Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

mercoledì 3 luglio 2019

Un trekking da Crespino a Biforco


Da una stazione ferroviaria
all'altra
resoconto di Claudio Mercatali


Di solito i trekking in montagna si fanno percorrendo un anello, ma questa volta non è così. O per meglio dire qui l'anello c'è, ma si completa in ferrovia.

Si parte in treno dalla stazione di Biforco, si scende a Crespino e si sale verso il podere di Pigàra. Il versante è un pascolo con poca macchia e quindi la visuale è ampia fin dall' inizio. La stazione di Crespino, vista dalla strada per Pigàra fa un bell'effetto, come del resto Crespino, che si vede laggiù in basso.



Pigàra è un podere antico, molto noto per il suo castagneto secolare, che ha tante piante monumentali. Il luogo è particolare e meta di visite e campeggi, perché questo castagneto, a differenza di molti altri, ha una morfologia dolce e si gira volentieri.


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Da documenti antichi si sa che il primo impianto risale al Seicento e venne fatto in modo razionale, con gli alberi disposte in file. Ne abbiamo già parlato su questo blog il 29 ottobre 2011 e l'articolo è nell' archivio tematico alla voce Comunità di Crespino. 

Subito dopo il castagneto comincia il Galestro di Garminana, una lunga pendice di pietra lungo la quale la strada sale diritta, senza pietà. Il versante è monoclino, con gli strati di roccia inclinati di 30°, come tutte le montagne qui attorno. Questo significa che la pendenza è del 58% (la strada della Colla di Casaglia tocca il massimo qua sotto, al Molino di Valbura, con il 10%). Lo sanno bene gli appassionati di muntain bike e infatti questo è uno dei loro percorsi preferiti.

Dopo un certo numero di stenti si arriva al crinale e ci fa ancora compagnia la vista di Crespino. Per capire quanto siamo saliti basta un confronto fra le foto qui accanto.

La casa poderale di Garminana ormai è un mucchio di sassi e si vede male. Conviene prendere a riferimento l'antenna dei telefonini Omnitel e fermarsi proprio lì, perché c'è un bivio da imboccare.

Il punto giusto è un bel sito panoramico in cui si vedono i due versanti, quello di Crespino e quello della valle di Campigno, che è questo qui accanto.

Per Biforco si prende a sinistra, abbandonando la strada fatta finora, che prosegue fino alla bocchetta di Val di Rovino e oltre, verso siti campaniani che saranno oggetto di un prossimo trekking, quando gli alberi avranno perso la foglia. Per arrivare fin qui si impiega un po' più di un'ora e la fatica si fa sentire. Una sosta si impone, per bere e mangiare qualcosa, invogliati anche dal panorama notevole. Ora comincia la discesa, lungo un sentiero di crinale che gira e rigira percorrendo sempre dei siti panoramici. Il motivo per cui vale la pena di venire qui, per un marradese, è questo panorama insolito del paese.


Marradi visto dal crinale
sopra a Garminana







Muschieta è un poderetto in rovina in cima al monte di Poggiol di Termini. Lì vicino Marradi si vede per intero.







Dopo un'ora e venti di discesa si vede Ponte di Camurano, nel fondovalle. Da qui si capisce anche perché questo gruppo di case si chiama così. Ci sono due ponti, uno lungo la odierna strada maestra per Borgo S.Lorenzo e uno più piccolo e interno, che è quello da cui passava la strada prima che il granduca Leopoldo II facesse la attuale, nei primi decenni dell' Ottocento. 





Nell' ultimo chilometro ci sono tanti punti da cui si vede Marradi e alla fine si arriva alla stazione ....


 


In sintesi tutta la camminata è durata tre ore: un'ora per salire e due per scendere lungo il crinale. La maggior parte della fatica evidentemente è nel primo tratto, ma non facciamoci troppe illusioni, perché i crinali hanno sempre un andamento vario e anche se sono in discesa non è detto che siano tutte rose e fiori. Il trekking è lungo circa 10km.

giovedì 27 giugno 2019

Raffaello Franchi scrive su Dino Campana

Dalla rivista Campo di Marte,
15 agosto 1938
ricerca di Claudio Mercatali
 

 
Firenze nei primi anni del Novecento era una delle capitali italiane della Letteratura. I circoli di Papini e Soffici, le riviste letterarie La Voce, Lacerba, La Ronda, Solaria e Il Marzocco, facevano testo. Una vita cittadina brillante si svolgeva al bar delle Giubbe Rosse e al caffè Paszkowski.
 
