Lanfranco Raparo, Marradi

Lanfranco Raparo, Marradi

domenica 21 luglio 2019

Alla ricerca della stazione spaziale ISS

Osserviamo il maggiore
satellite in orbita
ricerca di Claudio Mercatali
 

In orbita attorno alla Terra ci sono centinaia di satelliti artificiali, lanciati lassù per i più svariati motivi: telecomunicazioni, meteorologia, fotografia e scopi scientifici. C’è anche un numero imprecisato di satelliti militari, soprattutto americani e russi. Sono quasi tutti di piccole dimensioni, con diametri di un metro o poco più se si considerano anche i loro pannelli solari, che sono distesi attorno al corpo del satellite propriamente detto.

Come tutti i meccanismi hanno un certo numero di ore di funzionamento dopo di che si guastano, vengono abbandonati e sostituiti con un apparecchio nuovo. Così, senza guida, girano attorno alla Terra per un tempo imprecisato, anche per anni e poi vanno fuori orbita e in genere ricadono. Gli esperti ci rassicurano e spiegano che non arrivano quasi mai al suolo ma si incendiano per attrito quando entrano nell’atmosfera e lasciano una scia tipo stella cadente.
In orbita c’è anche una quantità di altre cose: pezzi di missile, serbatoi vuoti di razzi a più stadi, rottami di satelliti militari distrutti dai nemici negli anni della Guerra Fredda (ma alla zitta anche oggi). Molti di questi oggetti sono visibili come puntini bianchi, non intermittenti, perché il loro rivestimento riflette bene la luce del Sole e li fa brillare. Non è una osservazione difficile, però richiede una certa pazienza: bisogna stare a naso in su, in una notte con poca luna, finché non si vede un puntino che si muove in linea retta …

 
 
 
 
 
 
Adesso ci interessa il satellite artificiale più importante, che è la Stazione Spaziale Internazionale ISS (International Space Station), nata dalla collaborazione fra cinque agenzie spaziali, la canadese (CSA), l'europea (ESA), la giapponese (JAXA - già NASDA), l'agenzia russa (RKA) e quella statunitense (NASA).

Venne messa in orbita un pezzo alla volta, a partire da 1998 ed è sempre abitata da un equipaggio di astronauti, che si danno il cambio. Grande come un campo da calcio la ISS ha quasi sempre una visibilità simile a quella di un pianeta o di una stella molto luminosa. Gira a 27.600 Km/h, velocità normale lassù e compie 15 – 16 orbite al giorno, il che significa che passa circa ogni 90 minuti.

 
Eccoci al punto che interessa: come si fa ad osservare la ISS? L’orbita varia ad ogni giro e non è circolare ma sinusoidale, come si vede qui accanto. Quindi non si può scrutare una precisa parte del cielo ma occorre un tabulato con gli orari e le coordinate, come questo qui sopra. Poi non rimane che puntare la sveglia …
 
 
 
 
 
Nel caso più fortunato si vede la ISS passare e scemare di luminosità prima di arrivare ai monti di fronte: questo avviene perché in quell’orbita il satellite incontra il cono d’ombra della Terra e il Sole non la illumina più. Il cielo di Marradi si presta bene per osservare la ISS: se il tabulato con gli orari riporta una direzione SE o SW vi serve il cielo libero verso sud e quindi dovete uscire dal paese dalla parte di Faenza: la zona di Casa Carloni va già bene. Se invece c’è l’indicazione NE o NW potete salire alla Colombaia. Serve un’orbita con un’altezza di almeno 20° sull’orizzonte, sennò il profilo dei monti copre il passaggio.

Il 22 luglio potrebbe essere una notte ottima: c'è un passaggio alle 21.25 con un margine di errore di qualche minuto, l 'altezza al culmine è di 49°  nel cielo a NNW e una luminosità di - 2.7 che è quella di un pianeta ben visibile.


In Italia le notizie che riguardano lo Spazio hanno uno scarso rilievo, anche quando siamo direttamente coinvolti. Quasi nessuno sa che sull’ ISS hanno soggiornato anche cinque astronauti italiani: Umberto Guidoni, Paolo Nespoli, Roberto Vittori, Luca Parmitano e nel 2014 Samantha Cristoforetti , che si vede qui accanto. Il 20 luglio scorso, per ricordare il cinquantesimo anno dalla Conquista della luna è partito dal cosmodromo russo di Baikonur l'ennesimo equipaggio, del quale fa parte di nuovo Luca Parmitano.

Per altre informazioni:
1) Digita su internet “Come osservare la Stazione Spaziale”.
2) sito: www Denebofficial.com

mercoledì 17 luglio 2019

Il reduce della battaglia di Adua

20 luglio 1897   Torna a Palazzuolo
dalla prigionia il soldato
Damiano Barzagli
ricerca di Claudio Mercatali

Il negus Menelik

Nel marzo 1896 l'Italia fu sconfitta ad Adua dagli etiopi del negus Menelik. Fu la conclusione di una sconsiderata guerra coloniale, condotta fuori tempo e fuori luogo. Morirono circa 7000 italiani e 2000 furono fatti prigionieri dal capo etiope Ras Makonnen, che li liberò un po' alla volta nei mesi successivi.

