Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

giovedì 26 aprile 2018

1872 La Società Operaia di Mutuo Soccorso di Marradi

La storia
della SOMS di Marradi
ricerca di Claudio Mercatali

  

Il “logo” delle Società di Mutuo
soccorso era questo.

 

 



Lo storico Giovanni Mini in un libretto del 1898 dice che a Marradi c’è:

“ … una Società Operaia, senza scopi politici, istituita il 15 settembre 1872 che conta 300 soci effettivi e 40 onorari e ha un patrimonio di 19.000 lire …”


La SOMS al gran completo davanti alla loggia del Municipio di Marradi    (da Tarabusi)



Le Società Operaie di Mutuo Soccorso (SOMS) sorsero nella seconda metà dell’Ottocento per sopperire alle carenze dello Stato e dare ai lavoratori una prima tutela. Ebbero subito grande successo e ben presto per mettere ordine il governo fece la legge n° 3818 del 1886 che è molto chiara:


Legge 15 aprile 1886  n°3818 Costituzione legale delle Società di Mutuo Soccorso

Art. 1 Possono conseguire la personalità giuridica, le Società operaie di mutuo soccorso che si propongono tutti od alcuno dei fini seguenti: assicurare ai soci un sussidio, nei casi di malattia, d'impotenza al lavoro o vecchiaia; aiutare le famiglie dei soci defunti.

Art. 2 Le Società di mutuo soccorso potranno cooperare all'educazione dei soci e delle loro famiglie; aiutare i soci per l'acquisto degli attrezzi del loro mestiere, ed esercitare uffici di previdenza economica. Però in questi casi deve specificarsi la spesa e il modo di farvi fronte nell'annuo bilancio. Il denaro sociale non può essere erogato per fini diversi da quelli indicati in questo articolo e nel precedente.

Sopra: 20 settembre 1872 Il Questore di Firenze chiede che gli venga inviato lo Statuto per verificare il rispetto delle Regole stabilite dalla Legge.

Art. 3 Lo statuto deve contenere: la sede della società; i suoi fini; le modalità di ammissione e di eliminazione dei soci; i doveri e i diritti, le norme per l'impiego del patrimonio sociale; le discipline per la validità delle assemblee, delle elezioni e delle deliberazioni; l'obbligo di redigere verbale delle adunanze, degli uffici esecutivi e di quelle del comitato dei sindaci revisori dei bilanci.

Art. 4 La Società si registra alla cancelleria del Tribunale civile… Adempiute queste formalità, la Società ha conseguita la personalità giuridica, ed è un ente collettivo distinto dalle persone dei soci.

Art. 5 Gli Amministratori debbono essere soci di essa. Essi sono mandatari temporanei revocabili, senz'obbligo di dar cauzione, salvo che sia richiesta dallo statuto. Essi sono personalmente e solidalmente responsabili: dell'adempimento del loro mandato; della verità dei fatti esposti nei resoconti sociali; della piena osservanza degli statuti sociali.

24 settembre 1909  La richiesta al Sindaco per avere il permesso di fare la festa sociale al Castellaccio di Biforco (con corteo e pranzo all'aperto).

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Dunque queste società sorsero con nobilissimi intenti e la loro attività fu preziosa, visto che allora non c’era la Previdenza Sociale. La gestione era quanto di più democratico si potesse avere e gli articoli della legge del 15 aprile 1886 andrebbero bene anche oggi per le nostre associazioni senza fini di lucro.
Con il trascorrere dei decenni alcune SOMS divennero dei laboratori politici, soprattutto per i partiti della sinistra, altre divennero quasi delle cooperative. Tutte queste caratteristiche, che di per sé non sono negative, non erano tollerabili dal fascismo che infatti alla fine degli anni Venti le abolì e inglobò i loro beni negli Enti del Regime. Negli anni Cinquanta alcune SOMS dopo azioni legali e politiche complesse, riuscirono a riavere dallo Stato le loro proprietà e si ricostituirono.

Centoquarantasei SOMS sono attive anche oggi (una è a Tredozio) e si occupano soprattutto di previdenza integrativa. Però questo non è il nostro caso, perché la Società di Marradi nell’ ultimo dopoguerra non fu ricostituita. Non è facile trovare dei documenti della SOMS di Marradi, perché la maggior parte dei documenti era custodita nella Casa del Fascio che nel 1944 fu rasa al suolo da una bomba d’aereo.


