Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

sabato 28 giugno 2014

Il Convento delle Domenicane


La petizione a salvaguardia 
del giardino del convento 
delle Domenicane di Marradi
ricerca di Luisa Calderoni





Nel 1866 il Governo dell' Italia appena unificata, presieduto da Bettino Ricasoli, approvò la legge di confisca dei beni ecclesiastici.
Un' enorme quantità di beni della Chiesa, conventi, monasteri, poderi, edifici, mobili e arredi accumulati in secoli di donazioni passarono seduta stante al nuovo Stato italiano senza alcun indennizzo. Anche il convento delle Domenicane di Marradi fu espropriato e passò prima al Demanio e poi al Comune.


 




Verbale del passaggio del Convento
dal Demanio al Comune, nel 1888


Dal 1888 al 1898 l'edificio del convento fu di proprietà comunale e le suore ne abitavano una parte solo come usufruttuarie. L'Amministrazione comunale, nel 1894, mise all'asta il giardino del convento e successe che ...

I marradesi, guidati dal signor Cesare Torriani, nel 1894 fecero una raccolta di firme per salvaguardare il giardino del convento delle Domenicane che rischiava di essere venduto dal Comune di Marradi a beneficio della comunità. Quella che segue è la trascrizione della petizione seguita da un lungo elenco di firme.







A destra: la delibera del Consiglio comunale del 7 luglio 1894 per la vendita del giardino. Fu questo atto che provocò la lettera qui sotto.







“ Ill.mi Signori Consiglieri del Comune di Marradi

E’ a notizia di noi sottoscritti, o Onorevoli Consiglieri, che nella deliberazione del giorno 7 del corrente mese, vi siete al tutto determinati di togliere alle benemerite Religiose Domenicane il campo o resedio annesso al loro convento, ( lasciandone alle medesime soli 5 metri) coll’intendimento di costruire in quel lembo di terra un mercato.




Questa vostra deliberazione è al sommo disapprovata non solo da noi sottoscritti del paese, ma ancora da tutto il Comune. Imperciocchè essa tende a distruggere un Corpo morale, che, ( e Voi non lo potete negare) è benemerito di tutto il Comune e massime del nodtro paese. Ed in vero quel campo è, per così dire, la vita di quelle religiose e in ispecie delle insegnanti e delle
giovani studenti, poiché in quello nelle ore di sollievo respirano un po’ d’aria pura e si prendono un onesto sollazzo per ristorare le forze del corpo. Ma quando Voi, o Onorevoli Consiglieri, avete inalzato un muro alla distanza di 5 metri dalle loro celle non solo avete loro tolto un luogo di onesto diporto, ma altresì ( cosa incredibile a dirsi) avete tolta la luce e l’aria alle celle delle medesime. Questi elementi necessari alla vita si negano forse ad alcuna delle nostre famiglie? No certamente. Eppure Voi, onorevoli Consiglieri, volete colla vostra Deliberazione negare questi elementi necessarisssimi alla più numerosa delle famiglie, degna per tutti i conti di ogni rispetto. Da ciò non è egli chiaro che Voi distruggerete a poco a poco una gloria di questo paese, un luogo di sana educazione, che gli intelligenti nostri avi si edificarono con tanta cura?


Inoltre colla vostra Deliberazione ci togliete ogni speranza di collocare un giorno dentro quel recinto qualcheduna delle nostre figliuole per esservi educate. Imperciocchè tolti che siano a questo Istituto gli elementi più necessari alla vita, come verremmo a capo dei nostri desideri, se per vostra colpa esso addiviene meno salubre?



Ma supposto anche che fosse egualmente salubre, sarebbe nulladimeno turbata del tutto la pace di questo Convento e tornerebbe infruttuosa l’educazione, se Voi costruiste fin sotto quell’abitazione un mercato, da cui del continuo le bestemmie, il turpiloquio, le liti ed altre parole immorali andrebbero a ferire le pudiche orecchie delle giovani. Dal che Voi ben dovete comprendere nella vostra saviezza di quanto danno tornino quelle immoralità alle Religiose, e specialmente alle giovani, che con esse convivono per apprendere quella civile e religiosa educazione necessaria alle giovani che un giornodovranno reggere e governare la famiglia.






Voi ci direte che il resedio per le religiose e il giardino, in cui possono respirare aria pura e andare a diporto lungi dalle occasioni di udire parole immorali. Ma vi rispondiamo che questo pure difetta assai d’aria, poiché, come voi ben sapete, è circondato d’ogni intorno dalle abitazioni.



