Marradi, inizio del '900

Marradi, inizio del '900

lunedì 19 dicembre 2011

La Badia

Breve storia 
del monastero
di S.Reparata al Salto 
o nelle Alpi
di Giuseppe Matulli

La Badia in una cartolina
degli anni Trenta

Non è possibile delineare in poche righe le vicende della "Badia", non solo per la loro complessità o per mancanza di documenti, ma soprattutto perché la storia del territorio marradese a partire dal X secolo è fin dagli inizi quasi esclusivamente storia di Castiglionchio e storia della "Badia" , anzi più del Monastero che del Castello; queste brevi note cercheranno di mettere a fuoco solo alcuni aspetti legati all'Abbazia e al territorio circostante.
Dunque S.Reparata al Salto o nelle Alpi (salto = luogo boscoso e atto al pascolo) solo più tardi denominata Badia del Borgo di Marradi, nasce nell' XI secolo quasi contemporaneamente agli altri monasteri di S.Maria a Crespino, di S.Giovanni di Acerreta e di S.Barnaba di Gamogna a testimonianza di una forte ripresa di spiritualità e di esigenza di riforma religiosa che caratterizzò il secolo (anche se rimane comunque singolare come nel nostro territorio toscano nascano quasi contemporaneamente ben quattro monasteri).

 

S.Giovanni Gualberto,
pittura del Maestro di Marradi.


I Vallombrosani 
e i Camaldolesi

I primi due monasteri, come testimonia un decreto del 25 novembre del 1112 entrarono ufficialmente a far parte della Congregazione Vallombrosana fondata da S.Giovanni Gualberto, mentre il monastero di Valle Acerreta con l'eremo di Gamogna furono fondati direttamente da S.Pier Damiani ed appartennero alla Congregazione Camaldolese.
L'agiografia vallombrosana pone S.Reparata fra le badie fondate direttamente da S.Giovanni Gualberto, il promotore dell'ordine vallombrosano, ma si tratta sicuramente di una leggenda di cui si comprendono bene i motivi. In realtà documenti attestanti la presenza di un monastero fanno riferimento a date certamente anteriori all'epoca nella quale il santo avrebbe fondato S.Reparata. Infatti un documento del 1045 recita testualmente: "Allora ricevette nel suo ordine un altro monastero di Romagna, il cui nome era S.Reparata". Se S.Gualberto "ricevette" significa che il monastero già esisteva e probabilmente era appartenuto fino ad allora all' Ordine Benedettino.
Scrivono comunque gli storiografi della Congregazione Vallombrosana che si ignora dove il Santo, giunto nel nostro territorio dalla Toscana, abbia scelto la sua prima dimora: " ... dicono alcuni che cominciò nella terra di Marradi, là dove al presente è la chiesa di S.Lorenzo e quivi vogliono costruisse un ospedale per i pellegrini e che a quei tempi (1036) non vi era né il castello né la terra di Marradi e che ivi vi ridusse molta gente ed il Santo allora si rifugiò al Borgo".

Le donazioni

D'altronde al 1036 risale sicuramente la prima donazione al monastero: essa indica (il documento è molto importante) che nel 1036 S.Reparata era un monastero già ben organizzato ed esistente da tempo. Le donazioni al monastero comunque continuarono numerose nei secoli seguenti così come numerose risultano le cessioni enfiteutiche da parte del monastero verso altri monasteri (S.Giovanni d'Acerreta, S.Barnaba di Gamogna, S.Maria di Crespino) e privati.
Alcuni di questi atti sarebbero degni di citazione in quanto attestano della considerevole ricchezza economica del nostro monastero e nel contempo rappresentano documenti singolari e preziosi di storia locale.

  • In una donazione del 1165 Benno e Ligarda sua moglie donano la sesta parte del monastero e Chiesa di S.Lorenzo con tutte le sue appartenenze di cimitero e sepoltura. Il documento è stilato nella chiesa di S.Lorenzo posta in villa Marciana.
  • Il primo maggio 1223 un atto attesta la vendita di due pezzi di terra posti in Marciana fatta da Pagano Pagani all'abate di S.Reparata.
  • Il 30 novembre 1270 vede la vendita di un pezzo di terra posta in Marciana in favore dell'abate di S.Reparata. L'atto è redatto nella piazza di Marradi e il 23 marzo 1306 abbiamo un'altra vendita di terra posta in Marciana all'abate di S.Reparata. L'atto è redatto nella chiesa di S.Lorenzo in Marradi.

Da questi documenti si ricava chiaramente come fino a tutto il 1330 il nostro paese fosse diviso in due parti ben distinte: alla destra del fiume Lamone, Marradi, alla sinistra del fiume, Marciana. Solo nel tardo 1300 le due parti divennero un tutto unico con il nome di Marradi, permanendo a tutt'oggi il toponimo Marcianella a conferma dell'antica distinzione. Il Monastero poté comunque prosperare nei secoli vedendo accrescere il suo prestigio al punto che libere collettività sai assoggettavano volontariamente per partecipare alla sicurezza conferita da quel valido patronato. E non solo libere comunità ma numerose furono anche le Chiese soggette al patronato del Monastero: S.Maria a Crespino, S.Lorenzo in Marradi, S.Cassiano in Petrosola, S.Eufemia, S.Martino, S. Pietro e S. Matteo in Vezzano.