I Primi amministratori (1872)

L’Archivio storico del Comune ci è d’aiuto e nei verbali dei Consigli comunali del 1874 risulta che la Società chiese un contributo al Comune. Per motivare questa richiesta la SOMS illustrò la sua attività e quindi non rimane che leggere che cosa dice:

“… questa Istituzione è diretta a promuovere la moralità, l’istruzione e il benessere degli operai così come apparisce dallo Statuto … il quale stabilisce, fra le altre lodevoli disposizioni, la concessione di giornalieri sussidi ai Soci malati e di un mensile soccorso a quelli divenuti inabili al lavoro …”

Dunque la Società operava come una cassa mutua e un po’ anche come assicurazione contro gli infortuni. Nel 1874 la SOMS ottenne dal Comune un contributo di 150 lire, che però non venne ripetuto gli anni successivi.


 
 I primi due bilanci


La SOMS fondò anche delle società per azioni e delle cooperative. Diventava socio ordinario o benemerito chi sottoscriveva cartelle. Nel 1888 iniziò la raccolta di denaro per costruire delle case operaie e il 12.09.1888 il Consiglio comunale deliberò che:

“ … Visto il manifesto del 18.06.1888 per la costituzione in Marradi di una Società Anonima Cooperativa per azioni per la costruzione e il rifacimento di case operaie … il Consiglio si riserva di deliberare l’acquisto di azioni quando la Società sarà legalmente costituita”. Nel 1909 un Comitato della SOMS fondò la Cooperativa cittadina di consumo. Furono emesse azioni da 8 lire, fino ad un capitale sociale di 4.000 lire. Il denaro si versava presso il caffè di Palmerino Mercatali, in via Fabroni.
Questa cooperativa aprì una rivendita nei locali in cui oggi c’è il forno Sartoni, in via Fabbrini, con il nome di Unione Cooperativa di consumo. Alla fine dell’Ottocento la SOMS fu premiata con medaglia d’argento dal Ministero dell’agricoltura industria e commercio.

Un’altra fonte di finanziamento erano le fiere di beneficenza. In un vecchio annuncio troviamo scritto che  “…il 17 maggio 1883 la SOMS organizzerà una fiera per finanziare il fondo pensioni dei soci e dare un contributo ai malati cronici dell’Ospedale, anche se non soci. Il Comitato passerà di casa in casa a raccogliere offerte e oggetti. La fiera si terrà nel giorno anzidetto nel villino Mercatali …” (quello accanto ai giardini del monumento, che allora non c’erano).

La medaglia del Ministero per le SOMS

 
Fonti  Documenti dell’archivio storico del Comune di Marradi
 

venerdì 20 aprile 2018

Vincenzo Talenti


La predica
per la Quaresima del 1738
ricerca di Claudio Mercatali
 Faenza, particolare della sala
dei Cento Pacifici


Vincenzo Talenti nacque a Marradi nel 1695 e morì nel 1770. Non sappiamo niente di lui ragazzo, quando viveva qui in paese. Da giovane entrò nell’Ordine dei Padri Scolopi e fece il professore per tutta la vita. Le notizie su di lui ce le ha tramandate Everardo Micheli nel libro Storia della pedagogia italiana, che si vede qui accanto, pubblicato nel 1876.
 

L’opera più importante di Talenti è una biografia di Giuseppe Calasanzio, fondatore degli Scolopi, ma ora ci interessa una predica che lui recitò a Faenza, per la Quaresima dell’anno 1738, nella Sala dei Cento Pacifici, che oggi è uno dei locali del Teatro Masini.


Clicca sulle immagini
per avere
una comoda lettura
 
Chi erano i Cento Pacifici?
Dalle cronache cittadine sappiamo che nel Cinquecento il Comune di Faenza istituì una Magistratura di cento cittadini virtuosi e solerti, per mediare i dissidi fra le fazioni politiche e le dispute per interesse fra famiglie, che sfociavano spesso in violenze e storie di cappa e spada.



La predica è ricca di concetti nobili, ma ha il tipico linguaggio settecentesco, infarcito di citazioni classiche, che secondo il gusto dell’ epoca nobilitavano il discorso, mentre noi oggi le consideriamo pesanti.








Però ognuno è figlio del suo tempo e allora accettiamo il fatto e leggiamo la predica di Talenti, magari saltando le parti più ridondanti:




State leggendo tutto, senza saltare nemmeno un pezzettino?




Non ci credo, perché il linguaggio dotto del Settecento lo sopportano appena gli studiosi di questo periodo.


