Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

sabato 30 ottobre 2021

1920 Il disastro ferroviario di Ronta

L'incidente più grave avvenuto nella Faentina
ricerca di Claudio Mercatali



Il Poggio e il Ponte di Caino






Nel febbraio 1920 avvenne un grave incidente ferroviario sulla Ferrovia Faentina. Un treno merci proveniente da Marradi e diretto a Firenze, deragliò subito dopo la stazione di Ronta nel tratto di ferrovia sopra al Poggio, al cosiddetto Ponte di Caino. La locomotiva uscita dai binari precipitò nei campi sottostanti. Il motivo del disastro non fu chiarito ma forse la linea era rimasta danneggiata dal terremoto del luglio 1919 e gli addetti alla manutenzione non si erano accorti dei binari deboli o difettosi.



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domenica 24 ottobre 2021

Il Castellone di Marradi

Tanti secoli di storia ricca di episodi
ricerca di Claudio Mercatali



La storia del castello di Marradi, il Castellone, è stata scritta e riscritta e ora basterà un breve riassunto. Il fortilizio venne edificato nei secoli bui prima dell’anno Mille e non si sa da chi. Forse fu opera di qualche clan di Longobardi, per difendersi dai Bizantini della bassa valle, o forse fu edificato da qualche signorotto locale, per difendersi dai suoi pari o dai suoi contadini, tartassati come d’uso allora e quindi pronti a vendicarsi alla prima occasione.



Uno dei primi documenti certi è una bolla del papa Lucio III del 1183 che assegna il castello e la chiesa di Cardeto all'Abbazia di Crespino. Nel 1208 apparteneva a Pietro Pagano di Susinana che aveva rapporti di affari con i frati della Badia del Borgo. Questo non deve sorprendere perché le badie vallombrosane erano un centro di preghiera ma anche un ricco centro di potere. 




Dopo qualche anno passò sotto il controllo del conte Guido Novello di Modigliana, che agiva in nome e per conto dei monaci della Badia. Però costui doveva essere abbastanza autoritario e rapace, perché ad un certo punto i frati per toglierlo di mezzo offrirono le loro terre in accomandigia alla Repubblica di Firenze, che nel 1258 fece la prima comparsa nella valle del Lamone. La presenza dei Fiorentini non fu costante e sul finire del Duecento tutto il territorio di Marradi passò sotto il controllo di Maghinardo Pagani da Susinana.





Nel 1302 il maniero passò in eredità ad altri Pagani che dopo poco lo vendettero al conte Ruggero dei Guidi di Dovadola. Dopo di lui cominciò il periodo di governo della famiglia Manfredi, parente e antagonista della omonima stirpe faentina. E’ il periodo d’oro del Castellone, prima con il crudele Giovanni Manfredi, poi con suo figlio, il diplomatico Amerigo e infine con Ludovico, lo spavaldo e imprudente signore che nel 1428 finì imprigionato nel carcere delle Stinche, a Firenze.


Nel Quattrocento la Signoria estese il suo dominio in tutta la Romagna Toscana, e prese possesso di quattordici comuni, dalla nostra zona fino a San Piero in Bagno, vicino alla provincia di Arezzo. Il Castellone divenne un fortilizio di frontiera, a protezione del Mugello, ma perse di importanza finché nel Cinquecento venne demolito.



La demolizione di questa e di altre rocche sull’ appennino fiorentino era anche un atto simbolico che segnava il passaggio ad un’altra forma di governo: doveva essere chiaro a tutti che la Città governava dal Palazzo Pretorio al centro di ogni paese e non dai castellari sparsi sui cocuzzoli.



La storia di questo castello è ricca di vicende, di assedi, di pretese e di avventure. Questo qui accanto è uno studio del 1883  dello storico Achille Lega, che divaga un po’ nel suo racconto ma è piacevole da leggere.







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Per approfondire
Il Castellone, la storia , di Fulvia Rivola, il consolidamento statico, Marco Cappelli e Paolo Scalini. Edizioni Polistampa 2002
Blog della biblioteca ai tematici Storia del Trecento e Storia del Quattrocento 


lunedì 18 ottobre 2021

Una lezione di poesia da Dino Campana

Come nacque la poesia
"La sera di fiera"
ricerca di Claudio Mercatali  


Federico Ravagli (Bagnacavallo, 1889 – Bologna, 1968) è stato un importante studioso di Dino Campana. Lo conobbe personalmente ai tempi dell'Università a Bologna (1912) gli fu sincero amico e ne apprezzò con altrettanta sincerità la poetica. Non è poco, perché Campana ebbe estimatori ed amici soprattutto dopo la morte. In più Ravagli parla schietto e chiaramente, da buon romagnolo ed è piacevole da leggere. La cugina del poeta, Maria Soldaini Campana e il fratello Manlio gli consegnarono a più riprese degli inediti campaniani, che studiò con cura e furono pubblicati postumi dalla figlia nel 1972 nel cosiddetto Fascicolo Marradese inedito, della editrice Giunti Marzocco di Firenze. 