 
Raffaello Franchi, ritratto
da Ottone Rosai
 
 
Raffaello Franchi, fiorentino (1899 - 1949) in quegli anni
era un ragazzo, fattorino del telegrafo con la passione
per la poesia e stravedeva per Papini e i letterati
dell' ambiente della Voce e di Solaria.
 

A. Viviani ce lo descrive così:

"quando venne la prima volta in casa di Papini (1914) con le tasche piene di poesie manoscritte mi parve di riconoscere a un tratto Giannettino di collodiana memoria scappato di nascosto dalle pagine del libro. Ragazzetto petulante e di loquela un po' becera, allora, con i pantaloni corti e le calze lunghe nere, goletta bianca inamidata alla marinara e sciarpa rossa a fiocco, saltellava irrequieto nel piccolo studio di Papini, senza trovare il modo di sedersi".

 
Questo ragazzo, nell'ambiente alternativo e frizzante dei letterati fiorentini, imbastì una relazione con Sibilla Aleramo, che aveva 23 anni più di lui e pianse quando lei lo lasciò per Dino Campana. Il ricordo della poetessa gli rimase dentro per diversi anni, come del resto l'amore per Dino Campana, come lui stesso ci dice nell'articolo qui accanto:

 
" ... Dino Campana è stato uno dei più forti amori letterari della mia adolescenza ...".
 

Fonte: Campo di Marte, rivista di Lettere e Arte. Quindicinale  fondata a Firenze nell' agosto del 1938 e finanziata dall' editore Enrico Vallecchi. I redattori erano Alfonso Gatto e Vasco Pratolini. Chiuse nel settembre 1939 allo scoppio della II Guerra Mondiale.
 
 

giovedì 20 giugno 2019

Una novena per la Festa del Sacro cuore

Scritta da don Claudio Bulgarelli
Parroco di Lutirano (1908)

 
 
La novena è un atto di devozione cristiana che consiste nel recitare preghiere per nove giorni consecutivi. Il nome deriva dal latino novenae  (per nove volte). È un rito preparatorio per una solennità come il Natale o la Pentecoste, o qualche altra ricorrenza del calendario liturgico.


La novena che ora interessa fu pubblicata nel 1908 da don Claudio Bulgarelli per la festa del Sacro Cuore di Gesù, una festa poco nota ai più. Il libretto si chiama Il giglio e la rosa e contiene anche un’altra novena, per la Vergine Maria, dove c’è il Cantico del Magnificat, ma di questa parleremo un’altra volta, perché le novene sono un po’ impegnative da leggere, come ammette lo stesso don Bulgarelli nella prefazione.







La devozione al Sacro Cuore di Gesù si deve in origine alla beata Margherita Maria Alacoque che insieme a San Claude de la Colombière ne diffusero il culto a partire dal 1672 nel monastero della Visitazione di Paray le Monial, in Francia, come dice don Bulgarelli. Divenne ufficiale per la Chiesa cattolica solo nel 1856.




E’ una festa mobile, che dipende dalla data della Pasqua e può variare dal 29 maggio al 2 luglio. Cade otto giorni dopo il Corpus Domini.

 








Don Bulgarelli, nativo di Castrocaro, fu parroco di Lutirano nei primi anni del Novecento. Figura come primo firmatario dell’atto costitutivo della locale Cassa Rurale, una piccola banca di credito agrario fondata assieme ad altri parroci della Valle Acerreta.



La storia di questa banchina è nel tematico del blog alla voce Archivio delle banche.
 
Don Bulgarelli, oltre che parroco e "banchiere" era anche portavoce della comunità e corrispondente del periodico faentino Il Piccolo, con il quale informava i suoi delle novità, come si può leggere qui accanto.






Il libricino Il giglio e la rosa, piccolo per dimensioni ma corposo (176 pagine) fu stampato solo in 500 copie e venduto direttamente dall’ Autore alla canonica di Lutirano. Ecco il riassunto del testo della novena:
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 






























Lutirano e la chiesa nel 1908

















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In Appendice ci sono anche due canzoni:














Fonte: Il Giglio e la rosa, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (collocazione 24.9.30.00000, Inventario CF990296813 1v).