... e così leggo nelle vostre leggi che è prescritto a voi (i Cento Pacifici): ... ordinati per manutenzione delle cose della Comunità, tenuti a difenderla da qualunque volesse l'entrata di essa usurpare, e da qualunque altra vessazione le fosse fatta ...






... Le Muse, che tanto aborriscono e fuggono il frastuono e il tumulto delle popolari contese, onde si dicono abitare la tranquilla solitudine delle pacifiche selve e sereni monti ... in questa città (Faenza) abbiano stanza quieta e sicura ...







La chiusura del discorso è a effetto e i Cento Pacifici evidentemente gradirono la predica, perché venne stampata dalla Tipografia Archi e conservata a futura memoria:



... e dieno, senz'altro, fine al mio dire le precise sue voci espresse pel suo Profeta, da imprimersi non su queste pareti solo, ma sopra il vostro cuore: ... Querite pacem civitatis ad quam trasmigrare vos feci; quis in pace illus erit pax vobis (Jeremia XXIX: 7)


(... cercate la pace della città nella quale vi ho fatto emigrare; perché nella sua pace avrete pace)

 
Laus deo   (lode a Dio)
 

Fonte: Documenti della Biblioteca Manfrediana di Faenza, per gentile concessione.

sabato 14 aprile 2018

Dino Campana emigrante a Ginevra


La corrispondenza
del poeta
dalla Svizzera
ricerca di Claudio Mercatali
 
 

Ginevra, la città vecchia

 

Siamo a Ginevra, nel primavera del 1915. La stagione della poesia alta è già passata nella vita di Dino Campana e il poeta è emigrato in Svizzera alla ricerca di miglior sorte. Però ci sono delle difficoltà perché qui le occasioni di lavoro sono molte per gli operai ma poche per i poeti. Dino si arrangia con le traduzioni e mangia alla mensa dei poveri. Lasciamo che sia lui a raccontare la sua condizione ...

  
A Giovanni Papini
via Colletta 10  Firenze
 Poste restante Ginevra (Suisse)   14 aprile 1915

Ritrovo oggi tra i miei stracci un 80 pagine di traduzione di The problem of philosophie di Russel unitamente al libro. Non so se ciò potrà esserle ancora utile, in ogni caso io seguiterò a tradurre. La prego di avvisarmi se non ha più bisogno della traduzione. Non conosco, non ricordo più le sue idee riguardo alla correttezza verso i nemici, pure son quasi certo che sono le mie, e spero che non le sembreranno troppo antiquate.

Sono contento di notificarle il mio desiderio di finire la traduzione. Sono completamente all'oscuro dei rinnovamenti ultimi che hanno portato in Italia e gradirei un numero della Voce, per conformarmi, in caso, a lo stile in uso ora.
Beati loro che vivono nel paese dei terremoti! Qua tutto continua ad andare per il peggio. Salutando unitamente tutti gli innovatori fiorentini sono
                                                                                                              Dino Campana
 

A Renato Serra
Biblioteca comunale Cesena
 Genève (Suisse) poste restante   17 aprile 1915

Egregio signore,

visto l'esito infelice che ho avuto nelle mie relazioni coi fiorentini spero miglior fortuna dalla mia razza che io riconosco solamente nella rappresentazione di giovani come lei e come me. Avevo perso completamente la voglia di scrivere ma come era da aspettarsi la vado riacquistando. Però è impossibile che lei abbia un'idea delle condizioni in cui vivo e ho vissuto. Quà cercavo un'occupazione ma detestano come una mostruosità un italiano che non è un ilota. La Dante Alighieri mi manda a mangiare la zuppa quotidiana  dell'opera Bonomelli. Dunque, egregio signore, mi scriva qualcosa. Io non ho nessunissima conoscenza in Italia fuori dei fiorentini che non mi squadrano, e se Lei vorrà darmi l'indirizzo di qualche giornale che paghi un po', o propormi un lavoro qualsiasi (di traduzione p.es. , conosco le lingue meno il russo) le sarò gratissimo. Non creda a nulla di quanto le avranno detto, se vuole mi interroghi risponderò francamente. Sono con viva e vera stima                     Dino Campana


 

Renato Serra, scrittore di Cesena, coetaneo di Campana, studiò al Regio liceo ginnasio di quella città. Era così bravo che finì gli studi a 16 anni, diplomato con il massimo dei voti, si dice senza sostenere nemmeno l'esame. Conobbe Dino Campana a Firenze, alla redazione della Voce.
Morì in guerra il 20 luglio 1915, tre mesi dopo aver ricevuto questa lettera.