Ecco qui di seguito una analisi di Ravagli sul manoscritto della poesia La sera di fiera. Come nasce una poesia? A volte è un atto d'impulso, ma spesso è frutto di mille ripensamenti. Il nostro poeta non fa certo eccezione e scrive di getto ma poi rielabora tante volte. Leggiamo:

Dalle ultime pagine del "Fascicolo marradese" di Ravagli

...Questa quattordicesima pagina non ha titolo; è scritta in cinque parti distinte. Il poeta ha cominciato a scrivere dal principio della parte superiore sinistra, fino a occupare, nel senso verticale, un quarto circa del foglio, successivamente si è servito della parte superiore destra. Ha poi continuato nel centro del foglio, fino a oltre la metà di esso, con scrittura spedita e con una sola parola cancellata. Il foglio restante è stato scritto come in principio, su due parti, prima sulla sinistra e poi sulla destra, separate da due linee approssimativamente verticali. Dall'esame del testo si rileva che la lirica è stata frutto di successivi ripensamenti da parte del poeta; infatti le due parti in alto sono state riprese in basso; costituiscono l'inizio della lirica e sono i versi più tormentati: di essi, oltre alle molte varianti e trasposizioni, abbiamo due o tre redazioni ...
... sicché questa potrebbe ricostruirsi - secondo l'autografo - in due stesure: una costituita dalle due parti in alto più quella centrale, l'altra formata dalle due parti in basso più quella centrale ...

Dalle parti in alto (1 e 2) si ricava questo:

Il cuore stasera mi disse: non sai?
Lei fresca come rosa che sapeva
Che vagava col sogno e il suo profumo
E il sogno al tremolare delle stelle
Quando amavi guardar dentro i cancelli le stelle pallide notturne
Certo è morta: non sai?
Era la notte di fiera. Babele
Di fumi prodigiosi in fasci in un cielo di fiamma
mostruoso tessuto di fiamma nel soffio dei mantici

La rosabruna incantevole
Dorata da una chioma bionda
Colei che la grazia imperiale
Incantava con rosea freschezza
nei mattini e tu seguivi
nell'aria la fresca incarnazione
di un mattutino sogno
(e ti passava avanti silenziosa
e bianca come un volo di colomba)


La parte centrale (3) dice:

stellato dell'umile pianto delle lampade
E per i portici bui vaneggiavo
Solo dietro le voci limpide degli angioli
Inteso alle morenti melodie
Sepolti sotto gli archi delle strade
Ombra peccaminosa vago errante
A un paradiso turbinosi allori
Cercante


Invece nelle due parti in basso
 (4 e 5) c'è scritto:




Il cuore stasera mi disse non sai?
La rosabruna incantevole
Dorata da una chioma bionda
Colei che con grazia imperiale
Incantava la rosea freschezza dei mattini:
E tu seguivi nell'aria
La fresca incarnazione di un mattutino sogno
E che pure vagavi quando il sogno e il profumo
Velavano le stelle
(Quando amavi guardar dietro i cancelli
Le stelle pallide notturne)
Che soleva passare silenziosa
E bianca come un volo di colomba
Certo è morta non sai?

E soleva vagare come in sogno
E il profumo velavano le stelle
(E tu amavi guardar dietro i cancelli
le stelle le pallide notturne)
Che soleva passare
silenziosa e bianca
come un volo di colombe
Certo è morta non sai?
La notte di fiera della perfida Babele
saliva in fasci verso un ciel di fiamma



Di solito Campana usava la lettera maiuscola all' inizio di ogni verso ma qui non lo fa sempre. Quale fu la versione definitiva? Nessuna delle due. Le parti 4 e 5 corrispondono alla prima metà della poesia dei Canti Orfici ma la parte 3 non c'è. Dunque il poeta ebbe altri ripensamenti, ma i foglietti sui quali forse li scrisse non ci sono giunti. La poesia nella versione definitiva è questa.:

Il cuore stasera mi disse: non sai?
La rosabruna incantevole
Dorata da una chioma bionda:
E dagli occhi lucenti e bruni colei che di grazia imperiale
Incantava la rosea
Freschezza dei mattini:
E tu seguivi nell’aria
La fresca incarnazione di un mattutino sogno:
E soleva vagare quando il sogno
E il profumo velavano le stelle
(Che tu amavi guardar dietro i cancelli
Le stelle le pallide notturne):
Che soleva passare silenziosa
E bianca come un volo di colombe
Certo è morta: non sai?
Era la notte
Di fiera della perfida Babele
Salente in fasci verso un cielo affastellato un paradiso di fiamma
In lubrici fischi grotteschi
E tintinnare d’angeliche campanelle
E gridi e voci di prostitute
E pantomime d’Ofelia
Stillate dall’umile pianto delle lampade elettriche

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Una canzonetta volgaruccia era morta
E mi aveva lasciato il cuore nel dolore
E me ne andavo errando senz’amore
Lasciando il cuore mio di porta in porta:
Con Lei che non è nata eppure è morta
E mi ha lasciato il cuore senz’amore:
Eppure il cuore porta nel dolore:
Lasciando il cuore mio di porta in porta.