E poi diteci a che pro volete voi fare un nuovo mercato mentre ora il commercio non ha più quell’abbondanza e quella floridezza dei tempi andati? Per la qual cosa sì pel vivo desiderio che noi abbiamo che resti in piedi questo Monastero fondato dalla pietà dei nostri avi, sì per dare attestato di gratitudine alle nostre ottime maestre, vi presentiamo questa riverente istanza pregandovi col maggior calore che tutti promettiate a queste Religiose il libero possesso del campo annesso al loro convento: Vi ricorda finalmente, Onorevoli Consiglieri, che voi non siete i rappresentanti di un partito, ma sibbene della maggioranza di un intero Comune: che siete gli interpreti dei nostri voti: questo fu il mandato che vi affidammo. Dunque a seconda dei nostri voti diportatevi in questo affare."

Marradi il dì Luglio 1894
Cesare Torriani 





 Come si legge nei fogli qui sopra questa petizione venne firmata da moltissimi marradesi e allora l'Amministrazione sospese la vendita.



lunedì 23 giugno 2014

Il Cinema Borsi

nei ricordi di Domenico Rossi 



Nella prima metà degli anni '50 la Curia di Modigliana, l' Arciprete Mons. Giuseppe Rossi e il fratello Dino iniziarono i lavori di costruzione del Cinema - Teatro " Giosuè Borsi".
Giosuè Borsi, livornese, fu scrittore, giornalista, poeta, attore, dicitore e soprattutto profondamente credente, morì il 10 novembre 1915 da sottotenente alla testa del suo plotone nella Grande Guerra. 

Per la costruzione del cinema era necessario eliminare una piccola Cappella, e ciò provocò non pochi malumori  in alcuni marradesi. Il funzionamento del Cinema Borsi, iniziò nei primi anni il sabato sera e la domenica pomeriggio e sera. Volendo si potevano prenotare i posti durante la settimana, al negozio "Caccia e pesca" allora di Dino Rossi.

Il riscaldamento era con due stufe a legna posizionate ai lati della platea  che venivano ricaricate anche durante la proiezione del film.

Poi si aggiunse il giovedì sera con una pellicola diversa. Dopo alcuni anni, con l' avvento della trasmissione televisiva "Lascia o raddoppia" di Mike Buongiorno, per ovviare alla scarsa presenza di spettatori, i gestori (Dino Rossi e Lina Farolfi) pensarono bene di installare un televisore in platea, rimandando a dopo la trasmissione, la visione dei film.
Successivamente fu inserita un' altra proiezione il martedì sera con pellicola diversa e la domenica pomeriggio con un film per i ragazzi.


... pensarono bene di installare
un televisore in platea ...






Le "pizze" contenenti le pellicole, divise in quattro o cinque scatole di ferro, venivano ritirate e riportate a Firenze in Via Fiume, tutti i martedì e venerdì. La programmazione veniva fatta da Dino Rossi mese per mese. Nella gabina cinematografica si sono succeduti diversi operatori marradesi, qui ricordiamo Biffi, Naldoni, e Gherardelli. Alla "cassa" era stabilmente Lina Farolfi con una Signora di nome Caterina. Al servizio bar e "maschera" si alternava la Sig.ra Giulia Naldoni.

  


I film ambientati nell'antica 
Roma erano di moda 
nei primi anni Sessanta



Naturalmente in quegli anni le macchine cinematografiche ogni tanto rompevano la pellicola, e gli spettatori se la prendevano a voce alta con gli operatori di turno: così, saliva in alto un coro di:  "Biffi!, "Biffi"!








Alla fine degli anni '70 un incendio causò svariati danni, tali da dover cambiare tutte le poltrone ed il rifacimento completo del solaio.
Con l' arrivo dell' Arciprete Don Ulderigo Nuvoli, la gestione e conduzione dell' intero Cinema passarono ad altri per pochi anni, diventando poi,  come è ancora oggi,  Sala Parrocchiale.
Il cinema "Borsi" funzionò sino alla fine degli anni '70, esattamente fino al 30 giugno 1977.
   



Le commedie musicali furono un altro
filone cinematografico di successo
negli anni Sessanta





 


Agli inizi degli anni Settanta 
vennero di moda i cosiddetti 
"western all'italiana"
girati a Cinecittà, cioè a Roma.



Relativamente al Teatro degli Animosi, si ricorda che, nell’anno 1954, il teatro era gestito dal Club Sportivo Culturale Marradese per conto dell' ENAL (Ente Nazionale Assistenza Lavoratori). Limitandosi il CSCM ad organizzare feste, commedie e veglioni, per un utilizzo completo della struttura si affidò a Dino Rossi, dietro pagamento di un affitto, la conduzione del Cinema e la sua programmazione.
Marradi per diversi anni ebbe così il cinema sia al "G. Borsi" che agli "Animosi", compreso il lunedì pomeriggio, giorno di mercato.

  

L' Animosi alla fine degli anni '60 era talmente malridotto che le porte dei palchetti, in corso di deterioramento, lanciavano a tratti "spifferi" e "botte" tanto che, nel corso della visione del "Il pozzo ed il pendolo" tratto dal testo di E. A. Poe, fra le paure che suscitava il film, il rumore della pioggia scrosciante fuori ed il vento che faceva sbattere le porte dei palchi improvvisamente, i pochi spettatori sparsi per comodità nell' intera platea, alla fine del film si trovarono impauriti uno vicino all' altro!

