io non sento niente; sono di natura invernale, e vorrei piuttosto neve e ghiaccio sul mio cammino. Guarda come sorge lenta la luna fra quegli infuocati vapori! 
Com'è mesto il lume della sua logora faccia! Fa così poco chiaro che a ogni passo si va a battere il capo in un albero o in una rupe. Dunque non ti rincresca se domando aiuto a un fuoco fatuo. Ne vedo appunto uno là che mena attorno giocondo la sua fiammella. Olà, amico, posso pregarti di venire verso di noi? Vuoi stare là ad ardere invano? Vieni qua svelto e facci lume su per la salita.


Il Fuoco Fatuo: Per buon rispetto io m'ingegnerò di correggere la mia natura; ma ben sapete che noi abbiamo per costume di andare a zig  zag.


Mefistofele: Eh, eh! egli si studia di imbrogliare gli uomini. Va via dritto in nome del diavolo, o io smorzo con un soffio quel tuo piccolo guizzo di vita.


Il Fuoco Fatuo: Vedo bene che voi siete il padrone quassù, e farò come saprò meglio il piacer vostro. Ma badate che oggi la montagna ha addosso gli incanti e la pazzia, e se un fuoco come me deve insegnarvi il cammino, non dovete andare troppo per il sottile

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Mefistofele, scultura di Mark Antokolski

  
Sta scendendo la notte del il 30 aprile e un trekking a Cozzo del Diavolo è quello che ci vuole. Dov'è questo posto? Non molto lontano a dire il vero, perché è in uno dei crinali sopra a Testiati, un ampio podere che si raggiunge bene dalla valle della Badia del Borgo, prendendo una via campestre poco prima del podere Trebbo.
Da Testiati a Marradi ci sono circa sei chilometri, in discesa lungo vari sentieri di crinale, da provare prima, perché è impossibile trovarli di notte. Li conosco bene, perché quest'inverno li ho cercati, ripuliti e provati per percorrerli con le ciaspole alla prima nevicata, che però non è venuta.




La strada fino a Testiati è ampia e facile. Là davanti si vede Ronchi di Berna, una delle punte del monte Carzolano. La costa che scende da quella vetta porta alla chiesa di Lozzole, che vista di qui è un puntino. Si può volere bene a un monte?
Ronchi mi piace, con il suo profilo gobbo indica l'ovest a chi gira nei monti sopra Marradi. E' il monte del sole che tramonta, crocevia di tanti trekking. E' alto quasi come il Lavane.

La notte scende rapidamente,  c'è appena una falce di luna e il buio è quasi completo. Fa parte del gioco e se non avessi una torcia mi capiterebbe di certo quello che dice Goethe nel Faust:

... Fa così poco chiaro che a ogni passo si va a battere il capo in un albero ...


La luna sopra a Ronchi di Berna,
dov' è tramontato il sole:


... Guarde come sorge lenta la Luna
fra quegli infuocati vapori ...!


Nell'oscurità noi uomini ci sentiamo indifesi. I nostri sensi sono poco acuti e ci danno percezioni confuse. La vista non è efficace, siamo quasi sordi e ci muoviamo facendo un gran rumore. Gli animali del bosco ci vedono da lontano e ci osservano muti. La sensazione di essere scrutati e indifesi è un disagio, perché non siamo per natura abituati ad essere delle possibili prede.
Però qui da noi non ci sono animali aggressivi e la ragione dopo un po' prevale sulle sensazioni. Quest'inverno ho potato le frasche lungo il sentiero, per non averle in faccia durante il trekking nella neve e ora al buio questo mi fa comodo. Dopo mezz'ora arrivo al Capanno delle Lagune, un ex sito di caccia in mezzo a un campo.


El Lagòn, Le Lagune.


Il nome è ingannevole perché "lagòn" sarebbe da tradurre "lacune" per indicare uno spiazzo disboscato, appunto una lacuna nel bosco.





La via da fare



Clicca sulle immagini 
se le vuoi ingrandire



Dalle Lagune si vede tutto il crinale da percorrere per arrivare a Marradi. Da qui si imbocca un viottolo nascosto che porta a Cozzo del Diavolo.
  