 
 
 
La Società Dante Alighieri di Ginevra, fondata nel 1906 aveva il compito di assistere i nostri emigranti in difficoltà. L'Opera Bonomelli, un' altra associazione caritatevole, gestiva un asilo, un orfanatrofio e una cucina popolare, cioè una mensa per gli emigranti poveri.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Dino Campana lavorava come operaio a ore al Comitato delle Società Italiane, ente di assistenza agli emigranti, ma venne licenziato il 6 maggio 1915. Secondo le notizie dello studioso Franco Mattacotta non sembra che avesse commesso qualcuna delle sue stranezze o sfuriate e nel benservito c'è scritto "Nous avons occupé Dino Campana et avons eté très satisfaits de son travail". Senza lavoro, rientrò in Italia.



Insoddisfatto, agitato, tornò nel suo rifugio cioè nei monti della Romagna Toscana, ma il sollievo fu breve ed entrò in lite con i marradesi per l'ennesima volta. In paese era appena finita una rivolta per il pane, con tanto di assalto al Municipio, e quasi tutti gli uomini validi erano in partenza per il fronte ...

 A Giovanni Papini
via Colletta 10   Firenze 
Marradi 4 luglio 1915

Monsieur Papini

J'en peux plus de vivre ci-haut. Ayez pitié de moi envoyez-moi à l'étranger. Je reste encore ici à être décharné par le chacal, voila mon lot, je n'ai pas la force d'aller jusque au bout. Je chargerai de nom, je voudrais n'avoir jamais ouvert la bouche voilà puisque ma vie doit être ce long assassinat.
                                                                             L'homme des bois

L'uomo dei boschi era l'epiteto che per scherzo o scherno i letterati fiorentini gli avevano affibbiato. Le sue condizioni generali peggiorarono finché il 25 ottobre fu necessario ricoverarlo all' Ospedale di Marradi. E  così finirono le speranze di Campana di emigrare di nuovo in Svizzera.

 
Che cosa scrive Bertrand Russel
in The problems of philosophy ?
 
Dino Campana dice di averne tradotto circa 80 pagine,
per conto di Papini, che però sono andate perse.

CHAPTER I. APPEARANCE AND REALITY

Is there any knowledge in the world which is so certain that no reasonable man could doubt it? This question, which at first sight might not seem difficult, is really one of the most difficult that can be asked. When we have realized the obstacles in the way of a straightforward and confident answer, we shall be well launched on the study of philosophy ...

In italiano: Esiste nel mondo una conoscenza così certa che nessun uomo ragionevole possa dubitare? Sembrerebbe una domanda facile, e invece è una delle più difficili che si possano porre. Quando avremo capito quali ostacoli ci impediscano di dare una risposta immediata e sicura, saremo ben innanzi nello studio della filosofia ...
 
Bertrand Russell (1872-1970) scrisse questa celebre introduzione alla filosofia nel 1911 e la pubblicò nel gennaio del 1912. Lo studioso Adriano Virgili ci spiega così il contenuto del libro che Dino Campana cominciò a tradurre:


"... Nel libro I problemi della filosofia, Russell dice che la fisica dà la conoscenza certa, contrapposta alla conoscenza vaga del senso comune. La filosofia parte dal senso comune, ma deve elaborare i risultati in modo scientifico per sfuggire allo scetticismo e al solipsismo (dottrina che considera l'io del soggetto l'unica realtà esistente). In tale processo di chiarimento Russell individua dei postulati (l'induzione, la causalità, l'esistenza del mondo esterno e delle menti altrui, l'affidabilità della memoria ecc.). Una prima certezza si ottiene con l'atomismo logico, descrivendo i fatti con una frase atomica (non ulteriormente scomponibile): per esempio, "Socrate è ateniese". Se si uniscono frasi atomiche vere si ottengono proposizioni complesse e vere ... ".



Fonti: Società Dante Alighieri e Opera Bonomelli, Ginevra. Franco Mattacotta,
La Fiera Letteraria, IV, 31, 31 luglio 1949 pg 3
Biblioteca malatestiana di Cesena (l'immagine di R.Serra)
Gabriel Cacho Millet, Le mie lettere sono fatte per essere bruciate, 1978.
Blog della biblioteca di Marradi, La rivolta per il pane, in archivio al 12 marzo 2012.