Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

domenica 28 aprile 2013

Giovanni di Alberghettino Manfredi



Un aggressivo feudatario 
di Marradi
ricerca di Claudio Mercatali



Giovanni di Alberghettino Manfredi era un feudatario aggressivo, che signoreggiava nell'alta valle del Lamone e la sua dimora stabile era il Castellone, proprio quello che domina Marradi. Siamo alla metà del Trecento e il feudalesimo era in netta crisi qui da noi, perché l'espandersi del Comune di Firenze oltre il crinale dell' appennino minacciava il dominio dei Manfredi a Marradi, degli Ubaldini a Palazzuolo e dei conti Guidi a Modigliana.
Però dalle cronache non pare che i Fiorentini fossero in cima alle preoccupazioni di Giovanni di Alberghettino, perché il suo chiodo fisso erano gli odiati Manfredi signori di Faenza, suoi cugini, per certe vicende di famiglia che sono qui di seguito. Leggeremo direttamente gli autografi di Giuseppe Matulli, l'autore del libro "La via del grano e del sale". Sono conservati alla Biblioteca di Marradi, donati dalla famiglia dopo la sua tragica morte e in pratica sono le bozze del libro che tanti marradesi hanno in casa.




anno 1348
La Romagna era per diritto una terra del Papa, che per amministrarla nominava un Legato, un governatore, detto Conte di Romagna. Alberghettino per prendere il potere prova ad ucciderlo e succede che ...

"Dal mese di zugno fece fama che messer Giovanni ai Alberghettino di Faenza, con certi cittadini di Faenza, voleva uccidere il conte di Romagna. Il quale tractato, pervenuto a notizia del dicto conte, incontanente fece tagliare il capo a uno che il doveva uccidere. El dicto messer Giovanni di Alberghettino se ne fuggìo con molti suoi amici" ...
 


anno 1350
Un secondo tentativo di conquistare Faenza, organizzato assieme a suo cugino Giovanni de Manfredi, va a buon fine. Però suo cugino vuole tutto per sé e lo caccia quando non ha più bisogno di lui. Da questo vengono i rancori per i suoi parenti faentini.

"Messer Giovanni de Manfredi di Faenza, con lo favore e consiglio de messer Francesco degli Ordelaffi, signore di Forlì, e con lo favore de molti cittadini di Faenza discacciò nel mese di febbraio el conte di Romagna e Giovanni di Alberghettino de la città di Faenza, e tolse la segnoria della dicta città per sé".



anno 1351
Dopo questa vicenda il nostro feudatario si rifugia al Castellone e ne fa la sua dimora per quaranta anni.
Nasce così la piccola Contea di Marradi, che dopo di lui passa a suo figlio Amerigo e poi a suo nipote Ludovico, l'ultimo conte, finito in disgrazia e imprigionato nel carcere delle Stinche dai Fiorentini, che nel 1428 inglobarono tutto il comune nella loro Signoria.
Di certo le terre di Marradi andavano strette a Giovanni, che nel 1351 entrò in lite con il conte Roberto dei Guidi di Battifolle. Quando ormai Giovanni aveva allargato i suoi possedimenti i Fiorentini, per non avere grane ai confini, spedirono a Marradi due ambasciatori e costrinsero i signorotti a far pace.

A questo punto per seguire le disavventure di Giovanni di Alberghettino conviene usare la raccolta detta Rerum Faventinarum Scriptores (Scrittori delle cose faentine) un librone in latino. In particolare ci interessa Bernardino Azzurrini, uno storico del Cinquecento citato tante volte e tradotto da Giuseppe Matulli. Da quel libro apprendiamo che ...




anno 1354
"Giovanni di Alberghettino ordinò di impadronirsi di Faenza e toglierla agli uomini di Rinaldo Manfredi. Per la qual cosa alcuni di Faenza furono presi e cento altri furono catturati presso Santa Maria fuori Porta".



 

A fianco: il Chronicon di Bernardino Azzurrini e
sopra la traduzione di Matulli.


La chiesa di S.Maria fuori Porta, a Faenza



Clicca sulle immagini 
se le vuoi ingrandire





Il nostro feudatario provò almeno altre due volte il colpo di mano a Faenza, nel 1358 e nel 1361, come ci riferisce lo storico Azzurrini in queste memorie facili da leggere anche senza la traduzione.