Cozzo del Diavolo è il nome curioso di una sella sul crinale, dove si arriva scendendo a capofitto lungo una pietraia e si esce risalendo una pietraia altrettanto disagevole. Sarebbe il posto giusto per qualche personaggio di Goethe e anche un fuoco fatuo non sarebbe fuor di luogo, perché questo crinale ha dato più volte fuoriuscite di metano, tanto che l' AGIP negli anni Trenta forò senza successo un pozzo nel podere di Campo Davanti, che è proprio nel fondovalle qui sotto. Però non ho incontrato niente di tutto ciò.
Dopo un ginepraio l'orizzonte si apre e si vede un panorama ampio, nella valle di Campigno, nella corona di monti verso Palazzuolo e fino a Faenza. Ora il sentiero scorre facile, da una sella all' altra, fino alla Bocchetta di Chiusigno. Dopo si intravede la valle del Lamone, prima Biforco e poi Marradi.
  



Cozzo del Diavolo visto dalla Bocchetta di Chiusigno. Questa foto è il punto di vista opposto alla precedente






Marradi visto 
dall'Antenna




Ogni tanto sento un battere d'ali vicino a me e così imparo che gli uccelli si annidano dentro i ginepri per difendersi dai predatori notturni. Sono un disturbatore del loro sonno e mi fanno sussultare volando via all'improvviso.
Scendo verso l'Antenna, un prato pascolo così detto perché negli anni Sessanta qui venne piazzato il primo ricevitore RAI. Ora si tratta di serpeggiare lungo una strada campestre ripidissima, che passa dal podere Le Piane, poi da Villa Grilli e Cà d'lira fino a sbucare in paese all'inizio della strada per S.Benedetto.
  
La mia piccola notte di Valpurga finisce qui, dopo due o tre ore di cammino. L'orologio del Comune batte la mezzanotte, il fuoco fatuo non l'ho incontrato ma l'alito della primavera mi ha fatto bene:

 ... Già le betulle si ravvivano all'alito di primavera, e pare che ne risenta anche il pino; perché non ne dovrebbe venire vigore anche per le nostre membra?                     Wolfang Goethe


  

lunedì 5 maggio 2014

1888 L'allargamento di Via Talenti

Il centro storico di Marradi assume
l'aspetto attuale
ricerca di Luisa Calderoni



Nel 1884 il Comune decise di allargare via Talenti, lungo la discesa che anche oggi porta verso Piazza Scalelle. A quel tempo qui c'era una strettoia dovuta ad una casa antica costruita più avanti delle altre. La situazione è chiara nel catasto Leopoldino del 1822, che è qui accanto.

Si trattava di acquistare la casa di Rinanldo Bombardini, un macellaio che aveva bottega proprio qui e di demolire l'edificio fino a ridurlo in linea con gli altri. Il lavoro fu impegnativo e cambiò il volto del centro del paese. Era un intervento così evidente che venne fotografato, cosa rara a quei tempi, e le immagini sono fra le più antiche scattate qui da noi.

Tutto andò per il meglio, ma l'allargamento scoprì una parte di casa brutta, creando una piazzetta altrettanto antiestetica e quindi dopo qualche anno il Comune intervenne di nuovo commissionando una perizia addizionale a un ingegnere, che scrisse così ...


L'allargamento di via Talenti
Perizia addizionale

Coll' aver demolita l'antica casa di proprietà Bombardini e Valentini gravi inconvenienti ne derivarono, perché oltre ad essersi scoperta una piccola piazzetta che per avere di fronte e a tergo case le di cui facciate e per la loro vetustà e per la loro cattiva costruzione offrono una vista che ripugna ...


La soluzione proposta fu quella di ricostruire una parte dell' edificio demolito in modo da fare un avancorpo con una certa estetica. In questo modo la piazzetta unica fu divisa in due: da un lato Piazza Guerrini, con la fonte, e dall'altra la piazzetta a metà della via, oggi delimitata da una ringhiera.







La fontana non fu modificata e quindi per effetto della demolizione venne a trovarsi al margine della via allargata, come si può notare confrontando le due fotografie qui sopra. Era un fontanile ottogonale, con tre getti in altrettante colonnine, di marmo rosso e di discreta fattura. Era il termine ultimo dell'acquedotto di S.Bruceto, antico impianto di approvvigionamento del centro del paese. La vasca fu demolita nel 1895 quando entrò in funzione l' Acquedotto degli Allocchi e sostituita da un'altra vasca a forma di abbeveratoio, a sua volta sostituita da quella attuale negli anni Ottanta.
L'antica presa dell'Acquedotto di S.Bruceto ora non è più in funzione ma è sulla parte sinistra della fonte attuale.