I beni e gli abati

Nel XII secolo i possessi della Badia si estendevano anche verso Imola e verso Faenza e il monastero fruiva addirittura di una salina posta nel territorio di Cervia e donata all'abate nel 1213. Sappiamo infine che nel 1726 gli affittuari in territorio marradese del monastero di S.Reparata erano ancora ben 98 e che l'ultimo abate risale al 1762. In seguito la Badia fu amministrata per qualche tempo da Vallombrosa, poi soppressa affidandone i beni ad un abate di Governo e con tale sistema fu retta fino alla soppressione che risale al 1808.
Poco si sa degli abati succedutisi alla guida dell'abbazia di S.Reparata benché don Guiducci, abate nel 1638, abbia fra l'altro prodotto un "Catalogo degli Abati del monastero di S.Reparata del Borgo di Marradi". Quivi di ciascun abate vengono riportati il nome, il luogo d'origine, oltre alla data di insediamento, ma eccezionalmente di un abate, Taddeo Adimari, è riportata una biografia. Noi sappiamo che questo guidò il monastero dal 1485 al 1517 e che fu l'ultimo degli abati nominati a vita, ma appare evidente che la motivazione che ha spinto il biografo a fare per lui eccezione risiede in altro. E' in effetti singolare e importante per Marradi è la vita e l'opera di questo uomo tanto che merita di essere brevemente ricordata.

L'abate Taddeo Adimari

Nato intorno al 1445 dalla nobile famiglia degli Adimari, Taddeo condivide l'infanzia con Lorenzo il Magnifico che, proprio dalla nonna di lui ricevette i primi elementi di istruzione. Vestì l'abito servita nel Convento della Santissima Annunziata e successivamente prese i voti sacerdotali senza tralasciare peraltro di addottorarsi in teologia e di dedicarsi alla predicazione.
Negli anni della maturità la sua amicizia col Magnifico si ruppe quando l'Adimari assunse una posizione decisamente antimedicea e per questo fu mandato in esilio. Al 1479 risale una lettera di Taddeo al Magnifico in cui egli confusamente confessa di aver sbagliato e se ne dispiace invocando con accorati accenti la grazia di rivedere la "dolce patria". Nulla sappiamo dell'accoglimento della supplica. Nel 1484 o 85 si ritirò a S.Reparata della quale fu abate fino al 1517. Il grande merito dell' Adimari è quello di essere stato committente delle opere pittoriche del Maestro di Marradi, cinque tavole che rappresentano "I Santi Antonio abate, Sebastiano e Lucia", la "Madonna della Misericordia", "S.Giovanni Gualberto", la "Madonna col Bambino e i Santi" corredata da un paliotto con l'immagine di S.Reparata che esprimono fra l'altro gli influssi del Botticelli, del Ghirlandaio e del Perugino ad indicare quanto composita, ma colta e preziosa, sia l'arte del Maestro.

Un potente 
e riservato Monastero

Potenza economica, prestigio culturale e artistico, come questi brevi appunti hanno cercato di dimostrare, per almeno sette secoli queste furono senz'altro le prerogative del Monastero. Ma la spiritualità espressa, il fervore religioso dimostrato e suscitato attorno a sé, quelle peculiarità, cioè: che dovrebbero essere proprie di un centro monastico, a che grado si espressero? E inoltre, quale fu la vita del monastero in relazione agli eventi politici generali o locali anche drammatici che riguardano il nostro territorio? Lo stesso già citato abate Taddeo Adimari, autore di un libro di ricordi, si preoccupò quasi esclusivamente dei titoli di possesso dei beni. Possiamo ritenere che le cospicue donazioni ricevute nel corso dei secoli significassero esplicitamente che la badia di S.Reparata era considerata centro di preghiere e di suffragio. Possiamo ritenere che la scarsa incidenza cronachistica sulla Badia delle vicende locali significhi realmente che il Monastero, per il prestigio religioso di cui godeva, sia sempre rimasto indenne da riflessi sconvolgenti e quindi degni di essere annoverati.
Quasi certamente il monastero non svolgeva cura d'anime, sicuramente non gli abati. Ma rimane comunque questa constatazione che non appaga la nostra curiosità e costituisce un problema aperto, anche se da sempre cronaca e storia poco si sono occupate di spiritualità e fervore religioso o perché dati come scontate espressione di un centro religioso, o perché ritenuti non interessanti un lavoro di ricerca, o perché non facilmente misurabili e valutabili per il pregiudizio per il quale la storia è la storia di possessi, di confini che cambiano, di personalità che si alternano nel tempo ecc ecc

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