Alla fine, suo malgrado e costretto dai Fiorentini, dovette rinunciare alle varie pretese che aveva sui territori dei suoi vicini e si accontentò della Contea di Marradi. Fu stipulato un vero e proprio trattato di pace, a Montemaggiore, un bel podere vicino al Castellone. Erano in tanti quel giorno ...









 
anno 1370
"Fu fatta pace e concordia in casa di Giovanni di Alberghettino Manfredi tra il suddetto e il gonfaloniere e i priori di Firenze, con l'intervento di Bernardino di Milano, Ruggero di Dovadola, Nicola Righi dei Manfredi, Ferruccio di Francesco dei Pangetti e Ludovico di Bernardino dei Caccianemici".




Come mai questi aggressivi personaggi si riuniscono a Montemaggiore? Che cosa li preoccupa?
Il motivo è che sta entrando in scena il principale attore della storia della valle del Lamone nel Trecento, e cioè il Comune di Firenze che non fa mistero di voler prendere tutto, con calma, senza scatenare guerre, con acquisti, eredità e cogliendo le varie occasioni offerte dai feudatari in lotta fra loro.
La prima capita proprio in quegli anni e Palazzuolo entra nella Signoria. Poi nel 1428 saranno cacciati i Manfredi da Marradi e i Guidi da Modigliana. Fra un po' ne riparleremo.

Dov'è Montemaggiore? E' un podere più alto del Castellone, dal quale si vede un bel panorama. Per andare là si può partire dalla strada della Piegna, prendendo la campestre a destra al quadrivio della Bocchetta della Fossa del lupo. A dirlo sembra difficile ma in realtà è semplice, perché la strada è larga.
Il nome del podere è un po' ingannevole, perché questo è un monte come tanti altri. In realtà "mons maioris" vuol dire "monte dei maiores, degli antenati". L'etimologia è certa perché ci sono diversi altri poderi che si chiamano così. Il toponimo indica la provenienza di una famiglia ed è tipico dei Longobardi che appunto erano organizzati in clan.

Il Castellone visto 
dal crinale
di Montemaggiore



E quindi il conto torna: siamo in un sito medioevale, nel feudo di Alberghettino Manfredi, tanto che il suo castello si vede laggiù.


Oggi è una bella giornata di febbraio per chi ama il trekking con le ciaspole, perché il cielo minaccia altra neve ma non è freddo.
I campi di Montemaggiore sono piacevoli da percorrere anche se si affonda di mezza gamba ad ogni passo. A voler essere precisi c'è Montemaggiore di Qua (in primo piano nella foto accanto) e Montemaggiore di Là  (sullo sfondo). Di qua e di là da che?




Fra i due poderi, in questo campo innevato, corre il confine fra Marradi e Palazzuolo, cioè l'antico limite fra i possedimenti dei Manfredi di Marradi e degli Ubaldini del castello di Palazzuolo.
Giovanni di Alberghettino e gli altri personaggi di cui abbiamo detto prima erano stati convocati qui dai priori di Firenze non a caso perché, come ci dice lo storico Repetti (1833):


 


“ … Nel 1362 essendo venuto a morte Giovacchino di Mainardo degli Ubaldini, Firenze fu dichiarata libera e assoluta erede dal suddetto dinasta con testamento del 6 agosto 1362…”.





In pratica i Fiorentini e i Manfredi si incontrarono proprio sul confine dei rispettivi dominii perché, pur firmando il trattato di pace nessuno dei due si fidava dell'altro.
Dopo aver sudato un po' arrivo al crinale e trovo questo panorama che non mi aspettavo: sono i tornanti di Cignato, nella strada Marradi - Palazzuolo evidenziati dalla neve.



 
Ormai che ci sono entro nel Comune di Palazzuolo fino al villaggio turistico "I Cancelli". Vorrei fotografare anche il castello degli Ubaldini, che è al centro di questa fotografia ma, per poco, non si vede.







Dunque l'ultimo degli Ubaldini aveva lasciato tutti i monti che si vedono nella fotografia qui sopra al Comune di Firenze e gli armigeri che Alberghettino e i compari suoi intravedevano là sulla destra, vicino al podere I Cancelli erano  i Fiorentini, già pronti per ...

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