Damiano Barzagli di Palazzuolo alla metà di luglio del 1897 tornò a casa. Era stato soldato nella brigata Da Bormida, una delle unità dell' Esercito Italiano sterminate nell' infausta giornata. I compaesani, felici del suo ritorno e curiosi di sapere della "guerra d'Affrica" gli chiesero di raccontare com'era andata ....
 

 
 
Ras Makonnen (al centro) con i suoi
 
Al concerto della banda fu messo al posto d'onore e la serata riuscì allegra. Il corrispondente del Messaggero del Mugello si lascia andare un po' e scrive:
 
 " ... non è una milizia la vita dell'uomo sulla Terra specialmente nell' era presente? Allora il cuore si apre e l'energia dell'animo arriva a manifestarsi ...".




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Tutto bene? Si, però ad un certo punto arrivò una lettera dal Comando d'Africa indirizzata alla famiglia, in cui c'era scritto che ... leggiamo:








 

mercoledì 10 luglio 2019

1576 Come evitare il contagio della peste

Dieci consigli
del monaco Silvano Razzi 
Ricerca di Claudio Mercatali


In questo studio il monaco Silvano Razzi, marradese, che fu abate di Camaldoli, si occupa di prevenzione della peste. Com' era d’uso ai suoi tempi Silvano Razzi dedica lo studio a una persona importante, che in questo caso è il suo superiore:

Al Reverendissimo padre don Piero Bagnacavallo,
Generale dell’Ordine di Camaldoli
da parte del suo devotissimo Silvano Razzi, monaco

Avendo io à questi giorni letto molti libri, che in questi, et altri tempi sono stati fatti da huomini eccellenti, d’intorno al modo di preservarsi dalla peste, e venendo, di curarla, nel venire ultimamente in considerazione che quasi la maggior parte de gl’ huomini amano meglio di sapere come preservarsi col reggimento della vita: e con alcuni rimedii di fuori, e alcune diligenze più facili tenere per quanto si può, da sé lontano il male: che di pensare al modo di curarlo quando venga: come quelli che ò che ci penseranno allora, ò si rimetteranno a chi havrà di essi cura e massimamente in Dio.  
Ho cavato da gli scritti di dotti Medici, e ho messo insieme tutto, che appartiene al modo di vivere, e governarsi né tempi di peste. Et appresso ancora alcuni facili rimedii, i quali da quasi fare si possono agevolmente et usare. Il che come fatto mi sia venuto, e di quanto giovamento vi possa essere in ogni tempo, potrà vedere vostra P. Reverendissima. Alla quale indirizzo questa piccola, non dico né opera né componimento (essendoci poco di mio) ma fatica, e diligenza di havere cavato dai detti Autori tutto, che ho giudicato à proposito di questa mia intenzione, e postolo insieme. Aggiungendovi alcuni avvertimenti, secondo che mi ha ispirato Dio benedetto. E con questo, senza più oltre dirle, humilmente mi raccomando nella sua grazia, e con ogni riverenza le bacio le mani, che nostro Signore Dio la confermi felicissima.

Di Firenze, il dì di Sant’Ambrosio, 1576

Il coltissimo Silvano già nella premessa ci fa sapere che la peste è un castigo di Dio, come è detto nel Primo e Secondo Libro dei Paralipòmeni. Ma che cosa sono questi libri? Ho dovuto chiedere a un prete, perché non sono chiari nemmeno i siti internet e ho avuto questa risposta: si tratta di due libri aggiuntivi della Bibbia dove si narrano le cose tralasciate nel testo principale, due appendici interessanti ma secondarie che oggi non sono oggetto di dogma.
 





Però Silvano Razzi ragiona come un frate del Cinquecento ed è di diverso avviso. Secondo lui questa malattia è un castigo di Dio per i nostri eccessivi peccati e quindi in sostanza deve essere accettato e le cose da considerare sono due:
… L’una che la peste sia un male che lo manda Dio benedetto, come, dove, quando e per quanto gli piace …
… L’altra è che è possibile, con la sua grazia, che le province le quali infino ad hora non sono infette per questa volta, ne rimangano libere …




Secondo Razzi Dio non si offende se gli uomini mettono in atto tanti accorgimenti per evitare il contagio, specialmente se fanno opera caritatevole per curare gli appestati:
 … così credo io sarebbe no piccolo errore se uno, ancor che per altro avveduto pastore, e santo, il quale andasse, verbigrazia, à visitare infermi né tempi di peste, senza essersi prima armato contra si fatta contagione …
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In caso di epidemia bisogna stare attenti a mangiare il pesce, specialmente quello che non vive nell'acqua corrente.