Fonte:
Documenti dell'Archivio storico 
del Comune di Marradi.

giovedì 1 maggio 2014

La Festa del Lavoro



Il 1° Maggio a Marradi nel 1903
ricerca di Claudio Mercatali



Il Primo Maggio è la Festa del Lavoro. Nel primo Novecento era la tipica festa dei Socialisti riformisti e massimalisti (i futuri Comunisti), dei "Rossi" in genere, degli Anarchici, e dei cosiddetti "Popolari" che erano i laici con venature anticlericali più o meno marcate. Non era festa per i Monarchici, per i Cattolici e tanto meno per i Signori. Oggi questa prerogativa è caduta e la festa è accettata da tutti.

L'origine risale al 1882 e si deve al sindacato americano Knights of Labor (Cavalieri del Lavoro) che con altri sindacati la fissò al primo Maggio. In Europa la festività fu accettata dai delegati Socialisti della Seconda Internazionale (Parigi, 1889) e ratificata in Italia due anni dopo.

Nei primi anni del Novecento il primo Maggio era un evento anche qui a Marradi. Ecco come organizzarono le cose i Socialisti del Circolo Operaio ....
Per indire delle manifestazioni si doveva chiedere l'autorizzazione al Sindaco e Guglielmo Ranieri e Sante Neri scrissero così:



Ill.mo Signor Sindaco   Marradi
Si previene la S.V. Ill.ma che domani avrà luogo la commemorazione del 1° Maggio, tenuta dal sig. Giulio Ricci di Firenze nella sala del Circolo Operaio, posto in via Pescetti n° 8, alla ora 20,30.

Marradi 30 aprile 1903






Prima del 1910 questa via partiva dall'inizio del paese e finiva al Ponte Grande. Poi venne dimezzata, e dal ponte alla chiesa prese il nome di via Celestino Bianchi.
Dopo la comunicazione al Sindaco fu affisso un manifesto nelle vie del paese, dove si diceva che:

 
 


Circolo Operaio di Marradi
aderente al P.S.I.


LAVORATORI !

Ormai da molti anni, da quando cioè fu proposto come solenne mondiale manifestazione proletaria per la conquista delle otto ore il primo Maggio si festeggia, in ogni nazione, da ogni lavoratore che senta, che operi e che voglia. Sono folle immani di contadini che in questo dì lasciano la zolla feconda e le messi verdeggianti; immense coorti di operai della officina e della industria che, oggi, si assentano dal fumigante opificio rumoroso, ove il consueto fragore delle macchine tace, come se un'ora di dolce riposo fosse scoccata anche per le cose.
E noi, qui in Marradi, che accenna a rompere l'alto sonno, onde fu presa, disinteressandosi, come di cose non sue, delle civiche e politiche contese e delle economiche battaglie, tessuto e fulcro della vita moderna, lo vogliamo noi pure, lavoratori festeggiato questo giorno!
Rida, o rida anche qui tra le montagne brune e gli scroscianti ruscelli spumosi, il sole di maggio, e scaldi e avvivi e inciti coi raggi d'oro!

LAVORATORI !

Il giorno che è vera pasqua per voi, il primo Maggio, lucente simbolo di fratellanza e di solidarietà auspicio augurale di miglioramento e di vittoria è giunto! Sia festa per tutti voi, e abbandonando per oggi il lavoro, cui tornerete domani, non abbiate soltanto in mira il divertimento e lo svago, ma ricordatevi che i giorni sacri delle rivendicazioni umane si festeggiano precipuamente con atti di volontà. perciò in un patto novello stringendo oggi i forti cuori e le destre vigorose, dite ai potenti del mondo che, organizzati ed uniti e congiunti in un fascio poderoso, voi volete che la redenzione umana da ogni schiavitù economica come politica, morale, come religiosa, sia!

LAVORATORI !

Operate e volete tenacemente! Solo così alla radiosa aurora di rosa onde si ingemma oggi il cielo, sarà per succedere, fulgido e chiaro, il meriggio!
Astenetevi tutti dal lavoro



W IL PRIMO MAGGIO !

Il COMITATO



I soci del Circolo Unione 
nei primi anni del Novecento







Fonte: Archivio storico del Comune di Marradi