Di contro ed in positivo, molto positivo per gli innamorati e fidanzati, era ritrovarsi chiusi a chiave a guardare (!?) il film nel palchetto.
Al riscaldamento del teatro si provvedeva con una grande caldaia a legna.
Alla "Cassa" si alternava tutta la famiglia di Dino Rossi ed in gabina ruotavano gli operatori del G. Borsi.
La gestione Dino Rossi terminò con la chiusura del Teatro che, dopo essere stato acquisito dal Comune di Marradi fu ampiamente restaurato a partire dal 1968.


... i pochi spettatori alla fine del film si trovarono
 impauriti uno vicino all'altro!








mercoledì 18 giugno 2014

Le elezioni amministrative del 1914




       Si rinnova il Consiglio 
Comunale
ricerca di Claudio Mercatali




Nel giugno 1914 si tennero le elezioni amministrative generali. A Marradi finiva il mandato dell'ing. Vincenzo Mughini, che aveva amministrato nei quattro anni precedenti. Si ripresentò come candidato consigliere in una lista di liberali e soprattutto cattolici, capeggiata dall' avvocato Giuseppe Baldesi, che aveva fatto il sindaco prima di Mughini, con scarsi risultati. Il Prefetto Cioia comunicò il giorno delle elezioni al sindaco di Marradi con questa lettera:


Prefettura della Provincia di Firenze
divisione 2
Firenze, 26 maggio 1914

OGGETTO: Elezioni generali amministrative

All'Ill.mo sig. Sindaco di Marradi

Con decreto 20 maggio corrente ho stabilito per il giorno 14 giugno le elezioni generali amministrative in codesto mandamento. Prego la S.V. di voler provvedere per gli ulteriori adempimenti avvertendo che il manifesto di cui all'art.60 della Legge Provinciale e Comunale dovrà essere pubblicato non più tardi del giorno 29 corrente.

attendo assicurazioni
Il Prefetto Cioia


Le liste concorrenti erano due, una di cattolici e una laica e socialista, che si contendevano i trenta seggi del Consiglio Comunale. Gli elettori erano 2600, solo maschi perché le donne non avevano diritto al voto. Marradi contava allora circa 10.000 abitanti.





Le liste dei candidati


Lista dei cattolici 
(30 candidati)

Baldesi Giuseppe, Bandini Attilio, Bernabei Romano, Fabroni Leonardo, Ceroni Francesco, Bandini Luigi, Ghetti Antonio, Bernabei Pio, Luti Lorenzo, Mughini Vincenzo, Fabbri Luca, Casoni Fortunato, Caiani Giovanni, Pieri Carlo, Gonnelli Lodovico, Ulivieri Vincenzo, Monti Pietro, Montefiori Giuseppe, Zacchini Filippo, Matulli Alessandro, Neri Amedeo, Catani Beniamino, Cavina Pratesi Antonio, Bandini Giuseppe, Catani Arturo, Tramonti Vincenzo, Pierantoni Pietro, Ciottoli Dino, Tricca Iseo, Barbieri Domenico.

Lista laica e socialista (17 candidati)

Mercatali Palmerino, Maestrini Luigi, Vanni Attilio, Bandini Alfredo, Ranieri Guglielmo, Consolini Federico, Bandini Odoardo, Ciottoli Vito, Fabroni Gastone, Nati Ettore, Torriani Giuseppe, Mercatali Vincenzo, Mercatali Sabatino, Bombardini Federico, Ravagli Ottavio, Bellini Primo, Consolini Achille.

Vinse la lista dei cattolici, nella quale c'erano 5 ex sindaci (Baldesi, Bandini A, Ghetti, Mughini, Luti) ma per dissapori personali i consiglieri non riuscirono a eleggere il sindaco e il comune fu commissariato, di tre mesi in tre mesi, per un anno. Nel maggio 1915 fu eletto sindaco Palmerino Mercatali, il capolista concorrente.

Dino Campana andò a votare? Dal registro delle presenze al voto risultano assenti lui e suo fratello Manlio, mentre votarono il padre Giovanni e lo zio Torquato.




Dov'era Dino nel giugno 1914? Di certo a Marradi, perché il 7 giugno aveva firmato il contratto per la stampa dei Canti Orfici e seguiva il lavoro tipografico del suo libro, in continua lite con il tipografo Bruno Ravagli.


Sulla destra, l'insegna della tipografia 
F.Ravagli, in via Fabroni, che stampò
i Canti Orfici nell'estate 1914
  



Fonte: Documenti dell'Archivio storico del Comune di Marradi,
trovati dall'archivista Mario Catani.