Un modo di dire è un’ espressione dal doppio senso: uno figurativo e uno letterale e il primo illustra il secondo. Un esempio classico è la frase “vuotare il sacco” per dire “confessare un fatto, riferire tutto”. Ogni lingua ha i suoi modi di dire e oggi interessano quelli del Romagnolo parlato a Marradi.
Quando si affronta il tema dei detti dialettali si rischia il più acceso campanilismo, perché ognuno pensa in cuor suo che la sua parlata abbia qualcosa in più delle altre e che i modi di dire in uso nella sua zona siano gli originali esportati poi altrove. Per evitare questo occorre chiarire che i detti qui di seguito sono comuni nel dialetto marradese corrente ma non si sa se sono stati inventati in questa zona e non sono più arguti di quelli in uso in altre realtà dialettali. Leggiamo:
E cȃn ed du padrǒn os morè ed fȃm
Una punta di arguzia per significare che le cose a metà spesso sono trascurate da entrambi i proprietari.
Non è il caso di questo cane bello grasso.
Do con pasa e chéld όn pasa gnȃnc e frèdd
Palazό: i dà la roba e pù i l’arvό
E’ uno sfottò verso “quelli del paese accanto”, una situazione tipica delle realtà paesane di un tempo e a volte anche di quelle odierne. Si dice a chi vuole le cose indietro, che sia di Palazzuolo o no.
A Palazό a quèll cό calì un dò i tayè la mȃn
Significa “A Palazzuolo a quello che calò un due gli tagliarono la mano”. Si dice di una cosa da non fare mai più. Il “due” a Scopa, il noto gioco a carte, amplia di molto le possibilità di presa per l’avversario e si deve calare solo se si è costretti.
O m'ha badzé ǒn ed Palazό
Mi ha battezzato, badzè, (= fregato) uno di Palazzuolo, sò come vanno queste cose, ci sono già passato.
O ya dé l’emsùra
Si dice di uno che dà le misure di una cosa sua ad un altro per burla, perché se la faccia anche lui. Gigi di Monte Romano mandò al nonno del veterinario Francesco Catani le misure in lungo e in largo di un cappelletto, per dire che a casa sua lui mangiava bene. Il dott.Giovanni Catani era un ricco proprietario terriero di Lutirano, in risposta gli mandò le misure di una banconota di grosso taglio, da 1000 lire.
L’at onn' è bèl
Indica il manifestarsi di un fatto del quale non si vede il compimento ma solo l’inizio poco rassicurante.
... La tira la Corȇna encù!
Significa “spira la Corìna oggi!”. E’un vento locale caldo e umidiccio, che mette di malumore. Si dice riferito a una persona maldisposta e intrattabile.
O s’è arfàt ed nòt
Detto di una guarigione provvisoria, è derivato dalla convinzione popolare che un miglioramento meteo notturno sia effimero.
L’è l'aqua ed luy clà fà maturé i marǒn.
La pratica agraria dice che se non piove d’estate i marroni non maturano. Si usa per dire che in un certo evento mancano le premesse per una favorevole conclusione.
L’ha dbù l’aqua di alòcc
Si dice che l’acquedotto degli Allocchi dà un’ acqua buona e il forestiero che l’ha bevuta tornerà.
En tla caléda tόtt i zòcc i rulla
In discesa tutti i ceppi rotolano. Per dire che se non ci sono problemi tutte le cose vanno da sole.
Tu sì piò endrì dla martinécca
La martinicca era un freno a ceppo dietro al barroccio.
L’è lǒng còm una mèssa cantéda
La messa cantata ha un rituale che dura molto.
Onn’ emporta arvolté la pieda s' lè bruséda.
Ossia è inutile insistere su qualcosa che è ormai andata male.
O va cǒm una pàla da sciòp
Va forte come una palla da schioppo. Detto di uno veloce, rapidissimo nelle sue cose.
L’è sudge cǒm e bastǒn de poléi
Il bastone del pollaio serviva per ammucchiare la cacca delle galline.
O t'ha merlé
Ti ha merlato, fregato. Il merlo è un uccello vispo e svelto.
E sas tiré e la paròla déda innartùrna endrì
O magnarèbb e fug
Detto di una persona che sa fare cose che sembrano impossibili. Questi qui accanto sono “i mangiatori di fuoco” alla festa per E lǒm a Mérz del 28 febbraio 2014, a Popolano.
On sa fè niȃnc a pianté i ciud
E’ una stizzita critica per una ragazza che si atteggia perché è accorta di essere desiderata.
L’hai gì la lévre a e rosp: “t’andarì ȃnch fόrt ma la faza t'un lì”
Disse la lepre al rospo: andrai anche forte ma la faccia non ce l’hai. Riferito ad una persona che si vanta in modo poco credibile di qualcosa.
Perchè l'amicizia l'as mantȇnga o tòcca chè ǒna sportȇna la vega e ǒna la vȇnga
Nella parte alta del Comune di Marradi comincia la parlata mugellana, ricchissima di detti, motti, lazzi e frizzi. Da noi ce ne sono pochi:
Qui si imbotta per lo zipolo
Ossia si riempie la botte attraverso lo zipolo. Per dire che si fanno le cose a rovescio. Lo zipolo è il rubinetto che serve per spillare il vino.
Per i bìscher oggnè e Paradìs
I Bischeri erano una famiglia fiorentina che aveva una casa dove ora c'è il duomo. Al tempo della costruzione della chiesa il Comune di Firenze acquistò gli edifici circostanti per demolirli ma i Bischeri rialzavano di continuo il prezzo finché un giorno per motivi che non si sanno, la loro casa prese fuoco e non incassarono niente.
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